Antiriciclaggio, limitazioni all’uso del contante

8 Luglio 2014 Posted by Articoli, L'angolo del commercialista 0 thoughts on “Antiriciclaggio, limitazioni all’uso del contante”

Antonio Tardio*

La norma sulla circolazione del contante desta ancora perplessità circa la sua applicazione, anzitutto tra gli agenti di commercio, alle prese con i pagamenti tra clienti e fornitori. Pertanto per fugare ogni dubbio è opportuno specificare alcuni aspetti.

 

Normativa di riferimento

Il comma 1 dell’articolo 12 del Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 (entrato in vigore il 6 dicembre) ha previsto l’abbassamento a 1.000 del limite dell’uso del contante e di titoli al portatore (assegni liberi, obbligazioni, certificati di deposito, libretti di risparmio e altri titoli che non nascono nominativi) previsti dalla legge 231/2007, testo cardine dell’antiriciclaggio.

Si inasprisce, quindi, quanto già previsto dalla manovra d’agosto (decreto 13 agosto 2011 n. 131) che aveva già ridotto l’utilizzo da 5.000 a 2.500 euro.

 

Effetti pratici

A seguito della riduzione della soglia per i trasferimenti di denaro contante, non è più possibile effettuare pagamenti tra soggetti diversi in un’unica soluzione in contante di importo pari o superiore a € 1.000. I trasferimenti eccedenti tale limite vanno eseguiti tramite intermediari abilitati (banche, Poste, ecc.).

Il divieto esiste indipendentemente dalla natura (lecita o illecita) dell’operazione alla quale il trasferimento si riferisce, al fine ultimo di dirottare le transazioni che eccedano tale limite verso gli intermediari abilitati, affinché resti archiviata ogni traccia relativa al movimento finanziario.

 

Trasferimenti a rischio:

 

  • trasferimenti di denaro senza “acquisti”. Sono riconducibili nella fattispecie i trasferimenti di denaro senza che si sia necessariamente verificato l’acquisto di un bene o di un servizio da parte del soggetto che effettua la transazione. Si consideri ad esempio:

Þ un finanziamento effettuato dai soci alla società in contanti per un importo pari o superiore a 1.000 euro;

Þ la restituzione in contanti da parte della società del medesimo finanziamento, sempre per importi pari o superiori alla predetta soglia.

 

  • Il pagamento di fatture. Esso rappresenta sicuramente una delle “circostanze” da comprendersi fra le ipotesi di infrazione: il pagamento in contanti di una fattura o di una prestazione sempreché, beninteso, la somma di denaro contante sia pari o superiore a 1.000 euro.

 

  • Trasferimento di somme tra società. Non determina alcuna violazione il trasferimento di denaro contante, senza il tramite di un istituto di credito, da un conto all’altro della medesima società. La disposizione è sufficientemente chiara su questo punto, laddove si afferma che l’infrazione viene commessa solo per i trasferimenti di denaro contante (per importi pari o superiore a 1.000 euro) effettuati tra soggetti diversi.

La predetta limitazione riguarda complessivamente il valore oggetto di trasferimento e si applica anche alle c.d. “operazioni frazionate”, ossia a quei pagamenti inferiori al limite che appaiono artificiosamente frazionati.

Chi dovesse effettuare uno dei pagamenti in più momenti successivi (per esempio: 500 euro al giorno per 3 giorni, anche non consecutivi) e la somma di questi sia riconducibile a un’unica operazione di acquisto, attuerebbe un trasferimento di denaro comunque sanzionabile in via amministrativa.

Il che non avverrebbe, deve essere precisato, se si trattasse di acquisti di oggetti diversi anche presso lo stesso commerciante oppure, a maggior ragione, in punti vendita differenti.

Al riguardo, si ricorda che la violazione è punita con una sanzione amministrativa pecuniariadall’1% al 40% dell’importo trasferito (come previsto dal co. 1 dell’art. 58), che non può essere inferiore nel minimo a euro 3.000 e, nel caso di violazioni superiori a euro 50.000, a euro 15.000 (come previsto dal nuovo co. 7-bis dell’art. 58).

 

 

Frazionamento

L’operazione “frazionata” è considerata dalla legge antiriciclaggio un comportamento fraudolento.

Il pagamento, o comunque il trasferimento di somme “frazionato”, si riferisce a un’operazione “unitaria sotto il profilo economico”, ma compiuta in momenti diversi per il solo scopo di aggirare la norma che mira all’emersione della stessa.

La legge antiriciclaggio – il decreto legislativo 231/2007 – definisce frazionata l’operazione “posta in essere attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai limiti, effettuate in momenti diversi ed in un circoscritto periodo di tempo (7 giorni), ferma restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrano elementi per ritenerla tale”.

Il divieto si applica anche ai trasferimenti a titolo gratuito. Una donazione, un lascito ereditario, un’offerta, un prestito tra amici o parenti dovranno seguire la regola del contante.

 

Sanzioni

Nel caso di trasferimento di denaro contante e titoli al portatore di importo pari o superiore a € 1.000 scatterà una sanzione che potrà oscillare tra l’1% al il 40% dell’importo trasferito e comunque non inferiore a € 3.000.

Nel caso di importi superiori a € 50.000 la sanzione applicabile è compresa tra il 5% e il 40% dell’importo trasferito, fermo restando l’importo minimo della sanzione pari a € 3.000.

In caso di violazione dell’obbligo di comunicazione al MEF è applicabile la sanzione dal 3% al 30% dell’importo dell’operazione e comunque non inferiore a € 3.000.

 

L’art. 49, D. Lgs. n. 231/2007 dispone che le banche e le Poste devono rilasciare i moduli di assegni muniti della clausola di non trasferibilità, che va apposta anche su assegni circolari e vaglia postali o cambiari.

I moduli in forma libera, ossia senza la clausola di non trasferibilità, sono rilasciati esclusivamente nei seguenti casi:

  • a seguito di una specifica richiesta scritta presentata dal soggetto interessato alla banca ovvero alle Poste;
  • pagando € 1,50 a titolo di imposta di bollo, per ciascun modulo di assegno richiesto in forma libera ovvero per ciascun assegno circolare, vaglia postale o cambiario rilasciato in forma libera (così, ad esempio, per un libretto di 10 assegni è necessario pagare € 15).

 

Con l’introduzione dei nuovi limiti, detti assegni e vaglia trasferibili potranno essere utilizzati esclusivamente per importi inferiori a € 1.000.

Al riguardo, si ricorda che la violazione è punita con una sanzione amministrativa pecuniariadall’1% al 40% dell’importo trasferito (come previsto dal co. 1 dell’art. 58), che non può essere inferiore nel minimo a euro 3.000 e, nel caso di violazioni superiori a euro 50.000, a euro 15.000 (come previsto dal nuovo co. 7-bis dell’art. 58).

 

L’utilizzo degli assegni: sanzioni

  • emissione assegni bancari e postali di importo pari o superiore a € 1.000 ovvero assegni circolari, vaglia postali o cambiari senza indicazione del nome/ragione sociale del beneficiario e/o senza clausola di non trasferibilità;
  • emissione assegni all’ordine del traente non girati direttamente per l’incasso a una banca/Poste.

IONE

Dall’1% al 40% dell’importo trasferito e comunque non inferiore a € 3.000.

Nel caso di importi superiori a € 50.000, la sanzione applicabile è compresa tra il 5% e il 40% dell’importo trasferito, fermo restando l’importo minimo della sanzione pari a € 3.000.

In caso di violazione dell’obbligo di comunicazione al MEF è applicabile la sanzione dal 3% al 30% dell’importo dell’operazione e comunque non inferiore a € 3.000.

SANZIONE

  • In caso di libretti di deposito bancari o postali al portatore il saldo non può essere pari o superiore a € 1.000;
  • Per i libretti di deposito esistenti al 6.12.2011, con un saldo pari o superiore a € 1.000, il portatore, entro il 31.12.2011 dovrà estinguere il libretto, ovvero ridurre il relativo saldo a una somma inferiore al predetto limite;
  • in caso di trasferimento, il cedente è tenuto a comunicare i dati identificativi del beneficiario, nonché la data del trasferimento alla banca o alle Poste entro 30 giorni.

 

In caso di violazione, si applicano le seguenti sanzioni:

  • Per i libretti di deposito al portatore con saldo pari o superiore a € 1.000 dal 20% al 40% del saldo e comunque non inferiore a € 3.000.
  • Nel caso di importi superiori a € 50.000 la sanzione è aumentata del 50%, pertanto la stessa sarà dal 30% al 60% del saldo.
  • Libretti di deposito al portatore esistenti al 6.12.2011 con saldo pari o superiore a € 1.000 per i quali entro il 31.12.2011 non si provvede alla riduzione del saldo ovvero all’estinzione Dal 10% al 20% del saldo con un minimo di € 3.000 (dal 15% al 30% nel caso di importi superiori a € 50.000).
  • Lo stesso avverrebbe nel caso in cui si presentasse allo sportello un soggetto con dei certificati di deposito (titoli bancari tipicamente al portatore) non accesi da lui in origine. Per poterli estinguere dovrebbe produrre idonea attestazione della loro provenienza.

È quindi opportuno evidenziare che le regole sul contanteriguardano: i “trasferimenti” che non transitano dagli intermediari abilitati, ma solo tra privati. Nessun limite è invece imposto ai prelevamenti o versamenti sui propri conti (o altrui con apposita delega) presso gli sportelli bancari o postali.

Prima dell’emanazione del D.L. 201/2011, le infrazioni circa l’uso del contante dovevano essere comunicate entro 30 giorni solamente al MEF.

Per violazioni di importo inferiore a € 250.000, le comunicazioni in esame andavano inoltrate alla competente Direzione Provinciale dei servizi vari di seguito riportate.

I trasferimenti, se riguardano titoli al portatore, generano pagamenti che non possono essere rifiutati dalle banche e dalle poste; queste avranno solo l’obbligo di comunicare l’infrazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze e all’Agenzia delle Entrate.

A maggior ragione, ciò vale per gli assegni, ma in pratica solo quelli tratti su libretti senza la clausola prestampata di non trasferibilità.

 

Per ragioni di esaustività si elencano al riguardo le risposte che il Ministero delle Finanze e la GdF hanno fornito alla stampa specializzata in merito agli argomenti trattati.

 

Pagamento stipendi a rate

È stato chiesto se il datore di lavoro può pagare in contanti uno stipendio pari ad € 1.500 in 3 rate a distanza di 10 giorni l’una dall’altra. Al fine di prevenire fattispecie di illecito, il MEF ha precisato che tale comportamento non è ammissibile, ancorché le rate siano inferiori al limite fissato dalla legge, fatta salva l’ipotesi in cui dall’accordo scritto dalle parti, se conforme alla contrattazione collettiva, nazionale e integrativa di categoria, risulti che il pagamento dello stipendio in più rate rappresenti una modalità tipica di adempimento.

 

Operazioni frazionate

Con riguardo alle operazioni frazionate, l’art. 1, comma 2, lett. m), D.Lgs. n. 231/2007 prevede un arco temporale certo (7 giorni) entro il quale un’operazione può ritenersi unica.

È stato chiesto se la predetta disposizione trovi applicazione anche per le operazioni in contanti (per il pagamento di una fattura in 5 rate è necessario, al fine di non configurare un indebito frazionamento, che

fra una rata e l’altra decorrano almeno 7 giorni).

Il MEF ha precisato che, come l’accordo espresso tra le parti non è automaticamente idoneo ad escludere l’artificiosità del frazionamento, anche l’effettuazione delle transazioni finanziarie in un periodo pari o inferiore a 7 giorni non implica l’artificiosità del frazionamento.

Ciò che rileva è l’emersione di un intento elusivo, rinvenibile dal complesso della documentazione e delle informazioni rilevanti nel caso specifico.

Spetta ai soggetti destinatari della disciplina antiriciclaggio l’onere di individuare eventuali elementi idonei a ricondurre una pluralità di operazioni a unità. Va infatti verificato (caso per caso) l’oggetto della prestazione al fine di accertare se i pagamenti plurimi rappresentano frazioni di unità, ancorché effettuati in un periodo superiore a 7 giorni, ovvero se rappresentano una pluralità di prestazioni.

 

Pagamenti totali oltre soglia per fatture sotto soglia

Nel caso di fatture dello stesso fornitore, ciascuna di importo inferiore ai 1.000,00, è possibile il pagamento in contanti, nella stessa data, considerato il fatto che complessivamente l’ammontare delle due fatture è superiore ai 1.000,00 euro?
Di fronte a più fatture si ritiene possibile il pagamento in contanti quando il singolo trasferimento, collegato alla singola fattura, è sotto la soglia di riferimento.

Oggetto di osservazione è quindi il valore dell’operazione documentato dalle singole fatture.

 

Prelevamenti/pagamenti soci/società

Sono stati chiesti chiarimenti circa la correttezza dei seguenti 3 comportamenti:

1. soci di società di persone che prelevano in contanti acconti di utili in rate mensili di importo inferiore ad € 1.000 (ad esempio, 12 rate da € 800 per complessivi € 19.200);

2. corresponsione da parte di una società di capitali di dividendi in contanti in più rate (ad esempio, società con 4 soci che ha conseguito un utile pari ad € 10.800 che eroga a ciascun socio, a partire da maggio, l’importo di € 2.700 suddiviso in 3 rate mensili di € 900 cadauna);

3. soci di società di persone che erogano ogni 10/15 giorni finanziamenti in contanti alla società (ad esempio, ciascuno dei 2 soci eroga alla società, ogni 2 mesi, 6 finanziamenti in contanti di € 800 cadauno per un importo complessivo pari ad € 9.600).

Il MEF, fornendo una risposta unitaria alle predette fattispecie, precisa che il divieto di effettuare operazioni frazionate è finalizzato a monitorare e circoscrivere quei fenomeni di aggiramento della normativa che limita la circolazione del denaro contante.

Pertanto, l’intento elusivo va escluso, quindi il frazionamento in più importi inferiori al limite è ammesso nel caso in cui lo stesso sia previsto dalla prassi commerciale (ad esempio, contratto di somministrazione) o da accordi contrattuali (scritti) stipulati prima dell’effettuazione dei pagamenti.

L’Amministrazione, pur in presenza di uno specifico accordo tra le parti, si riserva comunque la valutazione discrezionale, in base alla concreta sussistenza di un frazionamento artificioso.

Consulente fiscale USARCI-LANARC

 

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