Preavviso ed indennità di fine rapporto

3 Luglio 2012 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Preavviso ed indennità di fine rapporto”

di Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione

Due interessanti pronunce della Corte di Giustizia CEE e della Corte di Cassazione, tra loro connesse, confermano le ragioni degli Agenti in tema di preavviso e d’indennità di cessazione rapporto.
La Sentenza dei Giudici di Bruxelles (nel caso Volvo Car Germany GmbH/ Autohof Weidensdorf GmbH) ha escluso – come, di fatto, aveva proposto il Giudice nazionale rimettente – che il preponente possa far valere, ai fini del’esclusione del diritto dell’indennità, un inadempimento dell’agente verificatosi nel periodo intercorrente tra la comunicazione del recesso e di inizio del periodo di preavviso e la conclusione del periodo di detto preavviso.
In altre parole, i Giudici comunitari hanno affermato che non può essere invocata una “giusta causa” di recesso dopo che una delle parti sia receduta dal contratto.
Ciò che è rilevante sul piano giuridico di detta pronuncia è la stretta correlazione esistente nella direttiva comunitaria tra recesso in tronco per un’inadempienza dell’agente e perdita dell’indennità di fine rapporto.
Tale principio non solo è stato fatto proprio dai Giudici della Corte di Cassazione ma è stato ulteriormente integrato con la conferma dell’importante orientamento secondo cui, il mancato raggiungimento del budget minimo di vendita – collegato ad una clausola risolutiva espressa contenuta in un contratto individuale, non è – di per sé – idoneo ad escludere il diritto dell’agente a percepire l’indennità sostitutiva del preavviso e quella di cessazione del rapporto.
Ciò significa che ogni qual volta la mandante recede per il mancato rispetto degli obiettivi di vendita occorre indagare se il risultato raggiunto sia il frutto dell’inadempimento dell’agente all’obbligo principale di promuovere, in via continuativa, la conclusione di contratti di vendita o se, invece, il risultato commerciale raggiunto sia riconducibile a fattori esterni ed estranei che non costituiscano inadempimento contrattuale dell’agente.
La Corte di Cassazione, nell’affermare tali principi è andata anche oltre avendo esplicitamente stabilito che:
il recesso senza preavviso dell’impresa preponente è consentito solo nel caso in cui intervenga una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto analogamente a quanto avviene nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato mediante applicazione (nel primo caso in via analogica e nel secondo diretta) della cd. “giusta causa” di cui all’art. 2119 del codice civile.
In caso ricorso da parte dell’impresa preponente ad una clausola risolutiva espressa, il Giudice deve verificare anche che sussista un inadempimento (agli obblighi di diligente collaborazione) dell’agente così grave da impedire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto. Tale non può essere in automatico – salvo che, nel concreto atteggiarsi del rapporto, non s’evidenzi il totale disinteresse dell’agente o l’abbandono di fatto della zona – il mancato raggiungimento di un obiettivo minimo di produzione prefissato. L’eventuale grave violazione deve risultare da una valutazione complessiva dell’attività resa dall’agente.
Le norme in tema di preavviso devono essere integrate con il riferimento ad una nozione di giusta causa che assume un’efficacia non derogabile dalle parti del contratto individuale; la contraria conclusione attribuirebbe alle parti la facoltà di incidere sul quel quadro normativo minimo (nel quale v’è senz’altro anche il riconoscimento di un periodo di preavviso minimo in caso di recesso) che il Legislatore ha voluto delineare in favore della parte contrattualmente più debole.
La conferma di quanto innanzi un’eventuale clausola risolutiva espressa può comportare la cessazione del rapporto di agenzia solo per il futuro.

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