Norme antiriciclaggio, limitazioni all'uso del contante

30 Marzo 2012 Posted by Articoli, L'angolo del commercialista 1 thought on “Norme antiriciclaggio, limitazioni all'uso del contante”

di Mario Marsico*

Dal 2007 è stata introdotta, con il decreto legislativo del 21/11/2007 n. 231, una disposizione che limita l’uso del contante e dei titoli al portatore nell’ambito delle norme antiriciclaggio e della prevenzione antiterroristica. La soglia sulle limitazioni è stata poi modificata, verso il basso, nel corso degli anni. Vediamo nel dettaglio le ultime novità.
Con il decreto legge 201/211 nell’ambito delle norme antievasione, la cosiddetta “manovra salva – Italia”, è stata avviata una nuova stretta sull’uso del contante, degli assegni e dei libretti di deposito al portatore. Con l’art. 12 di tale decreto, infatti, dal 6 dicembre 2011 è fissato a euro 1.000 l’importo a partire dal quale il contante e gli strumenti assimilati non possono essere usati nei pagamenti. Oltre tale soglia per tutti i pagamenti deve essere consentita la “tracciabilità”, ovvero deve rimanere il “segno” o l’”impronta” nei conti ufficiali.
L’operazione relativa alla somma da trasferire deve essere eseguita tramite banche, Poste Italiane, o istituti di moneta elettronica quali bonifico, bancomat, carte di credito. Il divieto si applica quando il trasferimento di moneta è effettuato tra soggetti diversi. Si può dunque continuare a prelevare in contanti dai propri conti bancari o postali per importi superiori al limite in questione.
Per i contravventori sono previste sanzioni fino al 40% dell’importo trasferito oltre soglia con un minimo di euro 3mila, sanzione che è a carico sia della parte che trasferisce irregolarmente il denaro sia di chi lo riceve. Il divieto in questione scatta già dal pagamento relativo a euro 1.000, per cui l’uso del contante e suoi assimilati è consentito per i pagamenti fino a euro 999,99.
Si ritiene opportuno fornire sulla questione alcuni chiarimenti operativi riguardanti specifiche problematiche, tenuto conto anche delle istruzioni fornite dall’Amministrazione Finanziaria.
1.Frazionamento dei pagamenti
Il divieto all’uso del contante si applica anche nel caso di un’operazione “unitaria sotto il profilo economico”, il cui pagamento sia però effettuato in maniera frazionata con tranche inferiori, pari o superiore al limite stabilito. In questo caso è vietato effettuare più operazioni, singolarmente inferiori ai predetti limiti, anche se effettuate in momenti diversi nell’arco di sette giorni.
Sono consentiti, infatti, più trasferimenti in contanti, singolarmente d’importo inferiore a 1.000,00 euro, ma complessivamente di ammontare superiore a tale limite, quando riguardano “distinte” e “autonome” operazioni. E’ il caso di un bene pagato a rate secondo un contratto, ad esempio a 30, 60, 90 giorni.
Allo stesso modo è consentito il frazionamento, qualora frutto di consolidata prassi amministrativa, come avviene per i contratti di somministrazione o nei contratti di locazione. Nel primo caso vengono pattuiti, a fronte della prestazione, una serie di pagamenti a scadenze “prefissate”, sempre contrattualmente. Per i contratti di locazione, invece, l’importo annualmente previsto può essere corrisposto per contanti con cadenze periodiche mensili quando i singoli importi non superino il tetto di euro 1.000.
Sono ritenute operazioni distinte singoli acquisti di merce nell’arco di una giornata o di un ristretto arco temporale.
Inoltre è consentito il pagamento di una prestazione professionale anche se l’importo supera il “tetto”, solo nel caso in cui venga effettuato un frazionamento previsto da un contratto, ad esempio di 3mila euro frazionati in circa 750 euro mensili. Non viola la norma, dunque, un dentista che pattuisca acconti periodici di importo fino a 999,99, se le relative fatture di acconto e quella a saldo (con l’indicazione dell’importo complessivo pattuito dedotti gli acconti) facciano riferimento al concordato rateizzo.
Non è, invece, consentito il pagamento frazionato in contanti di una fattura per fornitura di beni e/o servizi d’importo superiore alla soglia per la tracciabilità che non risponda a un accordo contrattuale. Il pagamento, ad esempio, di un compenso provigionale di importo unitario pari o superiore ai 1.000,00 euro, non può essere artificiosamente frazionato per dissimulare il trasferimento di somme in contanti oltre la soglia. Occorre sempre, per non incorrere nella sanzione, la dimostrazione che il frazionamento risponda a un preventivo accordo formalizzato tra le parti. Qualora invece l’Amministrazione Finanziaria li ritenga relativi a una singola operazione “unitaria”, e quindi individui la volontà di superare artificiosamente, con il frazionamento “di fatto”, la “tracciabilità” dell’operazione e il vincolo normativo, potrebbero essere sanzionati.
2. Pagamento retribuzioni e rimborsi spese
Per quanto riguarda il pagamento delle competenze ai dipendenti privati, allorquando si tratti di fogli paga il cui netto è pari o superi gli euro 1.000, i datori di lavoro devono provvedere al pagamento del relativo importo tramite bonifico ovvero assegno circolare o di c/c bancario o postale, che deve sempre recare l’indicazione del beneficiario e la clausola di non trasferibilità (gli assegni all’ordine del traente possono essere girati solo per l’incasso da parte di una banca o Poste Italiane). Non è automaticamente consentito dividere il pagamento in quote in contanti singolarmente d’importo inferiore al limite di euro 999,99, in quanto il frazionamento non è connaturato al tipo di operazione.
Il frazionamento potrebbe essere valutato quale strumento per eludere l’applicazione della normativa. Il datore di lavoro in presenza di acconti, esempio con modalità settimanale o quindicinale, potrebbe superare questo rischio con un accordo preventivo con il lavoratore che disciplini le modalità di pagamento dei compensi.
E’ consentito, invece, il pagamento di un acconto in contanti di ammontare inferiore alla soglia ed il saldo della busta paga di importo uguale o superiore ai 1.000,00 euro, se questo avviene con un mezzo “tracciabile”, con bonifico o assegno non trasferibile.
Per i dipendenti pubblici l’obbligo di utilizzare per il pagamento delle retribuzioni strumenti di pagamento bancari o postali è fissato a euro 500,00.
Non vi sono problemi per i rimborsi spese corrisposti mensilmente agli amministratori a fronte di giustificativi che in un anno superano anche i 1.000,00 euro.
3. Uso congiunto di contante ed altri mezzi di pagamento tracciabili
E’ prevista la possibilità di utilizzare contante per importi superiori ai mille euro combinando strumenti di pagamento “tracciabili” per la differenza. Esempio pagamento per l’acquisto di un bene del valore di 3mila euro mediante l’uso di contante per 500 euro e di un assegno per il residuo di euro 2.500. Così come è legittimo, ad esempio, per un pagamento di euro 1.400,00, l’uso del bancomat (strumento tracciabile) fino al limite di disponibilità, ad esempio 500 euro, ed il contante per euro 900, valore inferiore alla soglia.
4. Sanzioni
L’infrazione alla norma che fissa la soglia per l’utilizzo del contante rappresenta una spia per il compimento di illeciti tributari. Alcuni soggetti quali commercialisti, revisori, consulenti del lavoro, notai, avvocati, ed altri che svolgono professionalmente attività di amministrazione contabilità e tributi, oltre a banche, Poste Italiane ed altri intermediari finanziari, sono tenuti a segnalare alle competenti autorità le operazioni di cui si conosce, si sospetta o si hanno motivi ragionevoli per sospettare, che siano state compiute o siano in corso operazioni di riciclaggio. Gli stessi soggetti incorrono in sanzioni se non segnalano al Ministero dell’Economia le violazioni commesse in relazione all’uso del contante.

*Responsabile area fiscale Lanarc — Usarci

Tags: , , ,

1 thought on “Norme antiriciclaggio, limitazioni all'uso del contante”

  1. Nicola ha detto:

    Articolo molto interessante e dettagliato. Avrei una domanda su tale frase:

    “Non vi sono problemi per i rimborsi spese corrisposti mensilmente agli amministratori a fronte di giustificativi che in un anno superano anche i 1.000,00 euro.”

    Se il rimborso spesa è trimestrale (costitutio, per esempio, dal rimborso di 10 items quali rimborso carburante) ed è effettuato in unica soluzione, tramite cassa, la cui movimentazione è superiore a 1.000 Euro, in questo caso si viola la norma antiriciclaggio?

    Grazie.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.