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Economia, i conti tornano

2 Aprile 2015 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “Economia, i conti tornano”

pilSi rafforza la ripresa economica. L’Istat segnala, nella nota mensile del 31 marzo, che «l’indicatore anticipatore dell’economia permane su livelli positivi, supportando l’ipotesi di un miglioramento dell’attività nel primo trimestre», sebbene il mercato del lavoro «presenti ancora segnali contrastanti».

In pratica l’istituto nazionale di statistica prevede un miglioramento del PIL con la pubblicazione delle prossime stime, nonostante la gravità della disoccupazione.

Gli ultimi dati relativi al prodotto interno lordo, si riferiscono al quarto trimestre 2014 (grafico n°1), che sono in linea con lo scorso trimestre, sulla soglia dei -0,5 punti percentuali. Sul medio termine, esso è compreso tra il -0,2% registrato il secondo trimestre dell’anno, ma lontano dal picco negativo di -3,1 punti registrato nel secondo trimestre del 2012.

Lo spread, il differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi, cioè uno dei principali indicatori della stabilità economia del Paese, quello che più si adatta a testarne il polso, da oltre un mese è stabile sotto i 120 punti base. Esso è diminuito, gradualmente, di circa 30 punti base da quando si è insediato il Governo Renzi, oltre un anno fa. Per completezza dell’informazione, è opportuno ricordare anche il picco negativo di 550 punti base registrato alla fine del 2011 (foto in basso).

spread-a-tre-mesi

I prezzi rimangono bassi (grafico n° 3). Secondo le stime preliminari di ISTAT l’inflazione acquisita per il 2015 è pari a -0,1% (era -0,2% a febbraio). Siamo dunque ancora in deflazione, ma non molto lontani da una bassa inflazione, che indica un’economia sana.prezzialconsumo

Ha un saldo positivo invece la fiducia dei consumatori. Secondo ISTAT «l‘indice composito del clima di fiducia dei consumatori, espresso in base 2010=100, aumenta a 110,9 da 107,7 di febbraio 2015. Anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane (Iesi, Istat economic sentiment indicator), in base 2010=100, mostra un deciso miglioramento, salendo a 103,0 da 97,5 di febbraio.

Per il clima di fiducia dei consumatori la componente economica aumenta in misura più consistente (a 144,8 da 138,1) rispetto a quella personale, che passa a 99,7 da 98,0.

I giudizi dei consumatori sull’attuale situazione economica del Paese migliorano (-57 da -71 il saldo) e in lieve aumento sono anche le attese future sull’economia (22 da 21). Il saldo dei giudizi sulla dinamica dei prezzi al consumo negli ultimi 12 mesi mostra un leggero miglioramento a -26 da -27 e quello delle attese per i prossimi 12 mesi conferma questa tendenza (a -28 da -33). Migliorano anche le aspettative sulla disoccupazione (a -3 da 10).

tassodisoccupazioneA preoccupare, come anticipato, è ancora una volta il tasso di disoccupazione (grafico n°4), in particolare quella giovanile. A febbraio, secondo i dati diffusi il 31 marzo da ISTAT, esso è tornato al 12,7%, dopo il calo a gennaio al 12,6%, mentre gli occupati sono diminuiti di 44.000 unità rispetto a gennaio. Positivo invece il raffronto con febbraio 2014, periodo d’insediamento del Governo Renzi, con 93.000 occupati in più.

«La contrazione del lavoro si è concentrata tra le donne (-42.000 occupate su gennaio) e i giovani nella fascia tra i 15 e i 24 anni (-34.000 occupati) mentre per gli uomini nel complesso l’occupazione si è mantenuta stabile sul mese ed è aumentata di 95.000 unità su febbraio 2014. E’ certo comunque che la performance dell’occupazione italiana resta tra le peggiori in Ue. A febbraio 2015 nella zona euro il tasso di disoccupazione era all”11,3%, in calo di 0,5 punti rispetto a febbraio 2014. In Italia si registra un tasso del 12,7% in aumento tendenziale di 0,2 punti sull’anno.

Se poi si guardano gli ultimi cinque anni nell’area euro, la disoccupazione è salita di 1,3 punti (dal 10% di febbraio 2010 all’11,3% dell’anno in corso) mentre in Italia il balzo è stato di 4,2 punti (dall’8,5% di febbraio 2010 al 12,7% attuale).

Dati ancora altissimi si sono registrati anche per la disoccupazione giovanile con il 42,6% in cerca di lavoro tra i 15 e i 24 anni (tra coloro che naturalmente sono considerati parte delle forze di lavoro). Il tasso è quasi il doppio di quello giovanile dell’area euro (22,9%) e il secondo più alto in assoluto (dopo il 50,7% della Spagna mentre manca il dato greco)».