Come ripartire

3 Luglio 2013 Posted by Articoli, Sindacato 0 thoughts on “Come ripartire”

di Luciano Falgiano  partenza atletica

Dopo le vicissitudini delle varie soluzioni di governo possibile, siamo approdati al mostriciattolo attuale: “larghe intese e larghissime divergenze”, della serie bisogna stare insiemeperforzasenosisfasciatutto.

In questo quadro, abbastanza inusuale, va salvaguardato il comparto delle piccole e piccolissime imprese. E’ questo il punto da quale partire, perché dopo la relazione annuale del governatore della Banca d’Italia, i commenti sono stati tanti. Come di consueto ci sono state posizioni di retroguardia e difensive, così come interessanti analisi e riflessioni. Non si sono viste però analisi che puntano alla coesione fra le forze economiche e sociali, che può divenire, visto che lo è sempre stata, la base della ricostruzione economica e produttiva. E’ da questo che bisogna partire per evitare che tutte le prossime iniziative riformatrici rischino il fallimento oppure, in subordine, la produzione di effetti molto limitati per il Paese e per le nuove generazioni.

Bisognerà ripristinare tra l’altro un rapporto sano tra credito e impresa, dove le banche tornino a svolgere il loro compito istituzionale, evitando gli errori commessi in passato, che le ha poi costrette al blocco di qualunque erogazione.

Rimane fondamentale la necessità di combattere la lotta all’evasione fiscale (si stimano 230 miliardi di euro evasi al fisco nel 2011) con strumenti che non si limitino al controllo dei piccoli esercenti, ma incidano più pesantemente nella ricerca di accordi con i paradisi fiscali. Un capitolo a parte andrebbe aperto nella lotta alle mafie, che nel riciclare i loro ingenti capitali (si stimano 120 miliardi riciclati nel 2011), continuano a falsare e drogare i mercati produttivi e finanziari sia nazionali sia internazionali.

Rimane indispensabile recuperare anche il rapporto tra imprese e sindacati, ove il confronto centrale non potrà che essere l’occupazione e in particolare l’occupazione giovanile.

Ma vi sono anche note positive. Siamo un serbatoio con una capacità industriale e manifatturiera enorme; siamo e restiamo, seppur a fatica, la seconda potenza manifatturiera d’Europa, dopo la Germania. E’ necessario liberare le energie dei nostri imprenditori piccoli, medi o grandi che siano, coloro che insieme ai sindacati hanno fatto risorgere l’Italia dalle macerie della guerra. Non dobbiamo partire come altri paesi, ma solo ripartire perché l’Italia è ricca, ricchissima, di competenze e grande creatività. Puntiamo ancora su questo. Usando l’ingrediente immateriale della coesione sociale si porterà nuovamente l’Italia tra le prime, più rispettate e ascoltate potenze economiche dei paesi industrializzati.

 

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