Il trattamento fiscale delle indennità di fine rapporto

8 Ottobre 2013 Posted by Articoli, L'angolo del commercialista 2 thoughts on “Il trattamento fiscale delle indennità di fine rapporto”

L’angolo del commercialista

Mario Marsicocontribuente

Un argomento che forma oggetto di continue richieste di chiarimenti riguarda il trattamento ai fini fiscali, sia dal punto di vista delle imposte dirette sia ai fini IVA,  delle indennità dovute all’agente per cessazione del mandato,  rappresentando tale problematica per la categoria, spesso,  motivo di incertezza operativa.

Con la risoluzione del rapporto di agenzia, a seconda della modalità con cui avviene lo scioglimento del contratto,  competono  all’agente una o più indennità a vario titolo: indennità di risoluzione rapporto, indennità suppletiva di clientela, indennità sostitutiva del preavviso,  indennità per patto di non concorrenza.

Vediamo le diverse ipotesi.

 

1) IMPOSTE DIRETTE

Queste singole indennità, a tali fini,  vengono trattate tutte   con le stesse modalità,  rientrando tutte nella fattispecie delle “indennità di fine rapporto” e sono richiamate dagli artt. 17 , comma 1, lettera d) e 53 comma 2 lettera e)   del Testo Unico delle Imposte sui Redditi  917/86.

Ai fini dell’assoggettamento a tassazione occorre però distinguere  se il percettore è imprenditore individuale  o si tratta di agenzia  che svolge l’attività in forma societaria.

a) Impresa individuale

Preliminarmente va sottolineato che il reddito dell’agente di commercio è  classificato, come è noto,  come reddito d’impresa. Avendo tali indennità la natura di elemento sostitutivo del reddito, per gli agenti che svolgono l’attività sotto  forma di ditta individuale le predette  indennità  sono,  dal legislatore fiscale,  classificate nella categoria dei redditi di lavoro autonomo. Conseguenza naturale di tale trattamento è l’assoggettamento alla  ritenuta d’acconto del 20%   prevista dall’art. 25,  comma 2 del DPR 600/73 per i tale categoria reddituale:  la mandante, nella qualità di sostituto d’imposta, all’atto del pagamento trattiene sul relativo importo da erogare   un’ imposta,  a titolo di  acconto,   che sarà scomputata in sede di tassazione definitiva del reddito. Tale ritenuta deve essere, ovviamente, operata anche dall’agente singolo che corrisponde  indennità di tale tipo ai propri sub-agenti che operano anch’essi in forma individuale.  Il versamento della ritenuta all’Erario (con utilizzo del  Mod. F24  e codice tributo 1040)  dovrà essere effettuato entro il giorno 16  del mese successivo a quello di pagamento.

In sede di dichiarazione dei redditi dell’annualità in cui sono percepite,  tali indennità, rientranti nella categoria dei redditi di lavoro autonomo, saranno  assoggettate  ,   a scelta del percipiente, a  tassazione separata  (in base al richiamato art. 17,  comma 1 lettera d)  o a  tassazione ordinaria.

Con  la prima opzione  (che rappresenta la regola generale) le indennità   saranno tassate (secondo   quanto previsto dall’art. 21 del citato  TUIR),  con l’aliquota corrispondente   alla metà del reddito  complessivo netto  del biennio  precedente all’anno in cui è sorto il diritto alla loro percezione a seguito di  liquidazione  da parte dell’Amministrazione Finanziaria che terrà conto , ovviamente, delle ritenute già operate dal soggetto erogante.

Con l’opzione per la  tassazione ordinaria tali somme saranno  incluse  nel reddito complessivo  del percipiente relativo al  periodo  in cui avviene la riscossione  dell’indennità. Ovviamente tale opzione sarà esercitata in presenza di un reddito  ordinario del periodo  più basso di quello corrispondente  alla media del biennio precedente che, con la tassazione separata,  condurrebbe all’applicazione di un’aliquota media IRPEF più elevata.

Va detto, altresì, che un ulteriore motivo a favore della  tassazione ordinaria potrebbe risiedere  nella volontà di chiudere il debito d’imposta  verso l’Erario,  senza attendere i tempi più lunghi  della riliquidazione d’ufficio dell’imposta,   con un onere fiscale  che graverebbe finanziariamente su un periodo successivo alla percezione del compenso.

Ai fini IRAP le indennità di fine rapporto fanno parte del valore della produzione netta e,  quindi,  dell’imponibile.

b) Agenzie sotto forma societaria

Le indennità maturate  a favore della società (il mandato è conferito alla società, soggetto autonomo rispetto ai  soci)  non concorrono  alla formazione del reddito d’impresa, così come previsto dall’art.56 c.3 lett. a) del TUIR,  e sono assoggettate a tassazione separata (quadro RM di Unico), in capo ai soci, nell’anno di percezione, con eventuale opzione da parte degli stessi  per la tassazione ordinaria. L ’ammontare di tali indennità  verrà, pertanto,  ripartito dalla società  in capo ai soci  ed a questi certificato  con  apposita dichiarazione.

Ai fini IRAP per le società di persone  la predetta opzione non muta la  natura di tali indennità quale componente positivo che concorre alla formazione della base imponibile, indipendentemente dalla variazione in diminuzione operata per determinare il reddito di partecipazione di fini IRPEF.

 

2) IVA

Stante la natura risarcitoria delle indennità di fine mandato  le stesse sono fuori dal campo  dell’Imposta sul valore aggiunto  non rappresentando il corrispettivo di una prestazione di servizi.

 

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2 thoughts on “Il trattamento fiscale delle indennità di fine rapporto”

  1. Raffaele Fantasia ha detto:

    COME VIENE RIPARTITO L INDENNITA’ NEL CASO DI SOCIETA’ DI PERSONE, 3 SOCI, CHE HANNO DURANTE IL RAPPORTO CON LA MANDANTE MUTATO LE QUOTE DI PROPRIETA’?
    ES INIZIO RAPPORTO 2010 2 SOCI 50% CIASCUNO
    DAL 2014 65% E 35%
    DAL 2017 65% 20% E 15%

    1. webmaster ha detto:

      Salve, le indennità percepite da una società vanno ripartite secondo le quote attuali detenute da ciascun socio

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