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Indennità di clientela, un diritto anche se l’agente è dimissionario

28 Aprile 2017 Posted by Articoli 0 thoughts on “Indennità di clientela, un diritto anche se l’agente è dimissionario”

Secondo quanto stabilito dall’accordo firmato il 29 marzo 2017 ed entrato in vigore dallo scorso 1° aprile siglato dalle Associazioni di categoria degli agenti di commercio con Confcommercio, Confesercenti e Confcooperative, l’agente conserva il diritto alla cosiddetta Indennità di Clientela anche in caso di dimissioni a seguito di motivata richiesta di “Ape”, assegno pensionistico, i cui decreti attuativi, come è noto, dovrebbero scattare dal mese di maggio. La notizia è è stata pubblicata di recente sul quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”.

L’accordo, inolte, prevede che l’agente continui a conservare il diritto alla indennità suppletiva in caso di dimissioni giustificate da:
• circostanze attribuibili al preponente, ossia la “giusta causa”;
• circostanze attribuibili all’agente in caso di infermità o malattia per le quali non può più essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell’attività, invalidità permanente e totale, morte (in questo caso l’indennità viene corrisposta agli eredi);
• conseguimento della pensione di vecchiaia ENASARCO e/o INPS.

AEC, finalmente il nuovo contratto

10 Ottobre 2014 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “AEC, finalmente il nuovo contratto”

A oltre nove anni di distanza dalla scadenza giunge finalmente in porto il rinnovo dell’Accordo Economico Collettivo per gli agenti e rappresentanti del settore industriale del 20 marzo 2002. La firma di Confindustria e delle associazioni sindacali degli agenti USARCI e FNAARC è stata apposta nella giornata del 30 luglio 2014. Il nuovo accordo regolerà il rapporto di oltre 150 mila agenti di commercio italiani di aziende industriali, a partire dal 1 settembre 2014. Solo il nuovo calcolo delle indennità “meritocratica” di fine rapporto entrerà in vigore dall’1.1.2015.

Ecco le principali novità: – l’articolo 2 è stato modificato introducendo la possibilità di rifiuto per l’agente, in tema di modifiche unilaterali di zona, e più in generale di modifiche contrattuali, su provvigioni, prodotti e clienti, anche per le variazioni di “media entità”.

Sempre in tema di variazioni contrattuali unilaterali è stato esteso a 18 mesi (24 mesi per i monomandatari) il periodo in cui le variazioni di “lieve entità” possano essere considerate come un’unica variazione (in precedenza era di 12 mesi senza distinzione tra mono e plurimandatari). E’ stato altresì ridotto dal 20% al 15% il monte provvigioni necessario per considerare di media entità la variazione unilaterale decisa dal preponente. All’art. 4 è stato introdotto (anche nella contrattazione collettiva) il principio secondo cui in caso di rinnovo di rapporti a tempo determinato aventi lo stesso contenuto di attività (zona, prodotti e clienti), la casa mandante può stabilire un periodo di prova solo nel primo rapporto.

Il campionario affidato all’agente potrà essergli addebitato ma solo per determinati motivi non dovuti al normale uso necessario per l’espletamento dell’incarico. Il termine per il preponente per comunicare l’eventuale rifiuto delle proposte di commissione inviate dall’agente passa da 60 a 30 giorni. Si tratta di una modifica che appare in linea con l’evoluzione della tecnologia che ha inciso fortemente, riducendoli, i tempi di comunicazioni tra le parti. Conseguentemente si è avvertita la necessità di ridurre anche lo spatium deliberandi dato al preponente. In caso di ritardo nel pagamento delle provvigioni è stato recepito definitivamente il principio già previsto nel nostro ordinamento secondo cui sono dovuti interessi di mora previsti dal D.Lgs. 231/2002 e successiva modifica (D.Lgs. n.192/2012). Inserito in extremis il diritto alle indennità anche per l’agente che rassegni le dimissioni per il conseguimento della pensione di vecchiaia anticipata ENASARCO ovvero successive al conseguimento della pensione di vecchiaia o anticipata INPS, sempreché tali eventi si verifichino dopo che il rapporto sia durato almeno un anno. Sul concetto di “pensione anticipata” nasceranno sicuramente divergenze interpretative.

In tema di gravidanza o adozione è stata estesa la possibilità per l’agente di chiedere di sospendere il rapporto fino a un massimo di 12 mesi. La parte del leone la svolge il tema dell’indennità di fine rapporto. Le parti sociali hanno tentato di porre fine al diffusissimo contenzioso in tutto il territorio nazionale sulle modalità di calcolo dell’indennità di fine rapporto di cui all’art. 1751 c.c. e al rapporto di quest’ultima con le previsioni dell’AEC. E’ stato introdotto un criterio di calcolo dell’indennità meritocratica che ricalca per grandi linee i principi contenuti nella relazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo del 23.7.1996 sullo stato di attuazione della direttiva 653/86/CEE nei singoli stati membri. In pratica l’elemento meritocratico che si aggiungerà al FIRR e all’indennità suppletiva di clientela sarà determinato tenendo conto di un “periodo di prognosi” e di un “tasso di migrazione” della clientela secondo la natura (mono o plurimandataria) del contratto e della durata del rapporto.

La condotta del terzo può causare la risoluzione del contratto di agenzia

2 Ottobre 2012 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “La condotta del terzo può causare la risoluzione del contratto di agenzia”
di Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione
Il contratto di agenzia, al pari di quello di lavoro subordinato, con il quale presenta nessi causali, si basa sull’intuitus personae, ossia su di un legame fiduciario tra gli stipulanti talmente stretto da non essere ammissibile né la sostituzione dell’agente con altra persona né la cessione del contratto ed  il cui venir meno, incrinando la fiducia, determina lo scioglimento del rapporto.
Il potere di determinare la durata del rapporto di lavoro e, in particolare, la valutazione fiduciaria del comportamento dell’altra parte, è affidata nel nostro ordinamento a ciascuno dei contraenti, ai quali è riconosciuta la facoltà di recedere dal contratto con preavviso (recesso ordinario), anche contro la volontà dell’altro (art. 2118 c.c.). Ciascuna parte, inoltre, può recedere dal rapporto prima della scadenza (nel caso si tratti di contratto a termine) o senza osservare il preavviso (per il contratto a tempo indeterminato) in presenza di un inadempimento del lavoratore talmente grave da non consentire, neanche in via provvisoria, la prosecuzione del rapporto di lavoro (art. 2119 c.c.).
La “ giusta  causa” di risoluzione deve comunque consistere in un fatto tale da porre in grave crisi l’elemento fiduciario delle parti, indipendentemente dall’esistenza o meno di un danno attuale.
A tal proposito, poiché l’obbligazione fondamentale dell’agente si concretizza in un regolare e stabile contatto con la clientela al fine di promuovere la conclusione di contratti, sono fattispecie di grave inadempimento – e quindi comportamenti idonei a legittimare la risoluzione da parte della mandante con effetto immediato per fatto e colpa dell’agente medesimo, rendendo impossibile la permanenza in vita del rapporto – l’ingiustificata inattività, l’appropriazione indebita di somme incassate per conto della mandante attraverso il ritardo nella loro rimessa al titolare; il mancato raggiungimento del volume d’affari minimo pattuito con il preponente; la violazione dell’esclusiva per svolgimento di attività per ditte concorrenti; il mancato svolgimento dell’incarico con la richiesta diligenza; la violazione dell’obbligo d’informazione ex art. 1746 c.c.
Sotto questo profilo di recente si sono verificate ipotesi in cui hanno assunto importanza, ai fini del recesso dal contratto di agenzia per giusta causa, i comportamenti adottati dai collaboratori dell’agente in grado di minare il vincolo fiduciario tra quest’ultimo e il preponente.
Alcune recenti pronunce giurisprudenziali hanno, infatti, riproposto l’annosa questione dell’applicazione dell’art. 2119 c.c. al contratto di agenzia con particolare riguardo all’incidenza del comportamento inadempiente di un soggetto terzo rispetto all’agente titolare del contratto di agenzia, ma a quest’ultimo riconducibile (Cass. civ., Sez. II, n. 9779/2011; Cass. civ., Sez. lavoro n. 14771/2008).
Lo scioglimento del contratto di agenzia per giusta causa può essere, quindi, determinato anche da una condotta di un soggetto che, ancorché formalmente terzo rispetto all’agente, sia a esso direttamente o indirettamente collegato.
Invero, se ciò che rileva ai fini del legittimo esercizio della facoltà di recesso per giusta causa è il fatto incidente sull’affidamento di una parte verso l’altra, indipendentemente dalla ricaduta che esso abbia o non nell’economia del rapporto di scambio, possono assumere importanza anche condotte di terzi che, per il loro collegamento, a vario titolo con l’agente, siano tali da far venir meno nella mandante l’aspettativa che la futura esecuzione del contratto avvenga in maniera conforme agli obblighi convenzionali o di legge, incluso quello generale di correttezza sancito dall’art. 1375 c.c.
La giusta causa di recesso dipende, quindi, dalla violazione, anch’essa qualificabile come inadempimento, del dovere di correttezza dell’agente, il quale deve mantenere la propria organizzazione aziendale al riparo dall’ingerenza di un soggetto, formalmente terzo ma a esso collegabile in via diretta o indiretta.
Diversamente l’agente risponderà per culpa in eligendo e/o in vigilando, dei comportamenti posti in essere dai propri collaboratori che determinino una lesione nell’ambito del contratto di agenzia in essere con la preponente, “spezzando” quel vincolo fiduciario necessario per la conservazione del contratto stesso.