Posts tagged "Indennità"

Indennità di fine rapporto, la prova a carico dell’agente

30 Dicembre 2013 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Indennità di fine rapporto, la prova a carico dell’agente”

agenteCostituisce preciso onere dell’Agente che richiede l’indennità di cessato rapporto ex art. 1751 c.c. quello di fornire la prova degli elementi costitutivi previsti dalla citata norma di legge.

La cd. indennità meritocratica di cui all’art. 1751 c.c. va, infatti,  riconosciuta laddove ricorrano cumulativamente due condizioni: a) che l’agente abbia procurato nuovi clienti alla mandante o abbia sviluppato gli affari con quelli esistenti ed il preponente abbia ancora vantaggi dagli affari con tali clienti; b) che il trattamento risponda ad Equità, tenuto conto di tutte le circostanze del caso ed in particolare delle provvigioni che l’agente commerciale perde e che risultano dagli affari con tali clienti.

Orbene,  mentre non desta alcuna perplessità la dimostrazione da parte dell’agente dell’apporto di nuovi clienti e/o l’aumento del fatturato da parte dei clienti ereditati nella propria zona di competenza, a dividere l’orientamento giurisprudenziale è l’ulteriore requisito necessario per il riconoscimento di detta indennità, vale a dire la permanenza di “sostanziali vantaggi”  in capo alla ex mandante successivamente alla revoca del mandato di agenzia.

Secondo alcuni giudici di merito, i “sostanziali vantaggi” devono coincidere con le vendite effettive concluse negli anni successivi dalla preponente, con la conseguenza che laddove solo alcuni dei clienti in precedenza procurati dall’agente uscente continuino ad intrattenere rapporti commerciali con la mandante, il riconoscimento dell’indennità in parola sarebbe discutibile.

Trattasi di un orientamento non condivisibile atteso che i benefici di cui all’art. 1751 c.c.  non devono coincidere con il mantenimento di rapporti commerciali da parte della preponente nel periodo successivo alla chiusura del rapporto, dal momento che la corresponsione dell’indennità in parola potrebbe “dipendere” dalla volontà della parte più forte del rapporto contrattuale che, arbitrariamente, potrebbe decidere di non concludere più affari con i clienti procurati dall’agente, seppur limitatamente ad un determinato periodo temporale.

Infatti, la norma prevede la corresponsione dell’indennità al momento della cessazione del rapporto finalizzata ad indennizzare l’agente per la perdita delle provvigioni in conseguenza del recesso (cfr. Relazione Comm. Europea del 23.07.1996).

Se il Legislatore avesse voluto subordinare l’indennizzo al risultato della preponente nel periodo successivo, avrebbe stabilito un tempo diverso per la liquidazione dell’indennizzo.

In altre parole, ciò che si vuole tutelare con l’indennizzo è il danno patito dall’agente in conseguenza del recesso.

Ove s’intendesse sostenere che i “sostanziali vantaggi” debbano coincidere con le vendite effettive effettuate negli anni successivi dalla preponente, l’agente uscente dovrebbe solo sperare che il nuovo agente sia più bravo di lui.

Se così fosse un agente bravo non avrebbe, quindi, mai diritto all’indennizzo.

I “sostanziali vantaggi” vanno, conseguentemente, valutati al momento della cessazione, in termini di potenzialità della clientela lasciata e in relazione a quanto costruito – e poi perso – dall’agente.

Si deve quindi considerare se dalla complessiva gestione della clientela (sia in relazione all’acquisizione di clienti nuovi, sia in relazione allo sviluppo in termini di fatturato procurato dall’agente) la preponente ottiene – anche solo in via potenziale – un vantaggio nel tempo al momento del recesso.

Questa interpretazione appare, del resto, coerente con le regole processuali, consentendo, per un verso di dedurre specifiche circostanze fattuali e, per altro verso, di rispettare quella linea evolutiva della giurisprudenza che in tema di onere della prova va accentuando il principio della vicinanza della prova, inteso come apprezzamento dell’effettiva possibilità per l’una o per l’altra parte di offrirla (Cass. n. 23918 del 09.11.2006  che richiama le conclusioni di Cass. Sez. Un. n. 13533 del 30.10.2001).

Sul punto, la recente giurisprudenza di merito ha condiviso la suddetta interpretazione, affermando che la permanenza dei “sostanziali vantaggi” ancora ricevuti dal preponente, dopo la cessazione del rapporto, dall’opera dell’agente, ex art. 1751 c.c., va considerata  “in termini di potenzialità della clientela lasciata” da quest’ultimo, visto che la relativa verifica, dovendo per legge essere effettuata al momento della cessazione del contratto, non può che avvenire in termini prognostici, avuto cioè riguardo alla clientela reperita dall’agente e da lui “riconsegnata” al preponente al termine del rapporto, non potendosi evidentemente verificare, alla medesima data, l’effettiva conclusione e il buon fine di successivi contratti eventualmente stipulati, anche a distanza di anni, dalla preponente con i clienti precedentemente reperiti dall’agente. Diversamente, il diritto alla corresponsione dell’indennità in questione non sarebbe mai concretamente valutabile e, quindi, riconoscibile al momento della cessazione del rapporto di agenzia, dipendendo oltretutto la relativa debenza, in tal caso, anche dalla verificazione di circostanze non direttamente riconducibili all’operato dell’agente o da lui non concretamente controllabili  (cfr. sentenza del 12.02.2013, Trib. di Milano, sez. lav., nella persona del Giudice dott. Fabrizio Scarzella, parti Lettieri contro Damare srl; Trib. Mantova, est. Bettini, 24 maggio 2011, n.102 in Agenti & Rappresentanti di Commercio n. 2/2011; Trib. Pistoia 24.07.2008 n. 301).

Giuanluca Stanzione

 

Preavviso ed indennità di fine rapporto

3 Luglio 2012 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Preavviso ed indennità di fine rapporto”

di Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione

Due interessanti pronunce della Corte di Giustizia CEE e della Corte di Cassazione, tra loro connesse, confermano le ragioni degli Agenti in tema di preavviso e d’indennità di cessazione rapporto.
La Sentenza dei Giudici di Bruxelles (nel caso Volvo Car Germany GmbH/ Autohof Weidensdorf GmbH) ha escluso – come, di fatto, aveva proposto il Giudice nazionale rimettente – che il preponente possa far valere, ai fini del’esclusione del diritto dell’indennità, un inadempimento dell’agente verificatosi nel periodo intercorrente tra la comunicazione del recesso e di inizio del periodo di preavviso e la conclusione del periodo di detto preavviso.
In altre parole, i Giudici comunitari hanno affermato che non può essere invocata una “giusta causa” di recesso dopo che una delle parti sia receduta dal contratto.
Ciò che è rilevante sul piano giuridico di detta pronuncia è la stretta correlazione esistente nella direttiva comunitaria tra recesso in tronco per un’inadempienza dell’agente e perdita dell’indennità di fine rapporto.
Tale principio non solo è stato fatto proprio dai Giudici della Corte di Cassazione ma è stato ulteriormente integrato con la conferma dell’importante orientamento secondo cui, il mancato raggiungimento del budget minimo di vendita – collegato ad una clausola risolutiva espressa contenuta in un contratto individuale, non è – di per sé – idoneo ad escludere il diritto dell’agente a percepire l’indennità sostitutiva del preavviso e quella di cessazione del rapporto.
Ciò significa che ogni qual volta la mandante recede per il mancato rispetto degli obiettivi di vendita occorre indagare se il risultato raggiunto sia il frutto dell’inadempimento dell’agente all’obbligo principale di promuovere, in via continuativa, la conclusione di contratti di vendita o se, invece, il risultato commerciale raggiunto sia riconducibile a fattori esterni ed estranei che non costituiscano inadempimento contrattuale dell’agente.
La Corte di Cassazione, nell’affermare tali principi è andata anche oltre avendo esplicitamente stabilito che:
il recesso senza preavviso dell’impresa preponente è consentito solo nel caso in cui intervenga una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto analogamente a quanto avviene nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato mediante applicazione (nel primo caso in via analogica e nel secondo diretta) della cd. “giusta causa” di cui all’art. 2119 del codice civile.
In caso ricorso da parte dell’impresa preponente ad una clausola risolutiva espressa, il Giudice deve verificare anche che sussista un inadempimento (agli obblighi di diligente collaborazione) dell’agente così grave da impedire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto. Tale non può essere in automatico – salvo che, nel concreto atteggiarsi del rapporto, non s’evidenzi il totale disinteresse dell’agente o l’abbandono di fatto della zona – il mancato raggiungimento di un obiettivo minimo di produzione prefissato. L’eventuale grave violazione deve risultare da una valutazione complessiva dell’attività resa dall’agente.
Le norme in tema di preavviso devono essere integrate con il riferimento ad una nozione di giusta causa che assume un’efficacia non derogabile dalle parti del contratto individuale; la contraria conclusione attribuirebbe alle parti la facoltà di incidere sul quel quadro normativo minimo (nel quale v’è senz’altro anche il riconoscimento di un periodo di preavviso minimo in caso di recesso) che il Legislatore ha voluto delineare in favore della parte contrattualmente più debole.
La conferma di quanto innanzi un’eventuale clausola risolutiva espressa può comportare la cessazione del rapporto di agenzia solo per il futuro.