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LANARC, da 52 anni un punto di riferimento per gli agenti di commercio di Napoli

12 luglio 2017 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “LANARC, da 52 anni un punto di riferimento per gli agenti di commercio di Napoli”

Lo scorso 15 giugno si è svolta la 52° Assemblea Regionale della nostra Associazione il cui scopo principale è informare i soci dell’andamento della nostra associazione.

L’incontro non ha suscitato la partecipazione sperata nonostante si parlasse di tematiche fondamentali per gli agenti di commercio, peraltro magistralmente argomentate dai nostri consulenti, dottore commercialista Antonio Tardio e avvocato Gianluca Stanzione. E nonostante si sia svolto nella splendida location della Casina Pompeiana in Villa Comunale.

Ho la netta sensazione, dopo oltre quarant’anni di attività, molti dei quali spesi in ambito sindacale, di avere colleghi che hanno acquisito tutte le conoscenze possibili per affrontare la loro professione nella maniera più funzionale. Purtroppo l’esperienza vissuta mi dice che non è così, e che i colleghi si ricordano del sindacato solo quando c’è da rimediare a un problema.

Ciononostante è doveroso da parte mia rivolgere un grande ringraziamento al consiglio direttivo, che mi pregio di coordinare per l’impegno profuso che consente a tutti gli agenti di commercio di Napoli e della Campania di avere un punto di riferimento sindacale e associativo. Ciò significa che tutti gli operatori del settore possono contare su un partner affidabile per la risoluzione delle loro controversie contrattuali e previdenziali, ma anche per ottenere informazioni e orientamento circa le numerose iniziative e agevolazioni che riguardano questo settore.

Ma l’impegno profuso dal consiglio direttivo non si esaurisce a livello locale. A livello nazionale, infatti, la nostra associazione vanta una valida rappresentanza nel nostro Vice-Presidente LANARC, signor Doppietto. Egli ricopre anche il ruolo di vicepresidente USARCI, l’associazione nazionale a cui siamo federati, oltre a essere fra i sessanta delegati atti ad eleggere il C.d.A. ENASARCO, cioè la nostra cassa di Previdenza, che serve ad incamerare i contributi e distribuire la pensione da ognuno maturata ed a proteggerne il valore nel tempo.

A tal proposito, e lo dico con un gran rammarico, lo scorso anno pochi hanno compreso l’importanza politica del voto concesso alla categoria per eleggere i delegati (selezionati in tutta Italia) fra coloro che svolgono l’attività iscritti all’ ENASARCO che poi hanno nominato i componenti del C.d.A. del nostro Ente.

Al voto sono andati 25mila dei 260mila che ne avevano diritto e ciò ha nuociuto fortemente alla nostra immagine ai fini politici.

Nelle trattative sindacali i numeri non basta sbandierarli, bisogna dare prova della loro consistenza. Questo è il più grande dei nostri problemi come categoria. Non siamo in grado di dare un cenno di esistenza in vita.

Il nostro disinteresse alla partecipazione, fa sì che non venga riconosciuta una categoria di 250mila individui che rappresenta almeno 750mila aziende, che a loro volta danno lavoro almeno a 7 milioni persone, che producono reddito per una comunità di almeno 30 milioni di individui.

Dobbiamo essere consapevoli che movimentiamo il 70% del Pil Nazionale. Quando però quando ci riceve, la politica, essendoci presentati come delegati sindacali, domanda: diteci, ma poi che lavoro fate?

Detto ciò è indispensabile creare aggregazione, mostrare l’appartenenza, ed appartenere alla LANARC – USARCI, ci consente di essere liberi da ogni ingerenza perché non abbiamo né padrini e né padroni, cosa che le nostre consorelle non possono vantare.

Nel corso di quest’anno fra mille sacrifici, abbiamo continuato ad assistere tutti coloro che si sono presentati alla nostra porta, in alcune occasioni anche senza che fossero iscritti, come nel caso dell’open day.

Abbiamo elaborato progetti per favorire i nostri associati (Convenzioni ed altro). Con l’opportunità che ci darà ENASARCO abbiamo varato due Corsi di Formazione in collaborazione con CLAAI-FORM, con i quali pensiamo di avviare una nuova stagione di approfondimento professionale.

Questo gruppo che, pro-tempore, dirige la LANARC ha il profondo convincimento che senza un’adeguata scolarizzazione la professione di Agente di Commercio si farà sempre più difficile ed il piano inclinato su cui siamo sarà sempre più ripido.

Mi rivolgo ai colleghi che sono a cavallo dei cinquanta avendo un’esperienza ventennale consolidata con vari mandati. Ritenete di poter durare in questo mercato, dove l’incertezza la fa da padrona, i fatturati calano e le aziende che pressano e vessano, senza pensare di aprirsi alle nuove tecnologie? Senza aprirsi al nuovo (aggregazioni, gruppi di lavoro ecc.) ma, fondamentalmente, senza capire di essere anche cittadini pensanti e non solo venditori?

Io credo, noi della LANARC crediamo, che il futuro sia legato a questa concezione. Solo in una società dove ci saranno meno sperequazioni, la nostra professione (sì, professione!) avrà modo di svilupparsi al meglio.

Il futuro della nostra professione sarà incentrato sulla consulenza globale verso gli operatori e meno sul prodotto. E’ evidente che tutti gli operatori allontanati dal mercato appartengono alla schiera di coloro che non sono stati in grado di aggiornarsi. Il ruolo della LANARC-USARCI è far si che il maggior numero di colleghi riesca ad imboccare la strada giusta. Ma per fare ciò serve un vero e proprio salto culturale, uno stile nuovo, ed è fondamentale esserne consapevoli.

A tutti ricordo che oltre i fatturati bisogna seguire anche le altre componenti della nostra attività. Molti ritengono che la previdenza sia un’appendice, una voce da rimandare a quando si è prossimi alla pensione. Pochi si curano di sapere per tempo se le mandanti hanno opportunamente versato (FIRR e Previdenza) ed a volte quando scoprono delle mancanze verifichiamo che le stesse sono andate prescritte. Esorto pertanto tutti a farsi carico di questi problemi. La LANARC insieme ai suoi consulenti è a disposizione per aiutarvi e consigliarvi per il meglio.

Vi aspettiamo nella VOSTRA sede!

I menefreghisti

8 aprile 2014 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “I menefreghisti”

i menefreghisti

E’ stato, quello conclusosi con il convegno del 24 marzo presso la Camera di Commercio, un periodo molto intenso per la nostra associazione.

Ebbene, chiusa la manifestazione, devo confessare la mia insoddisfazione per l’impegno che gran parte dei nostri colleghi pone nei confronti delle associazioni di categoria.

L’interesse che essi mettono nella salvaguardia dei diritti che sono stati, negli anni, faticosamente conquistati, è inversamente proporzionale alle richieste che poi vengono rivolte ai responsabili delle associazioni.

Il titolo dell’articolo è provocatorio, e vuole far riflettere sulla necessità di un’ampia condivisione delle problematiche associative e sindacali da parte dei suoi componenti che invece se ne disinteressano anche in occasioni importanti quali l’incontro tematico appena trascorso.

La nostra associazione, impegnando risorse economiche e fisiche, ha ritenuto produrre il convegno di cui sopra, proprio per stimolare una riflessione alla categoria, affinché essa stessa si possa confrontare con il presente e provare a immaginare un futuro.

I relatori che si sono succeduti, Maurizio Maddaloni, presidente della CCIA di Napoli, Mario Raffa, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale della Federico II, unitamente ai nostri valenti consulenti fiscali e legali, Mario Marsico e Alessandro Limatola, nonché i vertici Nazionali del Sindacato USARCI nelle persone del presidente Umberto Mirizzi e del segretario Antonello Marzolla, hanno tracciato un quadro della situazione, in riferimento alle loro aree di competenza, di cui troverete ampia sintesi nel giornale.

Ritenevo che le problematiche messe in campo, le analisi ampie e puntuali, potessero essere elemento migliorativo allo svolgimento della nostra professione, ma il disinteresse mostrato dai nostri colleghi a proposito dell’evento, m’induce a pensare che siamo tutti legati alla sola risoluzione dei problemi immediati, e non riusciamo a progettare in nessun modo il futuro. Eppure dovrebbe essere evidente che il nostro futuro è legato alla capacità di saperlo concertare.

La nostra associazione sindacale regionale è impegnata su questo fronte.

Stiamo lavorando con le altre componenti dell’USARCI per creare un network che consenta una qualificazione e riqualificazione della figura dell’agente di commercio interagendo con alcune Università Italiane.

Scriveva su questo giornale nell’ottobre del 1965 il primo presidente di quest’associazione, dott. Ferdinando Cortese “E’ il caso di un assenteismo che, se è riprovevole verso se stessi, comporta, nell’ambito della difesa di un interesse collettivo, un’evidente possibilità di autolesionismo che si estende indiscriminatamente a un’intera categoria”.

A fronte di ciò invece alcuni colleghi di altre regioni hanno messo a punto un meccanismo di cooperazione che ci permetterà di acquistare l’auto, bene primario per la categoria, con sconti fino al 40% sul prezzo di listino. Si, leggete bene, il 40%!

Tutto ciò è stato possibile solo creando un gruppo o, come si dice, facendo massa critica.

Vi sono tante altre iniziative in cantiere, che possono essere elaborate soltanto con l’aiuto di tutti. Non bisogna mai dimenticare che la nostra vera forza è rappresentata dai numeri. La categoria conta su 250mila iscritti in Italia, eppure la nostra mancanza di partecipazione, il nostro disinteresse, ci danneggia al punto che in politica diventa difficile trovare una sponda.

Neppure quando si parla di PIL, siamo menzionati, eppure noi agenti movimentiamo il 72% del Prodotto Interno Lordo Nazionale.

Mi voglio augurare che coloro i quali leggeranno queste poche righe possano, mossi dalla curiosità di sapere altro, venire a trovarci in associazione, dove potremo approfondire questo discorso.

 

Aspettando la befana

30 dicembre 2013 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Aspettando la befana”

Traditional Epiphany market in Navona Square - Rome

Chi si aspettava serietà e competenza dell’attuale governo è rimasto deluso perché l’esecutivo Letta non è riuscito ancora a tirarci fuori dalle secche della recessione.

Per quanto si sia adoperato a recuperare prestigio sul piano internazionale, non è riuscito a imprimere un cambiamento, che pure era necessario, per riportare il Paese sulla linea di galleggiamento.

Continua a mancare una politica dei redditi, che possa permettere di recuperare alla forbice economica e sociale, quel differenziale che aiuterebbe ad accrescere i consumi interni, permettendo a intere categorie d’imprenditori di guardare con maggiore fiducia il futuro. La piccola e media impresa di cui fa parte anche la nostra categoria non ha più fiato. Non basta più dire che le PMI sono la spina dorsale del nostro Paese, perché esse, eccetto quelle orientate all’export, in molti casi si ritrovano sull’orlo del baratro dovuto alla deflazione che ancora attanaglia l’Italia.

In questo contesto affonda anche la nostra categoria, perché gli agenti di commercio, che mediano più del 70% della produzione nazionale, non hanno più risorse economiche da mettere in campo per la loro sopravvivenza, poiché i fatturati sono crollati inesorabilmente e con essi i ricavi.

Da questa classe politica ci aspettavamo più coraggio, soprattutto nel modificare la miriade di leggi obsolete da cui è appesantito il Paese. Non sono bastati nemmeno i morti di Lampedusa per affondare leggi che sono un’offesa alla nostra cultura dell’accoglienza. Nemmeno i vari appelli di Papa Francesco sono serviti a scuotere i sepolcri imbiancati dei catto-clericali che siedono in parlamento.

I temi da affrontare sono tanti, ma nulla è stato fatto per la loro risoluzione. Tutti gli sforzi si sono concentrati sul mantenimento dello status quo, e poco si potrà fare fino a che saremo governati dalle “grandi intese”, volte solo alla salvaguardia delle poltrone.

Anche nel nostro sindacato si annidano forze votate all’immobilismo. L’anno scorso, nell’articolo di Natale pubblicato su questo giornale, chiesi: quanto dovremo ancora aspettare per firmare il contratto Industria? Quando si prenderanno iniziative volte a spingere i confindustriali a una trattativa?

Noi, essendo lavoratori atipici, indipendenti e para-subordinati allo stesso tempo, siamo poco avvezzi agli scioperi. Ma cosa succederebbe se facessimo mancare alle nostre aziende per una settimana gli ordini assunti? Se dimostrassimo di essere noi la cinghia di trasmissione che fa andare il motore dell’economia?

Non è pensabile che oltre 280mila agenti di commercio, regolarmente iscritti all’Enasarco, non siano in grado di creare un unico fronte per far valere i propri diritti. Le divisioni devono essere accantonate, per creare un blocco unico in grado di far valere le proprie ragioni. Cosa ci può fare paura visto che siamo alla mercé del mercato, delle aziende e dei nostri clienti? La nostra battaglia deve servire a salvaguardare anche la parte sana della nostra clientela, che negli anni ci ha permesso di lavorare con tanta tranquillità.

Costoro, quasi tutti, allo stato vivono la nostra stessa situazione di precarietà.

Ci sarebbe ancora molto da dire, vedremo più avanti, speriamo che la befana faccia trovare a noi tutti nella calza qualcosa che ci faccia ben sperare per il futuro. Buon 2014 a tutti voi.

Luciano Falgiano

 

Teatro Italia

8 ottobre 2013 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Teatro Italia”
L'attore Peter Ustinov in Diversion No. 2, 1941

L’attore Peter Ustinov in Diversion No. 2, 1941

Al “teatro Italia” va in scena l’ultimo atto (o forse penultimo) della seconda Repubblica

Luciano Falgiano

Un uomo entra in scena armi in pugno. Spara all’impazzata, a salve, verso il pubblico. E’ il personaggio

principale, replica questa scena da vent’anni. E’ un noto malfattore. Si fa scudo di molti attori, grazie ai quali non riesce mai ad essere arrestato dalle forze dell’ordine. Negli anni ha trovato anche altri soggetti compiacenti che ne hanno oscurato le malefatte.

Il pubblico in platea ed in galleria è stufo ormai di questa rappresentazione, e non aspetta altro che lo spettacolo finisca e cali il sipario.

Torna a casa deluso e convinto che se non cambia il copione e non si sostituiscono gli attori, il teatro sarà destinato alla chiusura.

Tornando alla realtà ci si accorge che anche le prove della nuova commedia non danno nessun segnale positivo. Ormai tutti recitano a soggetto, si è tornati alla commedia dell’arte che tanto successo ha avuto tre secoli fa in Europa, della quale gl’italiani sono considerati maestri.

Sono trascorsi vent’anni dall’inizio della seconda Repubblica, e questo tempo sembra essere servito solo ad interrare i rifiuti tossici della prima, producendo grande inquinamento. Cosa si può fare? Difficile dirlo. Tenendo conto che non avere fatto nulla ed avere rimandato tutto a domani, ci ha riportati alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca.

Se consideriamo che ad oggi siamo tutti stremati, imprese, lavoratori, precari, disoccupati, non occupati, pensionati, studenti, neonati, non vedo come potremo sopportare quanto avverrà in seguito alla sciagurata scelta di non governare.

Se dovessimo tornare alle urne i segretari di partito faticherebbero a rastrellare voti.

Dovranno dimostrare che faranno quanto hanno sempre affermato: rivoluzionare l’apparato dello Stato, ridurre il numero dei parlamentari, eliminare i grandi sprechi che si annidano nella spesa pubblica fra cui le Provincie, realizzare una legge elettorale che consenta al cittadino di scegliere il proprio rappresentante togliendo quell’alea di irresponsabilità che lo stesso cittadino tende ad avere perché non può incidere nelle vicende politiche.

E’ tempo che ogni persona di buona volontà si attivi, partecipi, faccia sentire la propria opinione. Solo così riusciremo a venirne fuori.

 

Come ripartire

3 luglio 2013 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Come ripartire”

di Luciano Falgiano  partenza atletica

Dopo le vicissitudini delle varie soluzioni di governo possibile, siamo approdati al mostriciattolo attuale: “larghe intese e larghissime divergenze”, della serie bisogna stare insiemeperforzasenosisfasciatutto.

In questo quadro, abbastanza inusuale, va salvaguardato il comparto delle piccole e piccolissime imprese. E’ questo il punto da quale partire, perché dopo la relazione annuale del governatore della Banca d’Italia, i commenti sono stati tanti. Come di consueto ci sono state posizioni di retroguardia e difensive, così come interessanti analisi e riflessioni. Non si sono viste però analisi che puntano alla coesione fra le forze economiche e sociali, che può divenire, visto che lo è sempre stata, la base della ricostruzione economica e produttiva. E’ da questo che bisogna partire per evitare che tutte le prossime iniziative riformatrici rischino il fallimento oppure, in subordine, la produzione di effetti molto limitati per il Paese e per le nuove generazioni.

Bisognerà ripristinare tra l’altro un rapporto sano tra credito e impresa, dove le banche tornino a svolgere il loro compito istituzionale, evitando gli errori commessi in passato, che le ha poi costrette al blocco di qualunque erogazione.

Rimane fondamentale la necessità di combattere la lotta all’evasione fiscale (si stimano 230 miliardi di euro evasi al fisco nel 2011) con strumenti che non si limitino al controllo dei piccoli esercenti, ma incidano più pesantemente nella ricerca di accordi con i paradisi fiscali. Un capitolo a parte andrebbe aperto nella lotta alle mafie, che nel riciclare i loro ingenti capitali (si stimano 120 miliardi riciclati nel 2011), continuano a falsare e drogare i mercati produttivi e finanziari sia nazionali sia internazionali.

Rimane indispensabile recuperare anche il rapporto tra imprese e sindacati, ove il confronto centrale non potrà che essere l’occupazione e in particolare l’occupazione giovanile.

Ma vi sono anche note positive. Siamo un serbatoio con una capacità industriale e manifatturiera enorme; siamo e restiamo, seppur a fatica, la seconda potenza manifatturiera d’Europa, dopo la Germania. E’ necessario liberare le energie dei nostri imprenditori piccoli, medi o grandi che siano, coloro che insieme ai sindacati hanno fatto risorgere l’Italia dalle macerie della guerra. Non dobbiamo partire come altri paesi, ma solo ripartire perché l’Italia è ricca, ricchissima, di competenze e grande creatività. Puntiamo ancora su questo. Usando l’ingrediente immateriale della coesione sociale si porterà nuovamente l’Italia tra le prime, più rispettate e ascoltate potenze economiche dei paesi industrializzati.

 

Fare presto e fare bene

29 marzo 2013 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Fare presto e fare bene”

di Luciano Falgiano

 

Fare presto e fare bene! L’imperativo che corre sulla bocca di tutti coloro che hanno a cuore le sorti del paese in questi giorni è questo.

Sono giornate convulse queste che precedono la formazione del nuovo governo (chi scrive come tutti, non ha, ad ora, nessuna idea di quali saranno gli sviluppi dell’incarico dato dal Presidente Napolitano all’onorevole Bersani). E’ augurabile che tutto possa risolversi con la costruzione di una maggioranza che dia certezze e stabilità per la prossima legislatura. Più che una speranza deve essere un auspicio perché solo questa condizione potrà essere il prologo di una stagione che si annuncia fondamentale per le sorti della nostra Italia.

Come annunciato da quasi tutte le forze politiche, questa che inizia dovrà essere la stagione delle grandi riforme, sia economiche che strutturali, a partire dal lavoro fino ad una seria riforma elettorale.

Tra queste il lavoro è la priorità assoluta. Senza di esso non vi è futuro, non vi sarà mai nessuna crescita, anzi, restando al palo correremo più rischi di Grecia, Spagna, Portogallo.

Il lavoro, fondamento della democrazia, contemplato nell’art. 1 della nostra costituzione, deve avere una centralità assoluta in tutte le politiche di sviluppo, ed una diffusione ampia e garantita. Bisogna ridurre al minimo tutte le forme contrattuali atipiche affinché i giovani ed i meno giovani possano sentirsi veri lavoratori e non precari occasionali. Per ottenere risultati duraturi bisogna incidere con forza sul costo stesso del lavoro.

giorgionapolitanoLe risorse per fare un operazione di questo tipo devono venire necessariamente da una riduzione sostanziale degli sprechi che si annidano in ogni angolo della Pubblica Amministrazione, della Sanità, della Politica ad ogni livello, sia centrale sia regionale sia locale.

Anche la nostra categoria deve fare la sua parte, la denuncia sociale ci è consentita, perché non esserne partecipi? Il sindacato ha l’autorevolezza, ma forse non la forza, per esprimersi come parte attiva nel confronto pubblico. Per avere forza bisogna essere in tanti, avere obbiettivi comuni ed enunciarli con voce alta.

Il sindacato Lanarc, con tutte le sue componenti consiliari, è impegnato a costruire un futuro qualificato per la categoria degli agenti di commercio. L’auspicio del Consiglio riguarda dunque la maggiore partecipazione degli associati. Se ogni collega farà da cassa di risonanza e promuoverà la nostra realtà associativa, la voce di tutta la categoria sarà percepita con maggiore chiarezza.

 

La sindrome dello struzzo

27 dicembre 2012 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “La sindrome dello struzzo”

struzzo

di Luciano Falgiano

Il 2012 volge al termine. Le festività si avvicinano in un clima di scarsa gioia. I progetti elaborati nell’anno trascorso da ognuno di noi hanno avuto non poche difficoltà a essere realizzati, e per tanti la realizzazione si è dimostrata una chimera. Oramai è evidente che non usciremo dalla recessione fino a quando non avremo un nuovo governo pienamente legittimato dalle urne, e un’opposizione vera e non assoggettata alle bizze di un padrone.

Questa nuova condizione dovrà portarci a una fase di sviluppo che dovrà essere molto energica, perché possa rimettere in moto la nostra economia e nello stesso tempo considerare il welfare non un peso ma parte integrante dei processi di sviluppo.

Oggi troppe risorse economiche vengono sottratte al mercato a causa di una tassazione troppo elevata, da troppi sprechi, e quello che resta deve soddisfare i bisogni necessari a coloro che sono indigenti, incapienti, e al margine del sistema lavoro. Tutto ciò ha prodotto un Pil negativo negli ultimi quattro trimestri e ci ha collocati secondo gli standard economici fra i Paesi in deflazione.

di Luciano Falgiano

Le cifre che leggiamo sono impressionanti: 500mila esercizi commerciali chiusi negli ultimi 4 anni; la disoccupazione ha raggiunto l’11,3 % della forza lavoro, con punte del 34,2 % tra i giovani, che diventa del 50% al Sud.

Preciso che a distanza di circa un anno dell’elaborazione, il Contratto di Lavoro Industria non è stato ancora firmato. Chi mi sa dire per quale motivo?

Queste sono alcune nostre grandi difficoltà, però noi dobbiamo essere fiduciosi, perché un agente di commercio non deve mai dire che le cose vanno male.

Io credo che questa sia una cosa ormai superata, oggi la nostra categoria deve essere consapevole che per partecipare ai processi di sviluppo futuri, deve avere il coraggio di guardare in faccia la realtà che ci circonda. Il tempo degli struzzi è finito. Solo la partecipazione può darci la possibilità di sapere dove stiamo andando. Solo la partecipazione può essere il pungolo per le classi dirigenti dei vari settori che con le loro scelte determinano il futuro. A cominciare dalla LANARC, la nostra realtà associativa. Sì, continuo a insistere su questo principio: ognuno di noi, iscritto o non, ha il dovere, anzi l’obbligo, di interessarsi, partecipare, condividere le scelte che dovranno essere fatte per il sindacato del futuro. La nostra condizione richiede un’attenta riflessione sulle scelte che altri faranno, circa la previdenza e il rapporto con le nostre mandanti.

Settembre, una tappa che inizia in salita

2 ottobre 2012 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Settembre, una tappa che inizia in salita”
di Luciano Falgiano
Dopo la meritata pausa estiva che ognuno di noi si è concesso, prendiamo atto che nulla sembra essere mutato nel nostro quotidiano.
I costi di esercizio continuano a crescere, i clienti sono sempre più attanagliati dalla paura di dover chiudere per manifesta impossibilità nella gestione della loro attività, le aziende mandanti pretendono più fatturato per tenere in linea i loro conti.
Con questa situazione oramai non più sostenibile, il sistema bancario si trincera dietro un “non possumus”, assecondato con grande disinteresse della politica, che di tutto parla, tranne che di come trovare le possibili soluzioni a questo problema.
Come ho già avuto modo di scrivere nel numero precedente, per uscire da questa fase fortemente recessiva abbiamo bisogno di crescita, crescita e ancora crescita.
Le chiacchiere ormai nel Paese non le vuole ascoltare più nessuno. La situazione nella quale ci troviamo non consente più rinvii, ciascuno di coloro che partecipano al processo produttivo deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, senza ricercare nell’altro colui che ha fatto precipitare il paese nella condizione in cui esso è. Anche perché, senza esserne consapevoli, noi agenti di commercio, componente importante e a volte determinante del processo produttivo, a causa del nostro disinteresse di ogni funzione formativa o deliberativa della nostra micro società (leggasi associazionismo sindacale) corriamo il rischio di divenire il capro espiatorio di questa situazione perché portatori d interessi senza forza contrattuale e pertanto soggetti deboli da emarginare e far sottostare alle esigenze di lobby più forti.
Questo è la domanda che dobbiamo porci per il futuro: vogliamo essere soggetti attivi alle decisioni che si stanno prendendo? Siamo interessati ai progetti formativi che l’Associazione Sindacale Lanarc-Usarci sta progettando di mettere in campo?
Quando dico formazione, non intendo invitare gli associati e non, a mettersi dietro un banco ad ascoltare, formazione vuol dire essenzialmente partecipazione attiva. Perché il confronto fra colleghi lo scambio di opinioni e di esperienze è la prima cosa che ci consente di conoscere di apprendere.
Da questa fase si può partire per organizzare dei corsi specifici con l’ausilio di soggetti professionalmente in grado di fornirci l’apertura mentale per affrontare il futuro, con un’attività che sta cambiando, anzi, che questa profonda crisi ha già cambiata.
In altre pagine di questo giornale troverete notizie circa le nuove iniziative che questo consiglio direttivo ha assunto e sta assumendo, per consentire a tutti, la possibilità di fare il proprio lavoro con più libertà di movimento nelle norme create dalla Amministrazione Cittadina con il nostro supporto e soddisfacendo le nostre richieste. Nel prossimo immediato futuro contiamo sviluppando altri incontri con i soggetti preposti di ottenere altre modifiche che migliorino la nostra situazione di operatori del territorio, incidendo anche con misure di ordine economico.
E’ fuor di dubbio che più siamo e meglio potremo, far sentire le nostre rivendicazioni, esporre le nostre esigenze, fare presente alla politica e agli imprenditori che noi ci siamo e che vogliamo partecipare al processo di sviluppo del nostro territorio.
L’imperativo è fare rete, perché un Sindacato è forte quando, a fronte di una grande partecipazione di massa, parla con una sola voce.

La sfida sul credit crunch

3 luglio 2012 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “La sfida sul credit crunch”

di Luciano Falgiano*
Le aziende chiudono, i fatturati calano, le spese aumentano, e la tassazione ha ormai raggiunto livelli insostenibili per tutti. In sintesi, l’economia italiana s’inaridisce.
Oltretutto non si è ancora fatto nulla per invertire la tendenza e disinnescare il terribile spettro della recessione, fase in cui ci troviamo da alcuni anni.
La nostra categoria, che in media ha una scarsa patrimonializzazione, oltre a dimensioni medie ridottissime, non è immune da questi mali.
Si continua a parlare, ormai da molto tempo, delle grosse difficoltà economiche che incontrano la classe imprenditoriale e il mondo del lavoro nel nostro Paese e, quindi, dei problemi che hanno anche i nostri colleghi, i quali esercitano – nonostante tutto – con impegno e determinazione la professione.
Allo stato un agente di commercio non è neppure in condizione di chiedere – anche solo come misura contingente e non strutturale – supporto finanziario alle banche, vista la chiusura del credito. L’espressione “credit crunch”, ovvero stretta sul credito, è diventata di uso comune. Tuttavia forse c’è un modo per uscirne, e si chiama solidarietà.
Ho immaginato la possibilità di utilizzare la nostra Cassa di Previdenza, l’ENASARCO, quale strumento per favorire il sostegno alla categoria in un momento delicato come quello attuale, senza compromettere l’equilibrio della Cassa stessa e il futuro delle nostre pensioni. Faccio riferimento alla gestione del FIRR.
Com’è noto tale fondo contributi accoglie la quota capitale dell’indennità di risoluzione rapporto da riconoscere agli agenti e rappresentanti al termine della loro attività. Detto fondo è alimentato dalle somme versate annualmente alla Fondazione dalle ditte preponenti e si decrementa a fronte degli importi liquidati nell’esercizio ad agenti e rappresentanti che hanno cessato l’attività.
A partire dall’anno 2007, alla gestione del ramo FIRR è stato riconosciuto lo stesso rendimento realizzato sul patrimonio complessivo investito dalla Fondazione, decurtato del costo della polizza assicurativa gravante su tale gestione.
Il Fondo FIRR medio, nel 2010, ha evidenziato un valore di 1.808.374.605, mentre l’utile di tale gestione, al netto della polizza assicurativa, ha prodotto una rendita di euro 24.078.852 data da un rendimento medio dell’1,33% come da bilancio ENASARCO 2010.
L’utilizzo anche solo di una parte di questo rendimento potrebbe rappresentare una buona base di partenza per costruire un organismo a livello nazionale, un Fondo di garanzia, per le richieste di concessioni di crediti da parte dei nostri colleghi. Tale fondo, tenuto conto dei parametri utilizzati abitualmente dalle Banche, avrebbe la capacità di fungere da moltiplicatore per qualche centinaia di milioni di euro attivabili ogni anno.
Si tratta di una risposta concreta verso la categoria che, ogni giorno, chiede al sistema associativo nella sua interezza, assistenza, tutela e visibilità sindacale. Una risposta importante, almeno quanto quella in discussione da anni in ordine agli Enti Bilaterali.
Quest’intervento consente inoltre agli agenti di commercio di consolidare un primato in Italia: quello di non aver mai avuto dallo Stato un solo centesimo d’incentivo o sostegno, anche in termini di ammortizzatori sociali. Le Associazioni di categoria delle nostre mandanti non possono di certo affermare lo stesso.
Si può partire con l’interloquire con il sistema Bancario e in particolare proprio con la Banca che svolge la funzione di tesoreria della Fondazione.
Avendo l’Enasarco la disponibilità del Firr degli Agenti, ed essendo le Banche garantite dal Fondo ipotizzato, non penso che possano essere negate all’iniziativa condizioni di favore in termini di tassi, tempi di erogazione e costi generali.
Per questa o altre misure di sostegno per gli Agenti, specie quelli appartenenti alle categorie più deboli (giovani, anziani e monomandatari), può essere utilizzata anche una parte dei cosiddetti “fondi dormienti” o, per meglio dire, una parte di quei versamenti contributivi fatti dai colleghi che non avendo raggiunto i requisiti minimi non ne potranno godere in termini pensionistici.
Poiché dalla lettura del bilancio della Federazione non sono desumibili tali dati, vorrei chiedere ai nostri delegati ENASARCO se è possibile ottenerne una stima.
Dal momento che tali fondi esistono e non dovrebbero essere considerati nel calcolo della “sostenibilità” del sistema delle pensioni, possono essere utilizzati come una sorta di “Confidi” a favore di coloro che, regolarmente iscritti all’ENASARCO, richiedono credito senza la necessità di presentare eccessive garanzie, ma utilizzando proprio il loro FIRR maturato quale elemento garante.

*Presidente Lanarc-Usarci

Le banche tornino ad erogare credito

30 marzo 2012 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Le banche tornino ad erogare credito”

di Luciano Falgiano*

Sono trascorsi oltre 100 giorni dall’insediamento del governo Monti, da tutti salutato come la panacea dei nostri mali. Certamente il Prof. Monti ha dato prova di essere un economista molto stimato a livello internazionale, e un politico raffinato, tuttavia la tanto agognata ripresa stenta ad arrivare.
In teoria, infatti, Monti è riuscito a sistemare i conti e a ridare al paese quella credibilità che negli ultimi venti anni era andata perduta. Grazie a lui ed il suo governo l’Italia è rientrata a pieno titolo nell’Europa che conta, e ha acquisito un notevole potere contrattuale anche fuori dai confini europei. Anche i sondaggi gli danno ragione, considerando l’alta percentuale di gradimento riscontrabile fra i cittadini italiani, compresi coloro che non hanno ancora beneficiato dei suoi interventi.
Un arduo compito il suo, disinnescare gli effetti della finanza “creativa” del passato che ha fatto retrocedere l’economia italiana portandola vicino al punto di non ritorno, come dimostrano i dati relativi al primo trimestre del 2012, in cui si riscontra il progressivo deterioramento degli indicatori congiunturali. Tuttavia allo stato attuale non è certo se, almeno nel breve termine, la politica montiana abbia affetto. E cioè se gli interventi del premier porteranno nell’immediato maggiore sviluppo e quindi più occupazione. Per questo ritengo sia opportuno soffermarsi su un aspetto centrale dell’attuale congiuntura economica, finora trascurato: il credito.
Tutti sappiamo quanto sia importante garantire alla popolazione la capacità di spesa, che si ripercuote poi sui consumi. Se alle categorie di lavoratori dipendenti bisogna garantire un giusto salario, agli imprenditori non gli si può impedire la possibilità di accedere al credito. Il credito, ben indirizzato, crea migliore opportunità all’impresa per innovare, ampliare, competere nel mercato, facendo da volano per innescare crescita e dunque nuova occupazione, ma questa parte della politica del professore non l’abbiamo ancora vista realizzata.
Si ha l’impressione che le banche abbiano preso ciò che l’Europa, tramite la Bce, ha elargito, cioè oltre 1ooo miliardi di Euro al tasso dell’uno per cento, ma che abbiano trovato più comodo investirlo in BOT – CCT – BTP, che ai tassi correnti remunerano l’impiego con la media del 6%. Infatti gli interventi sul credito alle famiglie e alle imprese sono diminuiti di venti miliardi di euro, a fronte di una crescita d’investimento su titoli di stato di trentotto miliardi di euro.
Perché, dunque, il Professor Monti, non interviene su questo fronte? Perché il ministro Passera, che conosce a fondo le dinamiche finanziare, non pone un freno a questa situazione?
Se oggi nelle agenzie bancarie non c’è più la folla di un tempo, ciò non dipende dall’automazione come vorrebbe farci credere qualcuno, ma è il meccanismo che si è inceppato. Di contro negli uffici delle finanziarie associate a istituti di credito di rilevanza nazionale ed europea si può accedere solo per appuntamento, data l’enorme richiesta di credito. L’inconveniente è che in queste sedi il Taeg, tasso annuo effettivo globale, raggiunge punte del 12,5 %.
La mia non è dietrologia, ma la constatazione di una realtà. Auspico che il Presidente del Consiglio, persona stimabile per la sua onestà intellettuale, prenda coscienza con concretezza di una realtà che a lungo andare ci affamerà, facendo sprecare risorse in favore dei potentati finanziari, e a scapito di coloro i quali promuovono la produzione di beni e servizi.

Presidente Lanarc – Usarci