La redditività e il punto di equilibrio

9 Luglio 2015 Posted by Articoli, L'angolo del commercialista 0 thoughts on “La redditività e il punto di equilibrio”

Ogni operatore economico nelle sue decisioni deve fondare le sue scelte su elementi razionali, su dei numeri, su elementi quantitativi e non certamente su presupposti di carattere qualitativo.

Per le proprie scelte l’agenzia, come una qualsiasi altra impresa commerciale, ha bisogno di collocare il processo operativo in un ben determinato schema conoscitivo. All’agente di commercio nell’attuale realtà economica non basta più “saper vendere” un prodotto o un servizio ma deve avere altre conoscenze di carattere manageriale. Si rende, pertanto necessaria la divulgazione di argomenti di carattere tecnico-economico che possano essere di ausilio nella gestione dell’azienda che svolge attività di agenzia.

Vogliamo occuparci in questa sede, sia pure in maniera semplice, di uno strumento che consente di individuare il livello del volume delle provvigioni che bisogna raggiungere per entrare nella zona della redditività positiva ovvero nell’area dei profitti. Ci riferiamo alla conoscenza del cosiddetto “punto di pareggio” o com’è indicato nella letteratura anglosassone il “break even point” (BEP). Tale volume delle provvigioni determina la soglia di convenienza a operare da parte dell’agenzia e aiuta a definire le strategie e approfondire le alternative per accrescere la redditività.

Ogni azienda, anche minima, ha una sua struttura economica rappresentata da costi e ricavi. I costi sono collegati, nel continuo processo gestionale, all’acquisizione di fattori produttivi rappresentati essenzialmente da capitali, lavoro e servizi vari. Tutte le volte che l’agenzia operativamente entra in contatto con il “mercato d’acquisto” per procurarsi i fattori produttivi necessari per lo svolgimento della propria attività gestionale sostiene dei costi.

A ogni fattore produttivo corrisponde un COSTO. Così all’acquisizione di un fattore produttivo appartenente alla categoria dei “capitali”, come l’autovettura o le attrezzature di ufficio (mobili e arredi, computer, fax ecc.), corrisponde un costo che, come vedremo, va economicamente ripartito per tutti gli esercizi amministrativi in cui il bene rilascia la sua utilità attraverso la procedura dell’ammortamento. E ancora a fronte dell’acquisizione dei suddetti beni strumentali nel caso di pagamento dilazionato del relativo importo può verificarsi il sorgere di un costo rappresentato dagli interessi passivi. Ancor più immediato è il concetto di costo legato all’acquisizione del fattore lavoro (rappresentato dal personale dipendente dell’agenzia) relativo a retribuzione “immediata” (stipendio) e relativi oneri contributivi e assistenziali o “differita” come la quota di Trattamento di fine rapporto (TFR) dell’anno.

Vi sono poi costi per l’acquisizione di altri fattori produttivi rappresentati da “servizi” come canoni di locazione energia, telefoniche, cancelleria, manutenzione ed esercizio dell’auto, eventuali provvigioni a sub agenti, pubblicità e così via. Un particolare (e poco gradito costo) è rappresentato dal prelievo dello Stato a titolo di “imposta”.

Tutte le spese dell’agenzia, in questa sede sono semplicemente adombrate, nella loro totalità vanno a formare la struttura dei costi aziendali i quali sono opportunamente elencati, una volta riferiti a un certo periodo, nella parte di sinistra (la prima in cui si scrive) di un apposito prospetto detto “Conto economico” che convenzionalmente (senza alcun’altra motivazione) è chiamata sezione “DARE”.

Ai costi sostenuti dall’agenzia si contrappongono le espressioni monetarie dei servizi forniti da quest’ultima a favore della preponente nell’attività caratteristica della sua gestione rappresentata dalla promozione delle vendite. Più in particolare le provvigioni conseguite a fronte dell’attività svolta con l’ausilio dei fattori produttivi accennati costituiscono i RICAVI.

Nel convenzionale schema rappresentato dal Conto Economico a sezioni contrapposte i ricavi si collocano, appunto per contrapposizione, nella sezione di destra.

Dal confronto di costi e ricavi di un certo periodo e quindi dalla differenza tra i due elementi nasce il risultato economico detto “reddito” denominato “utile” (ricavi > costi) o “perdita” (costi > ricavi). Una suddivisione dei costi importante per i fini che qui ci prefiggiamo è quella relativa a costi “fissi” e costi “variabili” a seconda che gli stessi non cambiano (entro certi limiti) o variano nella loro entità (proporzionalmente, meno o più che proporzionalmente) a seconda del volume di attività e di volume di affari. Esempio di costo fisso che riguarda la struttura organizzativa è quello rappresentato dal costo di un collaboratore dipendente dell’agenzia (es. impiegato amministrativo), dalle quote di ammortamento (relativamente ad un certo bene e per la durata del relativo utilizzo) dai canoni di locazione per l’ufficio, dai canoni di leasing, dalla pubblicità, dagli interessi passivi per finanziamento, dalla spesa di numerosi servizi acquisiti (tra cui energia elettrica, telefono, ecc.). Questi costi sono slegati dal volume del fatturato per provvigioni.

Sono, sempre a titolo di esempio, variabili i costi per le provvigioni a sub-agenti o altri collaboratori remunerati a percentuale sulle vendite (se cresce il volume delle vendite sulle quali sono calcolate le provvigioni per l’agenzia, cresce anche l’importo che su tali vendite va a essi riconosciuto).

Tanto premesso, va evidenziato che il “punto di pareggio” è il volume di fatturato minimo che garantisce la copertura di tutti i costi ovvero il punto in corrispondenza del quale i costi eguagliano i ricavi, per cui non si hanno né utili né perdite (reddito zero). Sopra tale punto avremo il conseguimento di utili; al di sotto affrontiamo delle perdite.

Analiticamente il “fatturato di pareggio” è determinato attraverso alcuni semplici passaggi, fissando i seguenti valori:

 

A= Ricavi (fatturato)
B= Costi fissi
C= costi variabili
D= % costi variabili
E= 1- D = 1- %costi variabili
Punto Pareggio = B/E

 

Esempio

Consideriamo il conto economico dell’agenzia relativo a un certo periodo e analizziamo la struttura dei costi rispetto al volume dei ricavi.

A = Ricavi (fatturato provvigioni) = € 120.000,00

 

B = Costi fissi:

  • Spese dipendente amministrativo (stipendio, contributi, TFR)
  • Ammortamenti e/o leasing beni strumentali
  • Utilizzo locali ufficio (fitto, condominio, riscaldamento)
  • Spese auto (assicurazione e tassa possesso)
  • Telefono (canone fisso)
  • Energia elettrica
  • Pubblicazioni
  • Diritto CCIAA
  • Tenuta contabilità e consulenza
  • Quota iscrizione Usarci
  • Contributi INPS ed Enasarco (quota parte)
  • Altri costi fissi

Totale: € 43.200,00

 

  1. C) Costi variabili
  • Compensi a collaboratori commerciali
  • Spese esercizio auto (carburanti, lubrificanti, manutenzione e riparazione, pedaggi etc.)
  • Spese viaggio, alberghi e ristoranti
  • Telefono (quota gestione), fax, internet
  • Cancelleria
  • Postali
  • INPS ed Enasarco (quota parte)
  • Altri costi variabili tra cui imposte sul reddito

Totale: € 50.400,00

 

CONTO   ECONOMICO
DARE AVERE
COSTI: 93.600,00 RICAVI 120.000,00
UTILE: 26.400,00
UTILE: 120.000,00 TOTALE A PAREGGIO: 120.000,00

 

Per il calcolo del punto di pareggio avremo:

A = 120.000,00

B=   43.200,00

C=     50.400,00

 

D= 50.400 / 120,000,00 = 0,42

E= 1-0,42 = 0,58 (corrispondente a 58%)

BEP (Break even point) = 43.200,00 / 0,58 = 74,482,00.

 

A un volume di ricavi per provvigioni di euro 74.482,00 rispetto ai costi fissi di 43.200,00 e a quelli variabili di euro 31.282,00 (74.482,00 *0,42) per un totale di costi di euro 74.482,00 non vi è, appunto, né utile, né perdita.

Per evitare di cadere in perdita il volume del fatturato per la struttura economica ipotizzata il fatturato non deve scendere sotto tale livello per non registrare delle perdite.

Nella situazione reale ipotizzata di ricavi superiori a tale limite, € 120.000,00 e costi totali per 93.600 (43.200,00 + 50.400,00) ci troviamo invece in un’area di redditività positiva con un utile di euro 26.400,00 come sopra rappresentato.

Il Break Even Point è individuato anche graficamente con il cosiddetto “prophitgraf” o grafico del profitto.

Il calcolo del BEP è usato per alcune analisi valutative come vedremo in un prossimo articolo.

 

Tags: ,

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.