Agenti, cosa fare se la preponente modifica le provvigioni

12 Gennaio 2016 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Agenti, cosa fare se la preponente modifica le provvigioni”

E’ sempre più frequente nella prassi che le mandanti, nel corso del rapporto di lavoro, riducano unilateralmente l’aliquota provvigionale originariamente riconosciuta all’Agente, in relazione a singoli e/o molteplici affari.

E’ purtroppo altrettanto frequente che l’agente nulla contesti per iscritto dopo aver ricevuto gli estratti conto provvigionali dai quali è possibile evincere la misura provvigionale riconosciuta per ogni singolo affare.

Spesso accade che tale prassi venga applicata dalla preponente anche per periodi di tempo più o meno lunghi; ciò in assenza di qualsivoglia variazione provvigionale contenuta in apposito negozio modificativo scritto.

E’ ovvio che in simili casi, l’eventuale instaurazione di giudizi finalizzati ad ottenere il riconoscimento del proprio diritto al pagamento delle differenze provvigionali non percepite nel corso del rapporto di lavoro, può presentare non poche problematiche laddove si decida di attendere la cessazione del rapporto di lavoro.

Ciò in quanto, dal punto di vista giuridico, si è posta la problematica del significato da attribuire al silenzio serbato dall’agente per un periodo di tempo più o meno lungo, spesso preoccupato, nell’immediato, di evitare contestazioni che avrebbero potuto pregiudicare la sopravvivenza del proprio rapporto di lavoro.

Un simile atteggiamento ha indotto la giurisprudenza sia di legittimità che di merito ad assumere l’orientamento secondo il quale l’accettazione tacita e prolungata dell’agente, accompagnata da circostanze e situazioni tali da renderla significativa come sintomo rilevatore della comune intenzione delle parti, lascia intendere che lo stesso si sia adeguato alle diverse condizioni economiche unilateralmente riconosciute dalla mandante per tutta una serie di affari, a nulla rilevando la mancanza di una pattuizione scritta in merito alla diversa aliquota provvigionale riconosciuta di fatto all’agente (Cass. civ. n. 13379/2009; Corte d’Appello Bologna n. 1484/2014; Corte d’Appello Firenze n. 641/2014).

E ciò nonostante altro consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale “….l’inerzia o il ritardo nell’esercizio del diritto non costituiscono elemento sufficiente, di per sé, per dedurne la volontà di rinunciare del titolare…” (Cass. civ. 15.03.2004; Cass. civ. Sez. Lavoro, 21.06.2005 n. 13322).

L’accettazione del nuovo assetto contrattuale relativamente alle provvigioni, può quindi risultare da comportamenti concludenti quali la mancata contestazione degli estratti conto consegnati dalla mandante nel corso del rapporto di lavoro nonchè dalla successiva emissione dei relativi documenti fiscali per importi corrispondenti a quelli indicati dalla preponente, senza muovere contestazione alcuna in merito alla variazione dell’aliquota provvigionale.

E’ opportuno quindi non subire passivamente le conseguenze dannose di una decisione arbitraria ed unilaterale della mandante, atteso che la mera tolleranza dell’agente, allorquando sia accompagnata da comportamenti fattivi di quest’ultimo, non potrà mai giustificare l’inadempimento della prima, non essendo possibile desumere, in simili casi, acquiescenza alla violazione di un obbligo contrattuale, men che mai consenso alla sua modificazione.

 

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