La sfida sul credit crunch

3 Luglio 2012 Posted by Articoli, Sindacato 0 thoughts on “La sfida sul credit crunch”

di Luciano Falgiano*
Le aziende chiudono, i fatturati calano, le spese aumentano, e la tassazione ha ormai raggiunto livelli insostenibili per tutti. In sintesi, l’economia italiana s’inaridisce.
Oltretutto non si è ancora fatto nulla per invertire la tendenza e disinnescare il terribile spettro della recessione, fase in cui ci troviamo da alcuni anni.
La nostra categoria, che in media ha una scarsa patrimonializzazione, oltre a dimensioni medie ridottissime, non è immune da questi mali.
Si continua a parlare, ormai da molto tempo, delle grosse difficoltà economiche che incontrano la classe imprenditoriale e il mondo del lavoro nel nostro Paese e, quindi, dei problemi che hanno anche i nostri colleghi, i quali esercitano – nonostante tutto – con impegno e determinazione la professione.
Allo stato un agente di commercio non è neppure in condizione di chiedere – anche solo come misura contingente e non strutturale – supporto finanziario alle banche, vista la chiusura del credito. L’espressione “credit crunch”, ovvero stretta sul credito, è diventata di uso comune. Tuttavia forse c’è un modo per uscirne, e si chiama solidarietà.
Ho immaginato la possibilità di utilizzare la nostra Cassa di Previdenza, l’ENASARCO, quale strumento per favorire il sostegno alla categoria in un momento delicato come quello attuale, senza compromettere l’equilibrio della Cassa stessa e il futuro delle nostre pensioni. Faccio riferimento alla gestione del FIRR.
Com’è noto tale fondo contributi accoglie la quota capitale dell’indennità di risoluzione rapporto da riconoscere agli agenti e rappresentanti al termine della loro attività. Detto fondo è alimentato dalle somme versate annualmente alla Fondazione dalle ditte preponenti e si decrementa a fronte degli importi liquidati nell’esercizio ad agenti e rappresentanti che hanno cessato l’attività.
A partire dall’anno 2007, alla gestione del ramo FIRR è stato riconosciuto lo stesso rendimento realizzato sul patrimonio complessivo investito dalla Fondazione, decurtato del costo della polizza assicurativa gravante su tale gestione.
Il Fondo FIRR medio, nel 2010, ha evidenziato un valore di 1.808.374.605, mentre l’utile di tale gestione, al netto della polizza assicurativa, ha prodotto una rendita di euro 24.078.852 data da un rendimento medio dell’1,33% come da bilancio ENASARCO 2010.
L’utilizzo anche solo di una parte di questo rendimento potrebbe rappresentare una buona base di partenza per costruire un organismo a livello nazionale, un Fondo di garanzia, per le richieste di concessioni di crediti da parte dei nostri colleghi. Tale fondo, tenuto conto dei parametri utilizzati abitualmente dalle Banche, avrebbe la capacità di fungere da moltiplicatore per qualche centinaia di milioni di euro attivabili ogni anno.
Si tratta di una risposta concreta verso la categoria che, ogni giorno, chiede al sistema associativo nella sua interezza, assistenza, tutela e visibilità sindacale. Una risposta importante, almeno quanto quella in discussione da anni in ordine agli Enti Bilaterali.
Quest’intervento consente inoltre agli agenti di commercio di consolidare un primato in Italia: quello di non aver mai avuto dallo Stato un solo centesimo d’incentivo o sostegno, anche in termini di ammortizzatori sociali. Le Associazioni di categoria delle nostre mandanti non possono di certo affermare lo stesso.
Si può partire con l’interloquire con il sistema Bancario e in particolare proprio con la Banca che svolge la funzione di tesoreria della Fondazione.
Avendo l’Enasarco la disponibilità del Firr degli Agenti, ed essendo le Banche garantite dal Fondo ipotizzato, non penso che possano essere negate all’iniziativa condizioni di favore in termini di tassi, tempi di erogazione e costi generali.
Per questa o altre misure di sostegno per gli Agenti, specie quelli appartenenti alle categorie più deboli (giovani, anziani e monomandatari), può essere utilizzata anche una parte dei cosiddetti “fondi dormienti” o, per meglio dire, una parte di quei versamenti contributivi fatti dai colleghi che non avendo raggiunto i requisiti minimi non ne potranno godere in termini pensionistici.
Poiché dalla lettura del bilancio della Federazione non sono desumibili tali dati, vorrei chiedere ai nostri delegati ENASARCO se è possibile ottenerne una stima.
Dal momento che tali fondi esistono e non dovrebbero essere considerati nel calcolo della “sostenibilità” del sistema delle pensioni, possono essere utilizzati come una sorta di “Confidi” a favore di coloro che, regolarmente iscritti all’ENASARCO, richiedono credito senza la necessità di presentare eccessive garanzie, ma utilizzando proprio il loro FIRR maturato quale elemento garante.

*Presidente Lanarc-Usarci

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