Rapporto impresa e competitività: le aziende "giovani" sono le migliori

18 Ottobre 2012 Posted by Articoli 0 thoughts on “Rapporto impresa e competitività: le aziende "giovani" sono le migliori”

L’imprenditoria giovanile batte quella dei veterani. Lo dice il rapporto di Obi-Srm, l’osservatorio Banche-Imprese di Economia e Finanza, giunto alla quinta edizione.

Secondo lo studio, presentato ieri a Napoli e a Bari «i giovani imprenditori presentano performance migliori  sia per quanto riguarda il fatturato (‐4,2% per le imprese con titolari giovani e ‐7,1% per quelle guidate dagli over50), sia sotto il profilo della competitività, in quanto le imprese giovanili hanno dedicato all’innovazione il 53% degli investimenti totali, contro il 31,8% della restante parte.

In generale le imprese italiano non fanno registrare risultati brillanti. Le difficoltà economiche – è spiegato – hanno interessato in maniera eterogenea le diverse ripartizioni geografiche.

Con riferimento al settore manifatturiero, mentre le aziende localizzate nel Nord‐Ovest e nel Nord‐Est hanno retto meglio la crisi (in queste zone tra il 2010 ed il 2011 addirittura si è registrata una crescita media del fatturato rispettivamente di +1,3% e +0,2%), nelle regioni del Centro‐Sud la domanda di mercato ha subito dei cali, con variazioni medie del fatturato tra il 2010 ed il 2011 di ‐4,9% per il Centro e di ‐5,8% per il Mezzogiorno.

Per le imprese meridionali le ripercussioni sono state: un peggioramento dei conti aziendali (il 32% delle imprese manifatturiere ha dichiarato un peggioramento della situazione finanziaria, contro la media italiana di 21,9%); e una riduzione dell’organico (nel Mezzogiorno, sempre con riferimento al manifatturiero, si è registrata una riduzione media dell’organico paria a ‐6,2%; il 14,7% delle imprese ha ridotto il personale e solo il 2,8% lo ha aumentato; in Italia ‐0,9% la variazione media dell’organico).

Se questa è la fotografia attuale del mercato, guardando ai dati del Mezzogiorno in una prospettiva dinamica emergono segnali positivi. È infatti attesa in miglioramento la variazione media del fatturato che, nel 2009 aveva registrato un ‐9,3% nelle imprese manifatturiere meridionali, e nel 2012 prevede un ‐1,3% (in crescita rispetto al ‐5,8% del 2011). Anche per i dati relativi alla situazione finanziaria sono attesi miglioramenti (20,5% delle imprese con situazione finanziaria in peggioramento nel 2012) e dell’organico (‐1,5% la variazione media dell’organico nel 2012).

Con riferimento agli altri settori, nel comparto edile le difficoltà di mercato si sono manifestate un po’ in tutta l’Italia, questa volta con il Nord‐Ovest che registra la riduzione maggiore (‐10,7%), seguito dal Sud (‐9,8%), il Centro (‐9,5%) ed in posizione relativamente migliore il Nord‐Est (‐2,9%).

Per l’ICT la dinamica del fatturato delle imprese nel Mezzogiorno nel 2011 (‐10,2%) è peggiore rispetto a quella delle imprese localizzate nelle altre aree, dove pur sempre si è in una fase negativa (variazione media in Italia pari a ‐5,9%). Infine, le imprese turistiche meridionali sono quelle che hanno avuto il maggior calo del fatturato nel 2011 (‐9,0%) anche se il dato non si posiziona molto lontano dalla media italiana (‐6,8%).

Partendo dalla situazione economica appena descritta, l’indagine ha individuato gli elementi del sistema sui quali intervenire. I dati proposti evidenziano l’importanza di 5 fattori competitivi (le 5i): Impresa, Imprenditorialità, Investimenti, Innovazione ed Internazionalizzazione.

Sia per l’Italia nel suo complesso che per il Mezzogiorno i risultati (in termini di variazione media del fatturato) espressi dalle imprese di dimensione maggiore, da quelle in cui il titolare ha un titolo di studio più elevato, da quelle che investono, che innovano e che esportano, sono nettamente migliori rispetto a quelli espressi dalle imprese che si trovano nella condizione opposta. Solo per fare un esempio, in Italia, le imprese manifatturiere che non hanno investito nel 2011 hanno registrato una riduzione del 3,6% del fatturato, mentre quelle che hanno investito hanno avuto una crescita del fatturato pari a +3,6% (nel Mezzogiorno la variazione media del fatturato è stata rispettivamente pari a ‐9,1% ed a +0,6%).

Non bisogna dimenticare, infine, il ruolo svolto dai fattori esterni nel favorire l’operatività e quindi la competitività delle imprese. A riguardo, le imprese meridionali esprimono una carenza di infrastrutture sia di trasporto che di comunicazione, in particolare nei settori ICT e manifatturiero, che testimonia un problema di un “infrastructure divide” rispetto alle altre aree territoriali. Si avverte, inoltre, nel Mezzogiorno anche l’esigenza di una maggior offerta di servizi a valore aggiunto in grado di supportare le strategie aziendali più complesse quali ad esempio l’internazionalizzazione ed il marketing.

I fattori ambientali critici, se sommati al vincolo dimensionale delle imprese, possono costituire un freno rilevante alla competitività del sistema produttivo meridionale ed ampliare il divario esistente con le altre macro‐aree. È, principalmente, su tali aspetti che occorre intervenire per un recupero di competitività strutturale dell’economia meridionale che possa, nel tempo, colmare il divario con le altre aree del Paese.

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