Il redditometro è operativo

8 Aprile 2014 Posted by Articoli, L'angolo del commercialista 0 thoughts on “Il redditometro è operativo”

In occasione del Convegno tenuto a Napoli presso la locale CCIA su una serie d’interessanti problematiche in materia di agenzia, si è avuto modo di affrontare anche il problema della fiscalità. Nell’occasione l’attenzione è stata principalmente concentrata su un tema di attualità e soprattutto di grande impatto sull’intera comunità nazionale, il cosiddetto “redditometro” visto in particolare come uno strumento di lotta all’evasione. Sono stati quindi trattati i vari aspetti del problema e, poiché è finita la fase organizzativa dello stesso, si è passati alla fase operativa.

La lotta all’evasione in Italia

Il fenomeno dell’evasione fiscale ha rappresentato e rappresenta, come è noto, una piaga sociale di particolare gravità nei paesi in cui esso si manifesta con un alto tasso di incidenza.  oltre a creare danni  ai contribuenti onesti aggirando il principio di equità sociale di fronte al fisco, rappresenta un nodo centrale all’interno dell’analisi economica e della conseguente politica economica di ciascuno Stato.  Infatti il mancato recupero di entrate  da parte dello Stato, da impiegare nella spesa pubblica oppure nel finanziamento della crescita economica, crea da una parte un potenziale contributo all’eventuale deficit pubblico e quindi alla creazione di debito pubblico, dall’altra mancati interventi di stimolo statale per la crescita economica stessa. Alla lunga, oltre a possibili disservizi pubblici, la maggiore imposizione fiscale può determinare una diminuzione dei redditi dei consumatori, con calo dei consumi e quindi ulteriore flessione della crescita economica. Il recupero di evasione sarebbe dunque potenzialmente in grado di affrontare e risolvere due distinti problemi, quello del debito pubblico e quello della crescita economica, in maniera tanto maggiore, rapida ed efficace quanto più esso si avvicina al totale dei fondi evasi.

Lo stato, se impossibilitato, come spesso accade, a recuperare completamente i fondi da evasione, è costretto di conseguenza a ridurre la spesa pubblica con conseguente possibile diminuzione della qualità dei servizi  offerti e/o all’aumento della tassazione e del prelievo fiscale sui contribuenti (es. aumento delle accise) con effetto di aumento della pressione fiscale. o del cuneo fiscale. Un breve passaggio va fatto sulla pressione fiscale.

L’incidenza della tassazione nel nostro Paese ha raggiunto livelli insostenibili. L’Italia è sul podio più alto rispetto agli altri Paesi Europei. Con il 54 % della pressione fiscale effettiva, quella riferita al PIL emerso, il nostro Paese conquista nel 2013 il record della tassazione fra le economie sviluppate. E poco consola che nel 2012 questa fosse al 55%. A dare agli italiani il primato tra i pagatori di tasse è l’Ufficio Studi Confcommercio, che stima la pressione fiscale apparente di quest’anno al 44,6% del PIL (44,3% nel 2012). Sul podio, dunque, e con l’intenzione di restarci.

Se nel resto del mondo sembra prevalere la tendenza al ridurre la pressione fiscale, il nostro Paese è in controtendenza con un incremento di quella apparente di 2,7 punti di PIL nel 2013 rispetto al 2000. Nello stesso periodo in Svezia il calo è stato di 7,6 punti, di 3,3 punti negli Usa e di 2 punti in Germania. La pressione fiscale record è confermata dal confronto con gli altri paesi occidentali. Le tasse in Italia sono, quindi, più alte che nel mitico Nord Europa, pur con servizi e strutture decisamente inferiori.

Detto questo, non è in alcun modo giustificabile il ragionamento: “le tasse sono alte, i soldi vanno sprecati per cui è giusto non pagarle”.

Nulla di più sbagliato, le tasse vanno pagate. Chi non le paga e utilizza strutture e servizi pubblici è un parassita e  prima o poi si dovrà vergognare. Si rende, pertanto, necessaria una lotta all’evasione intelligente e generalizzata con strumenti operativi nuovi consentiti dalle moderne tecnologie offerte dal mondo del web.

 

Redditometro

Già dal 1991 uno studio effettuato dall’Ufficio centrale per lo sviluppo e la coscienza civica del contribuente rilevava: “Affinché i cittadini siano chiamati a concorrere alla spesa pubblica con maggiore equità occorre creare una mentalità diffusa in tutti gli ambienti affinché non ci si compiaccia della furbizia dell’evasore, ma la condanni decisamente come un comportamento egoista e disonesto nei confronti della collettività”.

Tutti i cittadini e i contribuenti onesti hanno il dovere di collaborare con le istituzioni preposte affinché la lotta all’evasione su presupposti di equità e giustizia tributaria possa avere successo. La cooperazione delle altre istituzioni e della collettività nel contrasto all’evasione fiscale è uno strumento significativo nella lotta agli illeciti tributari e a tutela dei contribuenti onesti. Ciò rende più efficace l’azione di contrasto all’evasione, anche grazie ai nuovi “attori” che ogni giorno affiancano la Guardia di Finanza e le altre istituzioni da sempre impegnate in prima linea: comuni, ordini professionali, associazioni di categoria e non solo.

E in questa sede va sottolineato che tra le associazioni di categoria come la nostra (La Federazione Nazionale USARCI e la locale LANARC) devono fornire il pieno contributo alla riuscita di qualsiasi intervento diretto in tal senso. Si difendono gli interessi della categoria non solo intervenendo con spirito di collaborazione per migliorare, nel rispetto di quell’equità fiscale la normativa che talvolta non tiene conto delle esigenze specifiche del settore operativo (come avvenuto con gli studi di settore, la deducibilità di particolari costi, l’assoggettabilità all’IRAP per gli agenti) ma operando a tutela di tutti i cittadini onesti che vogliono pagare le giuste imposte non sottraendosi ai loro doveri costituzionali. La Costituzione non detta solo regole per i diritti del singolo ma anche e soprattutto i doveri di ciascun componente la collettività.

Il Fisco italiano sta tentando, da tempo, di compiere un cammino verso una maggiore giustizia tributaria da attuarsi attraverso controlli sempre più raffinati di lotta basati sul controllo del tenore di vita dei contribuenti per determinare “sinteticamente” il reddito tassabile di questo.

Il presupposto del redditometro sinteticamente è il seguente: chi spende dovrebbe avere guadagnato più o meno in proporzione. Questa metodologia prende il nome di “redditometro” i cui prodromi sono già previsti dalla disciplina dell’accertamento di cui alla L. 600 del 1973 che consentiva all’Amministrazione Finanziaria di accertare a carico del contribuente un reddito maggiore di quello dichiarato in presenza di determinati elementi certi.  Per anni, a partire dal 1991, salvo pochi interventi di “maquillage” alcuna sostanziale modifica è stata operata sui parametri prescelti su quali applicare determinati moltiplicatori per l’ottenimento del reddito presunto, tant’è che, alla lunga, gli stessi hanno finito per risultare superati e scarsamente rappresentativi della realtà reddituale. Lo strumento andava completamente rivisitato per cui nell’estate 2010 è stato innovato l’accertamento sintetico del reddito del contribuente basato sulle spese di qualunque tipo dallo stesso sostenute nel periodo d’imposta.

Dopo le false partenze che hanno contraddistinto il travagliato debutto di questo innovativo  strumento di accertamento l’Agenzia delle Entrate è arrivata al completamento della procedura. Le lettere che l’agenzia delle entrate spedirà ai contribuenti da controllare sono circa ventimila e stanno per giungere a destinazione. A partire da aprile arriveranno quindi gli inviti per chiedere spiegazioni nei confronti dei cittadini a cui è stata riscontrata un’incongruenza tra quanto dichiarato e il loro tenore di vita.

L’accertamento in questione, che solo ora sembra decollare con utilizzo di strumenti sofisticati è attuato, per la prima volta, con il duplice intento di scoprire fasce di evasione e di contribuire all’innalzamento spontaneo dei redditi dichiarati attraverso un’azione educativa basata su un’autovalutazione della congruità del proprio reddito rispetto alle spese sostenute. Il nuovo Redditometro è lo strumento in base al quale, con le opportune verifiche fiscali, tutte le spese del contribuente sono trasformate in reddito.

L’autodiagnostica della propria situazione reddituale, fondamentale per la citata azione educativa, è da attuarsi mediante un apposito software, il cosiddetto “Redditest”.

La novità fondamentale di tipo metodologico è rappresentata dal fatto che il nuovo redditometro è riferito non più al singolo contribuente ma all’intera “base familiare”.

Il concetto di famiglia è però sganciato da quello giuridico e fiscale per assumere una connotazione “reale” (la “coppia” non solo è quella relativa alle unioni matrimoniali ma anche quella basata sulle unioni di fatto).  Le situazioni familiari di riferimento sono inquadrate in 11 possibili tipologie (es. “coppia con meno di 35 anni, senza figli e/o altri familiari” oppure “persona sola con meno di 35 anni” e così via. Attraverso le informazioni riguardanti le spese del contribuente assunte dall’Amministrazione, attraverso propri database e dati comunque desumibili dalle dichiarazioni dei redditi presentate, è verificata la corrispondenza del reddito  reale (o, più correttamente, presunto tale dall’Agenzia delle Entrate) con quello dichiarato. Si tende quindi a correlare il tenore di vita del contribuente e più in particolare il reddito desumibile da indicatori di capacità contributiva dello stesso con il reddito dichiarato. Vengono in sostanza evidenziate le spese sostenute dai contribuenti su ”base familiare”, a conoscenza del fisco, e quelle presunte da quest’ultimo in base a particolari medie Istat. Su queste spese sono applicati i coefficienti costruiti con il software predisposto dall’Agenzia delle Entrate che tiene conto della composizione familiare e dell’area geografica di appartenenza (il territorio nazionale è stato suddiviso in cinque aree).

Il redditometro 2014, quindi, non si basa più, per la determinazione del reddito presunto, su elementi di natura patrimoniale (possesso d’immobili, veicoli, imbarcazioni, etc.) ma sulle spese sostenute nel periodo d’imposta dai componenti della famiglia.

In caso di scostamento maggiore del 20% tra l’ammontare delle spese rilevate e quello del reddito dichiarato il contribuente sarà chiamato a fornire le giustificazioni.

Specifiche analisi all’uopo predisposte dall’Agenzia delle Entrate hanno consentito di individuare una serie di spese connesse a diversi aspetti della vita quotidiana, inquadrabili in ben determinate categorie per ciascuna delle quali viene di seguito fornita, a titolo di esempio, alcune tipologie.

CATEGORIE DI SPESA

· Abitazione (per mutui, arredi, ristrutturazioni, consumi ecc.)

· Mezzi di trasporto (spese per auto, moto, caravan, imbarcazioni ecc.);

· Assicurazioni (RC, incendio, vita ecc.);

· Contributi previdenziali (obbligatori, volontari, complementari);

· Istruzione (scuola, soggiorni, master ecc.);

· Attività sportive e ricreative (appartenenza a circoli, viaggi, abbonamenti ecc.);

· Cura della persona (centri benessere, alberghi ecc.);

· Altre spese significative (spese veterinarie, gioielli, assegni periodici al coniuge ecc.);

· Investimenti immobiliari e mobiliari netti (fabbricati, quote societarie, auto, imbarcazioni, titoli, depositi bancari ecc.);

Le spese appartenenti a queste categorie raccolte in base alle informazioni intercettate vengono dal Fisco evidenziate mediante l’utilizzo del complesso software all’uopo predisposto distinte in:

  • spese certe;
  • spese per elementi certi;
  • spese per beni e servizi di uso corrente;

spese sostenute nell’anno (quota) acquisto beni durevoli;

A. le spese “certe” ovvero quelle effettivamente attribuibili al contribuente e oggettivamente riscontrabili dall’Amministrazione Finanziaria (Mutui, locazione, leasing immobiliare, combustibile ed energia, intermediazione immobiliare, collaboratori domestici, medicinali e visite mediche, Assicurazioni, contributi previdenziali obbligatori assegni periodici corrisposti al coniuge, attività sportive, culturali e ricreative, circoli ecc.);

B. le spese “per elementi certi”, vale a dire le voci di ammontare determinato che l’agenzia delle Entrate ricava prevalentemente dall’utilizzazione di dati presenti nell’Anagrafe Tributaria (esempio potenza auto, lunghezza barche derivanti da valori medi risultanti da indici ISTAT o da analisi provenienti da altre fonti come operatori economici del settore di riferimento);

C. spese per i beni e servizi di uso corrente (spese medie su dati a campione riguardanti indagini ISTAT sui consumi delle famiglie italiane);

D. quota di spese sostenuta, nell’anno in esame, per l’acquisto di beni e servizi durevoli;

E. quota di risparmio riscontrata formatasi nell’anno.

I valori ISTAT hanno la funzione peculiare di integrare gli elementi presenti in Anagrafe Tributaria. Nella prima fase di applicazione del redditometro queste spese non saranno prese in considerazione.

In base a tali dati è ricostruita sinteticamente la “spesa complessiva annua” attribuibile al contribuente con la conseguente ricostruzione sintetica del reddito presunto tenuto conto della composizione familiare e dell’area territoriale di appartenenza, considerata altresì la quota di risparmio formatasi nell’anno.

In seguito all’attività istruttoria la spesa dell’intero nucleo familiare è attribuita pro-quota al contribuente secondo il rapporto tra il reddito complessivo dichiarato o percepito dal contribuente e l’analogo reddito dell’intero nucleo familiare. In caso di redditi non dichiarati il rapporto è effettuato tra le spese sostenute dal contribuente e quelle dell’intero nucleo familiare risultanti dalle informazioni contenute in Anagrafe Tributaria.

L’Agenzia delle Entrate utilizzerà i dati ottenuti per selezionare i contribuenti da sottoporre,  poi,  a controllo considerata l’entità dello scostamento tra il reddito risultante a calcolo e quello dichiarato.  Le liste selettive riguarderanno i contribuenti per i quali il reddito accertabile in base al redditometro sia superiore di almeno il 20% di quello dichiarato dal contribuente.

 

Il contraddittorio

L’Ufficio invita il contribuente selezionato a fornire elementi e notizie ai fini dell’accertamento e in particolare gli opportuni chiarimenti in ordine alle spese individuate e al proprio reddito. Il contribuente potrà cosi contestare:

· la presenza di errori nella imputazione delle spese certe;

· l’inesattezza dell’imputazione di informazioni  in possesso dell’amministrazione;

· la presenza di eventuali redditi “diversi” da  quelli posseduti nel periodo d’imposta, redditi esenti (come titoli ereditati, vincite alle lotterie , redditi soggetti a ritenuta a titolo d’imposta o comunque di redditi non rientranti nella base imponibile);

· interventi di terzi in relazione alle spese contestate;

· fatti e situazioni non note all’Ufficio quali ad esempio l’inagibilità di un immobile, il sequestro o la perdita di possesso di un veicolo ecc.

Se il contribuente fornisce validi elementi giustificativi alle spese evidenziate dall’Ufficio la fase di controllo si chiude con la redazione di un verbale “negativo” altrimenti si passa alla fase vera e propria di accertamento.

Qualora l’ufficio dovesse ritenere sussistenti elementi per fondare un atto impositivo invierà un nuovo “invito a comparire” per l’avvio dell’istituto deflattivo dell’”accertamento con adesione” al fine di ridurre il contenzioso.

Si tratta, sostanzialmente, di un “accordo” tra contribuente e ufficio che può essere raggiunto sia prima dell’emissione di un avviso di accertamento, sempre che il contribuente non presenti ricorso davanti al giudice tributario.

Il contribuente è invitato a un nuovo contraddittorio e sarà così informato sul maggior reddito sinteticamente attribuibile e sulle maggiori imposte dovute. Lo stesso potrà presentare ulteriori elementi difensivi per una riduzione della pretesa dell’Ufficio.  L’Agenzia delle Entrate presenterà una proposta al contribuente, che accetterà o no.

Se il contribuente accetta (acquiescenza) verserà le somme dovute con riduzione delle sanzioni; se non si presenta al contraddittorio o non accetta la proposta, l’Ufficio notificherà l’avviso di accertamento.

Si apre così la procedura dell’accertamento con adesione. Si tratta, sostanzialmente, di un “accordo” tra contribuente e ufficio che potrà essere seguito da acquiescenza alla pretesa dell’Ufficio con versamento delle somme dovute, con sanzione ridotta, o da un vero e proprio accertamento. Avverso tale atto impositivo potrà essere proposto reclamo (art. 17bis D.lgs. 546/92) se le imposte non sono superiori a € 20.000 o ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale con regolare costituzione in giudizio, formulando tutte le eccezioni formali e sostanziali legate a tale particolare strumento accertativo.

Il “redditest”

Si è detto che scopo del redditometro è anche quello di sviluppare un’azione educativa basata su un’autovalutazione della congruità del proprio reddito rispetto alle spese sostenute. “Il Redditest” è, quindi, un’autodiagnostica della propria situazione reddituale da attuarsi mediante il suddetto software, uno strumento di simulazione che ha costituito un grosso sforzo operativo dell’Agenzia delle Entrate che sottopone ad analisi le abitudini di spesa dei contribuenti al fine di identificare quelle relazioni sintetiche esistenti tra queste e il valore del corrispondente. Sul sito www.agenziadelleentrate.it è possibile scaricare il  programma elaborativo “Redditest”, inserendo anonimamente i dati relativi ai  propri consumi familiari,  permette  di conoscere l’ammontare del reddito stimato  dall’Amministrazione Finanziaria con la metodologia del  “Redditometro”.

E per finire un auspicio: che l’amministrazione finanziaria nell’ambito di un rapporto trasparente con il cittadino possa utilizzare questo strumento, soprattutto nella fase di prima applicazione, con estrema coerenza rispetto alla ratio istitutiva, non trascurando il concetto che esso deve servire per colpire l’evasione definita “spudorata”, quella ritenuta maggiormente deplorevole. Questo strumento, definibile come un “accertamento di massa”, non deve essere applicato in maniera rigida e spinta, tenendo sempre ben presente che comunque lo stesso è basato su premesse di carattere induttivo e su presunzioni non assolute, ma relative che ammettono prova contraria.

 

 

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