La delega condominiale

9 Luglio 2015 Posted by il condominio 0 thoughts on “La delega condominiale”

Si nota, da un po’ di tempo, un certo disinteresse o addirittura fastidio alla partecipazione alle assemblee condominiali.

La fantozziana immagine dei condomini armati di elmetto e bastoni è sicuramente un’esasperazione del clima che si vive, ma alla base di ogni esasperazione vi è sempre una virgola di verità. Partecipare a un’assemblea non è certamente un momento di relax, anzi, e la conseguente disaffezione viene di solito colmata con la delega.

La delega deve avere forma scritta e chiunque può essere delegato (unica eccezione è l’amministratore come vedremo in seguito).

Fino al varo della legge n. 220/2012 si notava un’incetta di deleghe al fine di raggiungere i quorum deliberativi. Molto spesso alcuni condomini o l’amministratore stesso erano portatori di un numero sensibile di deleghe che, di fatto, indirizzava, nel bene e/o nel male le decisioni.

Alla data odierna esistono dei limiti a tale organizzazione.

L’art. 67 disp. att. c.c. commi 3, 4 e 5 recita che in un condominio con più di venti condomini, nessuno può rappresentare più di 1/5 dei condomini e del valore proporzionale.

Quindi in un ipotetico condominio di 21 soggetti, nessuno potrà avere più di 4 deleghe che superino più di 200 millesimi).

Inoltre, altra novità introdotta dalla legge 220/2012, l’amministratore non può avere deleghe.

In caso di violazione è possibile impugnare la delibera ai sensi dell’art. 1137 c.c.

Tale normativa non è derogabile da un regolamento condominiale (vedasi art. 71 dd.aa. c.c.), ma ciò che è possibile ipotizzare una norma ancora più stringente (cioè un regolamento contrattuale che limiti maggiormente il numero di deleghe).

Lo spirito è sicuramente quello di evitare un accentramento di potere nelle mani di un solo o pochi soggetti. L’idea è sicuramente degna di nota, ma nella realtà è di scarsa efficacia.

Nulla vieta all’amministratore o al condomino “rastrellatore” di girare la delega ad altro soggetto, anche esterno (si pensi ad un amico, ad un collaboratore, ecc.) eludendo di fatto il limite.

Occorre subito precisare che chi è delegato non può a sua volta delegare, ma una delega in bianco (senza il nome del delegato) non è così rara da vedere, oppure si “consiglia” al condomino chi delegare. Le riflessioni su tali stili etici sono molteplici! Cosa accade in quei condomini con meno di 20 condomini?

Tranne il limite di non poter delegare l’amministratore, nulla è cambiato rispetto al passato. L’assemblea potrebbe approvare una clausola in cui si adottano i dettami dell’art. 67 dd.aa.

E’ sufficiente il voto favorevole della maggioranza dei partecipanti che rappresentino almeno la metà del valore millesimale dell’edificio (vedasi art. 1138 c.c.).

A molti sfugge un aspetto importantissimo della delega. Conferire delega a qualcuno significa obbligarsi in proprio nei confronti del condominio e delle decisioni che vengono adottate.

La delega è un atto molto serio della vita condominiale, in quanto si trasferisce il proprio potere decisionale nelle mani di un’altra persona. Occorre avere grande fiducia in chi si delega, ma soprattutto occorre capire se questi ha una onestà intellettuale anche nel non votare o anche votare contrario se pensa che una decisione possa danneggiare, nell’immediato o nel futuro, il proprio rappresentato.

Partecipare all’assemblea non è un obbligo, ma un diritto. Il consiglio è quello di partecipare sempre alla vita condominiale, perché in assemblea si decide anche del proprio portafoglio e della propria casa. Nessuno più di noi stessi ha a cuore i propri sacrifici.

 

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