La condotta del terzo può causare la risoluzione del contratto di agenzia

2 Ottobre 2012 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “La condotta del terzo può causare la risoluzione del contratto di agenzia”
di Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione
Il contratto di agenzia, al pari di quello di lavoro subordinato, con il quale presenta nessi causali, si basa sull’intuitus personae, ossia su di un legame fiduciario tra gli stipulanti talmente stretto da non essere ammissibile né la sostituzione dell’agente con altra persona né la cessione del contratto ed  il cui venir meno, incrinando la fiducia, determina lo scioglimento del rapporto.
Il potere di determinare la durata del rapporto di lavoro e, in particolare, la valutazione fiduciaria del comportamento dell’altra parte, è affidata nel nostro ordinamento a ciascuno dei contraenti, ai quali è riconosciuta la facoltà di recedere dal contratto con preavviso (recesso ordinario), anche contro la volontà dell’altro (art. 2118 c.c.). Ciascuna parte, inoltre, può recedere dal rapporto prima della scadenza (nel caso si tratti di contratto a termine) o senza osservare il preavviso (per il contratto a tempo indeterminato) in presenza di un inadempimento del lavoratore talmente grave da non consentire, neanche in via provvisoria, la prosecuzione del rapporto di lavoro (art. 2119 c.c.).
La “ giusta  causa” di risoluzione deve comunque consistere in un fatto tale da porre in grave crisi l’elemento fiduciario delle parti, indipendentemente dall’esistenza o meno di un danno attuale.
A tal proposito, poiché l’obbligazione fondamentale dell’agente si concretizza in un regolare e stabile contatto con la clientela al fine di promuovere la conclusione di contratti, sono fattispecie di grave inadempimento – e quindi comportamenti idonei a legittimare la risoluzione da parte della mandante con effetto immediato per fatto e colpa dell’agente medesimo, rendendo impossibile la permanenza in vita del rapporto – l’ingiustificata inattività, l’appropriazione indebita di somme incassate per conto della mandante attraverso il ritardo nella loro rimessa al titolare; il mancato raggiungimento del volume d’affari minimo pattuito con il preponente; la violazione dell’esclusiva per svolgimento di attività per ditte concorrenti; il mancato svolgimento dell’incarico con la richiesta diligenza; la violazione dell’obbligo d’informazione ex art. 1746 c.c.
Sotto questo profilo di recente si sono verificate ipotesi in cui hanno assunto importanza, ai fini del recesso dal contratto di agenzia per giusta causa, i comportamenti adottati dai collaboratori dell’agente in grado di minare il vincolo fiduciario tra quest’ultimo e il preponente.
Alcune recenti pronunce giurisprudenziali hanno, infatti, riproposto l’annosa questione dell’applicazione dell’art. 2119 c.c. al contratto di agenzia con particolare riguardo all’incidenza del comportamento inadempiente di un soggetto terzo rispetto all’agente titolare del contratto di agenzia, ma a quest’ultimo riconducibile (Cass. civ., Sez. II, n. 9779/2011; Cass. civ., Sez. lavoro n. 14771/2008).
Lo scioglimento del contratto di agenzia per giusta causa può essere, quindi, determinato anche da una condotta di un soggetto che, ancorché formalmente terzo rispetto all’agente, sia a esso direttamente o indirettamente collegato.
Invero, se ciò che rileva ai fini del legittimo esercizio della facoltà di recesso per giusta causa è il fatto incidente sull’affidamento di una parte verso l’altra, indipendentemente dalla ricaduta che esso abbia o non nell’economia del rapporto di scambio, possono assumere importanza anche condotte di terzi che, per il loro collegamento, a vario titolo con l’agente, siano tali da far venir meno nella mandante l’aspettativa che la futura esecuzione del contratto avvenga in maniera conforme agli obblighi convenzionali o di legge, incluso quello generale di correttezza sancito dall’art. 1375 c.c.
La giusta causa di recesso dipende, quindi, dalla violazione, anch’essa qualificabile come inadempimento, del dovere di correttezza dell’agente, il quale deve mantenere la propria organizzazione aziendale al riparo dall’ingerenza di un soggetto, formalmente terzo ma a esso collegabile in via diretta o indiretta.
Diversamente l’agente risponderà per culpa in eligendo e/o in vigilando, dei comportamenti posti in essere dai propri collaboratori che determinino una lesione nell’ambito del contratto di agenzia in essere con la preponente, “spezzando” quel vincolo fiduciario necessario per la conservazione del contratto stesso.
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