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La ripresa italiana continua grazie agli USA

20 dicembre 2016 Posted by Economia 0 thoughts on “La ripresa italiana continua grazie agli USA”

«In Italia l’aumento del Pil registrato nel terzo trimestre è caratterizzato dal miglioramento del valore aggiunto nel settore manifatturiero e dalla ripresa degli investimenti». Lo sostiene l’Istat nella nota di dicembre 2016. Secondo l’istituto nazione di statistica si va delineando «una prospettiva di stabilizzazione del ritmo di crescita dell’economia». A trainare la ripresa italiana contribuisce l’economia statunitense che «continua a crescere a ritmi più sostenuti rispetto all’area euro».

Il PIL è positivo. Il suo andamento è in linea con i valori registrati da due anni a questa parte. Secondo gli ultimi dati pubblicati da ISTAT, relativi al secondo trimestre del 2016, è allo 0,6%.

Lo spread si posiziona sotto i 160 punti base. Il suo andamento è piuttosto regolare, nonostante abbia fatto registrare nell’ultimo anno una crescita di circa 50 punti e un picco di 188 punti il 24 novembre.

Anche il tasso di disoccupazione è sostanzialmente invariato rispetto a un anno fa. Nell’ultima rilevazione di ottobre era al 11,6%. Una media alta a livello europeo. Il dato nasconde in sé profonde disuguaglianze tra generi e fasce d’età, a danno soprattutto delle giovani donne.

Quanto all’inflazione, va detto che a novembre è stata registrata una lieve ripresa. Crescono i prezzi dei servizi. Anzitutto «i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%, la variazione era nulla a ottobre). Crescono anche quelli dei Servizi relativi ai trasporti (+0,9, da +0,6% di ottobre). Tra i beni, contribuiscono al ritorno in territorio positivo dell’inflazione sia i prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+0,3%, da -0,9% di ottobre) sia quelli degli Alimentari non lavorati (+0,2%, da -0,4%), bilanciati però dal rallentamento dei prezzi dei Beni durevoli (+0,2%, da +0,6%).

Pertanto, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si amplia rispetto a ottobre 2016, portandosi a 0,9 punti percentuali, con i prezzi dei beni che fanno registrare una flessione pari a -0,4% come quella di ottobre, mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi sale a +0,5, da +0,1% del mese precedente». In conclusione i principali indicatori economici confermano una crescita stabile ma lenta. Quella del PIL vale pochi decimali. Lo spread, stazionario ma più alto dell’anno scorso. La disoccupazione ancora troppo alta. I prezzi ancora troppo bassi.

 

Lavoro, ISTAT: più opportunità e stabilità

11 gennaio 2016 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “Lavoro, ISTAT: più opportunità e stabilità”

I principali indicatori economici elaborati da ISTAT ci consegnano un quadro economico in sostanziale ripresa

«Prosegue l’evoluzione moderatamente positiva dell’economia italiana, seppur in presenza di andamenti eterogenei tra i settori». Lo sostiene l’Istat nella nota di dicembre 2015. Secondo l’istituto nazione di statistica «segnali favorevoli giungono dalla manifattura, mentre le costruzioni mantengono un’intonazione negativa».

Anche gli altri indicatori economici confermano questa tendenza. Lo spread continua a scendere. Le quotazioni oscillano costantemente intorno ai 100 punti base.

spread a tre mesi

Prosegue la crescita occupazionale, seppur in maniera discontinua. Essa è senza dubbio frutto delle politiche del lavoro varate dal Governo, basate sulla fiscalità di vantaggio per i contratti a tempo interminato. Il Job Act, pur non avendo ancora sanato la piaga della disoccupazione e del lavoro nero, ha contribuito a rendere più stabili migliaia posti di lavoro.

I più recenti dati sulla disoccupazione, relativi a novembre 2015, fanno registrare un abbassamento dell’1,6% (-48 mila); il calo riguarda uomini, donne e le persone con meno di 50 anni. «Il tasso di disoccupazione, in calo da luglio, diminuisce ancora nell’ultimo mese di 0,2 punti percentuali arrivando all’11,3%».

tassodisoccupazione

Intanto il Pil continua a crescere. Secondo le ultime rilevazioni Istat, relative al secondo trimestre del 2015, si attesta allo 0,7%, «in aumento dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nel confronto con il secondo trimestre del 2014».

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Quanto ai prezzi va costatato che «nel mese di dicembre 2015, secondo le stime preliminari, essi sono stazionari (fig. 3). A dicembre l'”inflazione di fondo” scende a +0,6% (da +0,7% del mese precedente); al netto dei soli beni energetici si attesta a +0,7% (da +0,8% di novembre)».

prezzialconsumo

Dunque la lettura dei dati elaborati dall’Istat favorisce una previsione ottimistica sull’economia italiana. In estrema sintesi secondo ISTAT «nonostante la fase di debolezza del commercio mondiale, e il lieve rallentamento della crescita occupazionale in Italia, si prevede una prosecuzione dell’espansione dell’attività economica anche nei prossimi mesi».

Lo spread a 100 punti, (de)merito dei tedeschi

13 ottobre 2015 Posted by Economia 0 thoughts on “Lo spread a 100 punti, (de)merito dei tedeschi”

«L’economia italiana si rafforza». Lo sostiene l’Istat nella nota economica di settembre. Secondo l’istituto di statistica «nella manifattura e nei servizi proseguono i segnali di ripresa mentre anche gli andamenti dei consumi e del mercato del lavoro appaiono favorevoli».

Lo spread è appena sopra i 100 punti, 110 per la precisiospread  ne. E secondo gli economisti scenderà a 90 punti nelle prossime settimane. Questo dato supera le più rosee previsioni, soprattutto se paragonato ai livelli raggiunti dal differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi all’inizio del governo Monti.

Ma è ancora presto per cantare vittoria. La discesa dello spread dipende, oltre che una leggera ripresa dell’economia italiana, anche dal rallentamento della locomotiva tedesca, colpita in maniera significativa dallo scandalo diesel gate.pil

Per avere maggiori dettagli circa il livello di prosperità del nostro paese, questa volta conviene far riferimento ai dati Istat relativi al tasso di disoccupazione, perché maggiormente indicativi dello stato di benessere della popolazione.

Ebbene, le più recenti stime dell’Istituto di statistica, relative ad agosto, ci consegnano un tasso di disoccupazione a 11,9% in graduale miglioramento rispetto ai mesi precedenti. Anche i dati diffusi in queste ore dall’INPS fotografano una situazione in miglioramento. Secondo la cassa previdenziale «nei primi otto mesi dell’anno sono stati 790mila i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati», soprattutto grazie alla fruizione dell’esonero contributivo.

Intanto il Pil continua a crescere. Secondo le ultime rilevazioni Istat, relative al secondo trimestre del 2015 «il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nel confronto con il secondo trimestre del 2014».prezzialconsumo

Quanto ai prezzi (fig. 3) va registrato un moderato aumento. Istat rileva che «al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo” sale allo 0,8% (era +0,7% ad agosto); al netto dei soli beni energetici si porta allo 0,9% (da +0,8% del mese precedente)».

Insomma, questa volta tutto lascia sperare in un’evoluzione positiva per l’economia anche nei prossimi mesi. Si tratterà comunque di un moderato miglioramento perché il quadro macroeconomico è comunque influenzato dal rallentamento del commercio mondiale.

 

L’Italia e la crisi della Grecia

9 luglio 2015 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “L’Italia e la crisi della Grecia”

L’Italia sembra sia riuscita a risalire il crinale, ma a pesare sul quadro macroeconomico questa volta è il clima d’incertezza causato dalla crisi in Grecia.

Infatti nel Belpaese la ripresa economica prosegue. Lo sostiene l’ISTAT nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana relativa a giugno e pubblicata il 3 luglio. Dunque ancora una buona notizia per le finanze pubbliche, sebbene «le informazioni provenienti dai settori produttivi indichino una intensità più contenuta rispetto al primo trimestre del 2015».

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Anche «il mercato del lavoro mostra i primi segnali positivi dal lato della domanda anche se non rafforzati dalle indicazioni sull’offerta di lavoro». Inoltre «si conferma la riduzione delle spinte deflative cui seguirebbe in autunno una moderata ripresa dei prezzi».

I cugini ellenici, reduci dall’importante tornata referendaria, che si è conclusa con la vittoria del fronte del “no” in merito all’accettazione degli aiuti proposto dai creditori internazionali in cambio di un rigido piano di rientro, e quindi con la legittimazione della politica anti austerity di Syriza e del governo Tsipras, saranno ora impegnati a elaborare e a proporre nuovi programmi per uscire dall’impasse.

In ogni caso le sorti italiane saranno pesantemente influenzate da quelle greche. Ma non per l’esposizione economica di Roma nei confronti di Atene, che tra prestiti diretti e partecipazione ai meccanismi di salvaguardia europei è di 35,9 miliardi di euro, come ha precisato nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Del resto anche «il rischio per la finanza privata è poco significativo», come ha confermato il presidente Abi, Antonio Patuelli, ricordando che l’esposizione delle banche italiane è pari a circa 1 miliardo di euro.

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A spaventare è invece l’instabilità politica dell’eurozona che sta avendo ripercussioni notevoli sul mercato dei capitali, in particolare a Piazza Affari, che sta perdendo terreno, e sullo spread, passato in tre mesi da 120 a 160 punti base (fig. 1).

Gli altri indicatori, come anticipato, promettono bene. Secondo gli ultimi dati ufficiali, il PIL nel primo trimestre del 2015 è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. La variazione acquisita per il 2015 è pari a +0,2%. (fig. 2).

L’inflazione è in risalita, rientrando nell’alveo della graduale crescita (fig. 3). Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi da ISTAT, nel mese di maggio 2015 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,1% sia rispetto al mese precedente sia nei confronti di maggio 2014 (la stima preliminare era +0,2%), con un’inversione della tendenza annua (era -0,1% ad aprile). L’inflazione acquisita per il 2015 è pari a +0,1% (era nulla ad aprile).

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Sostanzialmente stazionario l’andamento dei dati sul lavoro. Come riporta ISTAT nella nota provvisoria relativa a maggio e pubblicata il 30 giugno, «dopo l’aumento del mese di aprile (+0,6%), a maggio 2015 gli occupati diminuiscono dello 0,3% (-63 mila) rispetto al mese precedente. Il tasso di occupazione, pari al 55,9%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a maggio 2014, l’occupazione cresce dello 0,3% (+60 mila) e il tasso di occupazione di 0,3 punti».

«Il numero di disoccupati rimane sostanzialmente invariato su base mensile. Dopo la crecita registrata a febbraio e a marzo e il calo di aprile, a maggio il tasso di disoccupazione resta invariato rispetto al mese precedente al 12,4%. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è diminuito dell’1,8% (-59 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,2 punti percentuali».

«Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell’ultimo mese (+0,3%, pari a +36 mila), dopo il calo dei quattro mesi precedenti. Il tasso di inattività, pari al 36,0%, aumenta di 0,1 punti percentuali. Su base annua gli inattivi diminuiscono dello 0,9% (-135 mila) e il tasso di inattività di 0,2 punti».Immagine 4

«Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo marzo-maggio 2015 il tasso di occupazione risulta in crescita (+0,1 punti percentuali). A fronte di un calo del tasso di inattività (-0,2 punti) il tasso di disoccupazione aumenta (+0,1 punti)».

 

Enasarco, Lehman Brothers dovrà rimborsare 61,5 milioni di dollari

12 maggio 2015 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “Enasarco, Lehman Brothers dovrà rimborsare 61,5 milioni di dollari”

La Corte di Londra ha riconosciuto la pretesa creditoria della Fondazione.

Lehman Brothers è stata “condannata a pagare 61.507.902 dollari, oltre agli interessi” alla Fondazione Enasarco, l’Ente previdenziale degli agenti di commercio. La causa civile, si legge in una nota della cassa, “che ha visto l’instaurarsi di due distinti procedimenti fra le stesse parti sia in Inghilterra sia in Svizzera, ha per oggetto una pretesa creditoria” da 61,5 milioni di dollari vantata dalla Fondazione
nei confronti dell’amministrazione fallimentare di Lehman Brothers Finance Ag.

Economia, i conti tornano

2 aprile 2015 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “Economia, i conti tornano”

pilSi rafforza la ripresa economica. L’Istat segnala, nella nota mensile del 31 marzo, che «l’indicatore anticipatore dell’economia permane su livelli positivi, supportando l’ipotesi di un miglioramento dell’attività nel primo trimestre», sebbene il mercato del lavoro «presenti ancora segnali contrastanti».

In pratica l’istituto nazionale di statistica prevede un miglioramento del PIL con la pubblicazione delle prossime stime, nonostante la gravità della disoccupazione.

Gli ultimi dati relativi al prodotto interno lordo, si riferiscono al quarto trimestre 2014 (grafico n°1), che sono in linea con lo scorso trimestre, sulla soglia dei -0,5 punti percentuali. Sul medio termine, esso è compreso tra il -0,2% registrato il secondo trimestre dell’anno, ma lontano dal picco negativo di -3,1 punti registrato nel secondo trimestre del 2012.

Lo spread, il differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi, cioè uno dei principali indicatori della stabilità economia del Paese, quello che più si adatta a testarne il polso, da oltre un mese è stabile sotto i 120 punti base. Esso è diminuito, gradualmente, di circa 30 punti base da quando si è insediato il Governo Renzi, oltre un anno fa. Per completezza dell’informazione, è opportuno ricordare anche il picco negativo di 550 punti base registrato alla fine del 2011 (foto in basso).

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I prezzi rimangono bassi (grafico n° 3). Secondo le stime preliminari di ISTAT l’inflazione acquisita per il 2015 è pari a -0,1% (era -0,2% a febbraio). Siamo dunque ancora in deflazione, ma non molto lontani da una bassa inflazione, che indica un’economia sana.prezzialconsumo

Ha un saldo positivo invece la fiducia dei consumatori. Secondo ISTAT «l‘indice composito del clima di fiducia dei consumatori, espresso in base 2010=100, aumenta a 110,9 da 107,7 di febbraio 2015. Anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane (Iesi, Istat economic sentiment indicator), in base 2010=100, mostra un deciso miglioramento, salendo a 103,0 da 97,5 di febbraio.

Per il clima di fiducia dei consumatori la componente economica aumenta in misura più consistente (a 144,8 da 138,1) rispetto a quella personale, che passa a 99,7 da 98,0.

I giudizi dei consumatori sull’attuale situazione economica del Paese migliorano (-57 da -71 il saldo) e in lieve aumento sono anche le attese future sull’economia (22 da 21). Il saldo dei giudizi sulla dinamica dei prezzi al consumo negli ultimi 12 mesi mostra un leggero miglioramento a -26 da -27 e quello delle attese per i prossimi 12 mesi conferma questa tendenza (a -28 da -33). Migliorano anche le aspettative sulla disoccupazione (a -3 da 10).

tassodisoccupazioneA preoccupare, come anticipato, è ancora una volta il tasso di disoccupazione (grafico n°4), in particolare quella giovanile. A febbraio, secondo i dati diffusi il 31 marzo da ISTAT, esso è tornato al 12,7%, dopo il calo a gennaio al 12,6%, mentre gli occupati sono diminuiti di 44.000 unità rispetto a gennaio. Positivo invece il raffronto con febbraio 2014, periodo d’insediamento del Governo Renzi, con 93.000 occupati in più.

«La contrazione del lavoro si è concentrata tra le donne (-42.000 occupate su gennaio) e i giovani nella fascia tra i 15 e i 24 anni (-34.000 occupati) mentre per gli uomini nel complesso l’occupazione si è mantenuta stabile sul mese ed è aumentata di 95.000 unità su febbraio 2014. E’ certo comunque che la performance dell’occupazione italiana resta tra le peggiori in Ue. A febbraio 2015 nella zona euro il tasso di disoccupazione era all”11,3%, in calo di 0,5 punti rispetto a febbraio 2014. In Italia si registra un tasso del 12,7% in aumento tendenziale di 0,2 punti sull’anno.

Se poi si guardano gli ultimi cinque anni nell’area euro, la disoccupazione è salita di 1,3 punti (dal 10% di febbraio 2010 all’11,3% dell’anno in corso) mentre in Italia il balzo è stato di 4,2 punti (dall’8,5% di febbraio 2010 al 12,7% attuale).

Dati ancora altissimi si sono registrati anche per la disoccupazione giovanile con il 42,6% in cerca di lavoro tra i 15 e i 24 anni (tra coloro che naturalmente sono considerati parte delle forze di lavoro). Il tasso è quasi il doppio di quello giovanile dell’area euro (22,9%) e il secondo più alto in assoluto (dopo il 50,7% della Spagna mentre manca il dato greco)».

 

2015, l’anno della ripresa

12 gennaio 2015 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “2015, l’anno della ripresa”

L’ISTAT prevede a breve la fine della recessione, ma il mercato del lavoro resta debole. «La fase di contrazione dell’economia italiana è attesa arrestarsi nei prossimi mesi, in presenza di segnali positivi per la domanda interna», dice l’istituto, sottolineando come «le condizioni del mercato del lavoro “rimangono tuttavia difficili” con un tasso di disoccupazione in crescita». 

Il PIL, secondo le ultime rilevazioni ISTAT aggiornate al terzo trimestre 2014 (grafico n°1), continua a crescere, ed ha raggiunto i -0,5 punti percentuali, un risultato peggiore del -0,2% registrato il secondo trimestre dell’anno, ma lusinghiero rispetto al picco negativo di -2,8 punti registrato nel quarto trimestre del 2012.Immagine1

Lo spread, il differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi, cioè uno dei principali indicatori della stabilità economia del Paese, nei primi giorni del 2015 è rimasto stabile sotto i 130 punti base, circa una quarto del picco negativo di 550 punti base registrato alla fine del 2011 (grafico 2).Immagine2

L’inflazione, invece, rimane stabile (grafico n° 3) . In particolare secondo l’ISTAT «nel mese di novembre 2014, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,2% nei confronti di novembre 2013 (era +0,1% a ottobre), confermando la stima preliminare. Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'”inflazione di fondo” resta stabile a +0,5%; mentre al netto dei soli beni energetici, sale a +0,6%, da +0,4% di ottobre».Immagine3

Altro dato stabile, diffuso dall’istituto nazionale di statistica, è quello relativo alla fiducia delle imprese. «A dicembre 2014 l’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane rilevato dall’Istat è stabile, rispetto al mese precedente, a 87,6». Il clima di fiducia delle imprese, spiega l’Istituto di statistica, «migliora nel settore manifatturiero ed in quello del commercio al dettaglio, peggiora nel settore delle costruzioni e dei servizi di mercato».

Come anticipato aumenta la disoccupazione (grafico n°4), in particolare quella giovanile. Gli ultimi dati ufficiali, relativi a ottobre 2014 fanno registrare un tasso al 13,2%, e le previsioni degli ultimi mesi confermano l’andamento negativo.Immagine4

In estrema sintesi, come confermato dall’ISTAT, «lo scenario macroeconomico permane frammentato. Tra le economie avanzate, gli Stati Uniti mostrano vigorosi segnali di crescita mentre nell’area euro gli indicatori anticipatori evidenziano i primi segnali di miglioramento». «L’assestamento del prezzo del petrolio ai bassi livelli attuali è previsto influire moderatamente, in senso positivo, sulla crescita economica dei principali paesi europei».

«La fase di contrazione dell’economia italiana è attesa arrestarsi nei prossimi mesi, in presenza di segnali positivi per la domanda interna». «Le condizioni del mercato del lavoro rimangono tuttavia difficili con livelli di occupazione stagnanti e tasso di disoccupazione in crescita».

 

I conti migliorano, ma di poco

10 ottobre 2014 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “I conti migliorano, ma di poco”

L’economia italiana migliora a fatica, ostacolata dalla crisi globale e dalla turbolenta vita politica del Paese.pil

Il PIL, secondo le ultime rilevazioni ISTAT aggiornate al secondo trimestre 2014 (grafico n°1), continua a crescere, ed ha raggiunto i -0,2 punti percentuali, che rappresenta il miglior risultato dal picco negativo di -2,8 punti registrato nel quarto trimestre del 2012.spread giorniLo spread, il differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi, indice che in estrema sintesi consente di accertare la stabilità dell’economia del Paese, è contenuto e stabile sotto i 150 punti base, molto lontano dal picco negativo di 550 punti base registrato alla fine del 2011 (foto accanto). Sul fronte dell’inflazione va segnalato un ulteriore ribasso (grafico n° 3). Secondo l’ISTAT «nel mese di settembre 2014, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente, e dello 0,1% nei confronti di settembre 2013 (lo stesso valore rilevato ad agosto).prezzialconsumo Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'”inflazione di fondo” è stabile a +0,5%; al netto dei soli beni energetici, scende a +0,3% (da +0,4% di agosto).Ciò conferma la debolezza ciclica dell’economia italiana che si accompagna al rallentamento dell’area euro. Il deterioramento dei ritmi produttivi riflette la carenza di domanda interna che colpisce soprattutto gli investimenti.

Negli ultimi due mesi, la fiducia delle imprese italiane è arretrata sui valori di inizio anno, con perdite più marcate nei settori dei servizi. Tuttavia il deprezzamento del cambio dell’euro verso il dollaro porterebbe ad una ripresa delle esportazioni».

Le note dolenti vanno ricercate invece nell’annosa questione della disoccupazione giovanile e nel divario di ricchezza tra Nord e Sud del Paese. Sul primo punto va detto che il tasso di disoccupazione relativo agli under 25 ha superato il 44,2%, sebbene quello complessivo abbia fatto registrare un lieve miglioramento, passando al 12,3 dal 12,6 (grafico n°4).tassodisoccupazione

Sul divario tra le macro aree italiane è emblematica la sintesi contenuta nell’annuale studio SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno, pubblicato il 30 luglio, secondo cui «il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2013 è sceso al 56,6%, tornando ai livelli di dieci anni fa».

I parrucconi

8 aprile 2014 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “I parrucconi”

parrucconiEssere in Europa significa far parte di una comunità cosmopolita. Significa aspirare a servizi pubblici efficienti, propri dei Paesi più avanzati dell’Unione. Significa sentirsi liberi di viaggiare in quasi tutto il continente senza passaporto. Significa utilizzare una moneta forte, che compete con il dollaro e la sterlina. La crisi non dipende dall’euro. Si è manifestata in Italia, come nel resto del mondo, a partire dal 2008, circa sei anni dopo l’entrata in vigore della moneta unica. Le speculazioni commerciali seguite al turnover monetario sono via via diminuite, e oggi un consumatore attento può evitarle senza troppe difficoltà.

Bisogna ammettere che il potere di acquisto dei salari è diminuito. Il costo di alcuni beni, sia primari sia secondari, è aumentato, talvolta raddoppiato. Non si può dire altrettanto degli stipendi.

Tuttavia, osservando l’andamento degli indici congiunturali, ci si rende conto che qualcosa sta cambiando. Anzitutto il PIL ha arrestato la sua caduta. Anzi, continua a crescere, seppur in maniera lieve, dal quarto trimestre del 2012, passando dal picco negativo di -2,8 punti percentuali a quello attuale di -0,9.

La positiva discesa dello spread continua, e adesso il differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi è a quota 169 punti base, circa un terzo del picco negativo registrato alla fine del 2011.

Anche l’inflazione rimane bassa. Secondo l’ISTAT «L’inflazione di fondo, al netto degli alimentari freschi e dei beni energetici, scende allo 0,9%, dall’1,0% di febbraio». Quest’ultimo dato può avere almeno due interpretazioni. La prima è che la bassa inflazione produrrà deflazione, perché il ristagno dei prezzi spingerebbe le imprese a non fare investimenti. La seconda è che la bassa inflazione produrrà l’aumento dei consumi, perché i beni diverrebbero più accessibili. Questa considerazione pare confermata anche dall’aumento di ottimismo nei consumatori. Infatti, sempre secondo l’ISTAT, «a marzo 2014 l’indice del clima di fiducia dei consumatori in base 2005=100 registra un significativo incremento, raggiungendo il valore di 101,7 da 97,7 del mese precedente». Ma occorrerà aspettare ancora qualche mese per ottenere valutazioni più precise.

Il problema principale, dunque, rimane il tasso di disoccupazione, che invece continua a salire. Nel periodo febbraio 2013/2014 è passato dall’11,8 al 13%. Solo Grecia e Cipro hanno fatto registrare risultati peggiori. In Italia è stata stimata una perdita di circa mille posti di lavoro al giorno.

Quello della disoccupazione è dunque uno dei maggiori ostacoli alla ripresa del mercato interno. Le responsabilità di ciò non possono che essere ricercate nella politica. Pertanto il tentativo riformista avviato da Renzi deve essere guardato con favore.

Il superamento del bicameralismo perfetto, auspicato anche dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è quindi una condizione necessaria e propedeutica al suo compimento. Un programma di riforme di ampio respiro non può rischiare di bloccarsi a causa dei continui rimpalli tra Camera e Senato. Inoltre il Senato delle Autonomie, così come concepito da Renzi, garantisce la Costituzione, perché eventuali modifiche alla carta costituzionale rimangono sottoposte all’approvazione di entrambi i rami del parlamento.

Amareggiano ma non stupiscono i veti dei partiti antagonisti, che cercano di guadagnare consensi spingendo l’elettorato verso una deriva populista, che in Francia ha riscosso grande favore alle ultime elezioni amministrative.

La situazione socio-politica dei vicini d’oltralpe, però, è differente da quella italiana. Agitare il vessillo anti euro non ha senso in Italia, dove la paralisi è causata dalla disparità sociale, dalle barriere della burocrazia e dall’arroccamento dei gruppi di potere.

Sul fronte della lotta agli sprechi, tuttavia, qualcosa si muove. L’abolizione delle Province e l’erosione degli stipendi dei manager pubblici, che dovrebbero essere avviati tra qualche mese, rappresentano timidi segnali positivi.

Sprechi persistenti, invece, che sono stati oggetto nelle ultime settimane di un’intensa campagna di stampa, sono quelli della Corte Costituzionale. “La Consulta” costa il doppio dell’omologo consesso tedesco. Quaranta milioni in Italia, venti in Germania. Nel Belpaese, oltre a stipendi e pensioni da capogiro, i giudici godono di una serie di benefit, come la disponibilità di un’abitazione concessa a titolo gratuito, pedaggi autostradali e biglietti ferroviari gratuiti anch’essi, una flotta di auto blu sempre disponibile, il cui costo ammonta a circa 750 euro giornalieri. In Germania solo i vertici della corte dispongono di auto blu, e solo nei casi strettamente necessari. Questa differenza di costi, infine, non comporta una maggiore efficienza della Consulta. Un esempio su tutti è il caso del Porcellum, la legge elettorale dichiarata incostituzionale otto anni dopo l’entrata in vigore.

 

La polvere sotto il tappeto

30 dicembre 2013 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “La polvere sotto il tappeto”

polvereMentre il governo Letta lancia messaggi rassicuranti circa la ripresa dell’economia, i cittadini scelgono la protesta per lasciarsi alle spalle il 2014.

Nell’ultimo periodo parole come impeachment e forconi sono state gettonatissime. Dati alla mano, però, ci accorgiamo che lo spread è sceso: ora oscilla intorno ai 220 punti base, ad aprile era a 348, mentre il picco di 550 punti registrato alla fine del 2011 sembra solo un ricordo lontano. Il Pil, benché in ripresa, è ancora a saldo negativo: -1,9%, ma c’è da dire che le previsioni confermano la tendenza alla risalita.

Questi risultati, seppure incoraggianti, in Italia non hanno influenzato la cosiddetta economia reale, ovvero la vita economica direttamente collegata alla produzione e alla distribuzione di beni e servizi. Secondo l’Istat, infatti, «a ottobre 2013 l’indice delle vendite al dettaglio diminuisce dello 0,1% rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre agosto-ottobre 2013 l’indice registra una flessione dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti».

L’ottimismo che accompagna i dati dello spread e del Pil, dunque, ha solo sfiorato i cittadini. Sono segnali deboli, forieri di una ripresa lenta. Non è una questione di punti di vista, di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Anzi, per tentare una risalita occorre analizzare la situazione con procedimenti scientifici, non empirici.

La risposta alla grande recessione iniziata nel 2008 è stata tardiva da parte dell’Italia, e tuttora continuano a essere sottovalutate azioni imprescindibili per uno sviluppo coerente del Paese come la riduzione del divario sociale.

La spesa pubblica improduttiva, gli sprechi, i privilegi, costituiscono una zavorra che ne frena il cammino. Gli italiani, grazie anche alla diffusione dei nuovi mezzi d’informazione, hanno scoperto la polvere nascosta sotto il tappeto del Belpaese, e il favore accordato alla protesta anticasta, sia in ambito parlamentare sia in ambito extraparlamentare, lo conferma.

Il taglio della spesa pubblica e la conseguente riduzione del cuneo fiscale non sono più rinviabili. Allo stesso modo non è più rinviabile la valorizzazione di settori strategici, come turismo e produzione alimentare di alta qualità, che invece sono ancora danneggiati dal ritardo infrastrutturale, specie al Sud.

Questi temi esigono massima attenzione da parte della politica, in questo periodo alle prese con una crisi di credibilità dalla quale potrà uscire solo con una legge elettorale che consenta l’elezione diretta dei parlamentari da parte dei cittadini.

Si prevede un 2014 migliore del 2013, anno in cui i paesi dell’Eurozona sono usciti dalla fase recessiva, ma le stime di crescita sono ancora basse, specialmente in Italia.

Luca Clemente