Gli agenti di commercio e l'Iva per cassa

27 Dicembre 2012 Posted by Articoli, L'angolo del commercialista 0 thoughts on “Gli agenti di commercio e l'Iva per cassa”

acconto-ivadi Mario Marsico

Tra i tanti problemi fiscali che incombono sulla categoria, uno che è stato sempre visto con particolare criticità: l’agente di commercio è costretto ad anticipare il pagamento d’imposte in misura maggiore rispetto a quanto avviene per altri contribuenti.

Il meccanismo concernente la “liquidazione” delle provvigioni e al conseguente incasso delle stesse comporta una notevole sperequazione con riferimento sia alle imposte dirette sia, per il comparto IVA, a quelle indirette.

Il diritto dell’agente alla provvigione e il relativo pagamento sono legati a elementi diversi previsti dalla legge, dalla contrattazione collettiva o da quella individuale.

 Il codice civile (art 1748) ai fini del sorgere di tale diritto fa esclusivamente riferimento alla conclusione diretta o indiretta del contratto da parte dell’agente. Aggiunge, poi, che la provvigione spetta, salvo che sia diversamente pattuito, al momento dell’esecuzione delle prestazioni della preponente (consegna della merce al cliente) o, al più tardi, inderogabilmente, dal momento e nella misura in cui il terzo ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione (pagamento del prezzo), sempre che la preponente abbia seguito la prestazione a suo carico. Il diverso accordo individuale non può, comunque, posticipare la maturazione del diritto al momento in cui avviene l’incasso del prezzo da parte della mandante, il cosiddetto buon fine dell’affare.

Una volta maturato il diritto alla provvigione si passa alla fase della relativa quantificazione. Finiti i conteggi, la mandante invia all’agente il cosiddetto estratto conto con il quale avviene la liquidazione in senso economico, non finanziario, della provvigione, con l’accertamento del credito dell’agente. La liquidazione delle provvigioni avviene normalmente entro un certo termine. L’art. 7 dell’Aec settore Commercio del 16/2/2009 prevede, ad esempio, che la consegna dell’estratto conto avvenga al più tardi l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre in corso nel quale le provvigioni sono maturate. Entro il medesimo termine deve essere fatto il pagamento all’agente. Nella pratica tale termine viene, normalmente, a dilatarsi.  Non parliamo, poi, di quanto avviene in periodi, come l’attuale, di forte crisi economico-finanziaria del Paese in cui i tempi tra l’ordine dell’agente, l’esecuzione della mandante, l’invio dell’estratto conto e il pagamento del dovuto possono essere valutati, talvolta, anche oltre l’anno. Ne consegue che l’agente, tassato per competenza e non per cassa, da un punto di vista reddituale si trova a pagare per un esercizio le imposte dirette su redditi che saranno conseguiti in tempi non brevi. E tale discrasia tra imposte da pagare e mezzi finanziari necessari a coprirle – il corrispettivo relativo alle provvigioni – è aggravata, poi, dal pernicioso meccanismo degli acconti d’imposta da calcolarsi sul dato storico dell’esercizio precedente o sull’ammontare presunto del reddito esercizio in corso.

Ma il problema si presenta anche per l’Iva, e qui veniamo all’argomento che ci interessa.

Com’è noto, le provvigioni liquidate in base all’estratto conto della mandante (secondo il criterio sopra indicato) andrebbero fatturate al momento  dell’incasso (art. 6  DPR 633/72).  A tal fine si potrebbe quindi emettere, secondo quanto prescritto dalla normativa, una semplice “nota specifica” (assoggettata a bollo) in luogo della fattura, sulla quale indicare che la fattura medesima sarebbe stata emessa all’atto dell’incasso del corrispettivo, evitando in tal modo di anticipare l’IVA dovuta sugli imponibili relativi.  Ma pur esistendo tale sistematica prevista per legge le mandanti, per evitare complicazioni contabili, provvedono al pagamento solo dopo il ricevimento della formale fattura.

Orbene, l’emissione della fattura, ancorché il pagamento delle provvigioni non sia ancora avvenuto, fa anticipare (in base al citato art. 6 DPR 633/72) il momento imponibile e, quindi, la debenza dell’IVA nel periodo mensile o trimestrale prescelto.

Anche in questo caso l’anticipazione dell’imposta all’erario, prima di venire in possesso della necessaria provvista derivante dal pagamento della fattura, diventa un ingiusto e insopportabile onere finanziario che si va ad aggiungere all’imposta dovuta, e rappresenta una sorta di “finanziamento” a favore della mandante-preponente che, invece, detrae l’Iva sulle fatture ricevute, ancorché non pagate.

Già con il Decreto Legge 185/2008 (cosiddetto decreto “Anti  Crisi”) fu prevista la possibilità di versare l’Iva al momento del pagamento della fattura da parte della casa mandante e non più al momento dell’emissione della fattura. Un decreto del ministero dell’Economia di fine di marzo 2009, che rendeva operativo il Decreto Legge, consentiva ai soggetti con volume di affari non superiore a 200mila euro tale possibilità. In ogni caso, pur alla presenza della possibile dilazione, l’Iva doveva essere necessariamente versata entro un anno dall’emissione della fattura.

In altre parole un agente di commercio che intendeva utilizzare tale agevolazione doveva indicare tale intenzione apponendo sulla fattura medesima un’apposita annotazione che evidenziava la scelta dell’“Iva per cassa”, inserendo l’importo di tale imposta nella liquidazione del periodo (mensile o trimestrale) relativo alla data d’incasso della fattura, e non in quello in cui la fattura è stata emessa.

Il predetto regime di versamento dell’Iva “per cassa” utilizzabile negli anni 2009-2010-2011 per la sua applicazione, infatti, obbligava il soggetto emittente la fattura ad apporre sul singolo documento la dicitura: “Operazione con Iva ad esigibilità differita ex art.7 D.L. 185/2008”.

Per i soggetti che avevano esercitato l’opzione dell’“IVA per cassa” per il predetto periodo, anche la detrazione dell’’imposta assolta sugli acquisti doveva avvenire con lo stesso criterio. La scelta di tale metodo poteva riguardare anche solo alcune fatture, anche se l’adozione “parziale” dell’agevolazione poteva comportare problemi di natura contabile e amministrativa.

E’ veniamo alla situazione attuale.

Con l’art. 32-bis della legge 7 agosto 2012 n. 134 è stata modificata e rivista la liquidazione dell’Iva secondo la contabilità di cassa, la cosiddetta “Cash accounting”.

La procedura in questione, entrata in vigore il 1° dicembre u.s. è stata resa più omogenea e, pertanto, si prevede che la stessa sia utilizzata in un numero certamente molto più esteso di casi soprattutto per le maggiori difficoltà finanziarie che colpiscono l’agenzia commerciale come molti altri settori di attività.

Vediamo quali sono le caratteristiche principali di tale “rivisitato” istituto normativo.

·                  Con riferimento ai soggetti che possono applicare tale istituto, va evidenziato che il precedente limite massimo di volume di affari (per gli agenti provvigioni fatturate annue) di euro 200mila (in tale tetto rientrano la stragrande maggioranza delle agenzie) è stato elevato a euro due milioni.

·                  Il regime è facoltativo come lo è stato finora.  L’applicazione è, pertanto, opzionale ma essa riguarda tutte le operazioni effettuate, mentre prima poteva riguardare anche singole operazioni ovvero singole fatture.

·                  L’agente diventa debitore per l’Iva dovuta all’operazione di volta in volta fatturata (facendo rientrare l’importo relativo nella liquidazione del periodo) o al ricevimento del pagamento della stessa da parte della mandante. Se il pagamento non avviene trascorso un anno dall’effettuazione dell’operazione, l’imposta differita va in ogni caso compresa in liquidazione e versata. Ciò non avviene se la mandante sia sottoposta a procedure esecutive e/o concorsuali.

·                  La detrazione dell’Iva assolta sulle fatture passive, a differenza del passato regime (nel quale si prescindeva dall’avvenuto pagamento della spesa al fornitore) è oggi legata al pagamento del fornitore medesimo o, in ogni caso, decorso un anno dal momento in cui l’imposta è diventata esigibile.  In caso di pagamento parziale del corrispettivo è prevista la detrazione proporzionale dell’imposta in base al rapporto tra quanto pagato e quanto complessivamente dovuto.

La mandante, a sua volta, a differenza di quanto sinora previsto detrae l’Iva addebitata dall’agente al momento di effettuazione dell’operazione, a prescindere dal pagamento. Il differimento dell’imposta è quindi neutrale e simmetrico, diversamente dal passato. Il sistema sta producendo i suoi effetti positivi sull’agente che lo adotta, ma non comporta alcuna penalizzazione e/o onere aggiuntivo sulla mandante, la quale continua a esercitare il suo diritto alla detrazione dell’imposta secondo le regole ordinarie, non avendo più interesse a scoraggiare, come in passato, l’agente dall’utilizzo di tale pratica.

Da un punto di vista formale permane comunque l’obbligo per l’agente di indicare sulla fattura emessa nei confronti della mandante, così come per gli altri destinatari che l’operazione è svolta nel regime “Iva per cassa” (“operazione con IVA per cassa ai sensi dell’art. 32-bis del D.L. n. 83/2012”). Tale indicazione ha il valore di  una espressione del comportamento concludente dell’agente. L’omissione di tale indicazione non comporta la disapplicazione del regime mentre è sanzionata quale violazione di tipo formale.

Un’ultima notazione: per l’agente che intende applicare la disciplina dell’”IVA per cassa”, solo le fatture che ancora non hanno formato oggetto di liquidazione dell’imposta alla data dell’1/12 /2012 concorrono al nuovo regime.

La circolare 26/11/2012 n. 44/E dell’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti riguardanti l’applicazione del regime in questione. Il provvedimento direttoriale del 21/11/2012 ha confermato che l’opzione per l’“IVA per cassa” si esercita con il comportamento concludente del contribuente per tutte le operazioni effettuate e ricevute, ferma restando l’esclusione delle operazioni attuate nei confronti di privati. La scelta del regime sarà confermata, per chi lo adotta dall’1/1/2012, nel modello Iva 2014.

L’adozione del regime dell’Iva per cassa vedrà, in questi anni di difficoltà congiunturali e di mancanza di liquidità, un maggiore ricorso da parte della categoria per i vantaggi finanziari che esso comporta. Va sottolineato, però, che aumenteranno le complicazioni contabili per i contribuenti che non sono in contabilità ordinaria ma in contabilità semplificata dal momento che gli stessi non registrano i movimenti finanziari e quindi non sono in grado di stabilire agevolmente quando l’Iva sia a debito o detraibile ai fini della liquidazione periodica. Occorrerà, pertanto, la tenuta di una prima nota cassa per seguire i movimenti finanziari con la relativa previsione costi / benefici al fine di effettuare razionalmente la scelta.

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