Posts tagged "Istat"

Lavoro, ISTAT: più opportunità e stabilità

11 gennaio 2016 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “Lavoro, ISTAT: più opportunità e stabilità”

I principali indicatori economici elaborati da ISTAT ci consegnano un quadro economico in sostanziale ripresa

«Prosegue l’evoluzione moderatamente positiva dell’economia italiana, seppur in presenza di andamenti eterogenei tra i settori». Lo sostiene l’Istat nella nota di dicembre 2015. Secondo l’istituto nazione di statistica «segnali favorevoli giungono dalla manifattura, mentre le costruzioni mantengono un’intonazione negativa».

Anche gli altri indicatori economici confermano questa tendenza. Lo spread continua a scendere. Le quotazioni oscillano costantemente intorno ai 100 punti base.

spread a tre mesi

Prosegue la crescita occupazionale, seppur in maniera discontinua. Essa è senza dubbio frutto delle politiche del lavoro varate dal Governo, basate sulla fiscalità di vantaggio per i contratti a tempo interminato. Il Job Act, pur non avendo ancora sanato la piaga della disoccupazione e del lavoro nero, ha contribuito a rendere più stabili migliaia posti di lavoro.

I più recenti dati sulla disoccupazione, relativi a novembre 2015, fanno registrare un abbassamento dell’1,6% (-48 mila); il calo riguarda uomini, donne e le persone con meno di 50 anni. «Il tasso di disoccupazione, in calo da luglio, diminuisce ancora nell’ultimo mese di 0,2 punti percentuali arrivando all’11,3%».

tassodisoccupazione

Intanto il Pil continua a crescere. Secondo le ultime rilevazioni Istat, relative al secondo trimestre del 2015, si attesta allo 0,7%, «in aumento dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nel confronto con il secondo trimestre del 2014».

pil

Quanto ai prezzi va costatato che «nel mese di dicembre 2015, secondo le stime preliminari, essi sono stazionari (fig. 3). A dicembre l'”inflazione di fondo” scende a +0,6% (da +0,7% del mese precedente); al netto dei soli beni energetici si attesta a +0,7% (da +0,8% di novembre)».

prezzialconsumo

Dunque la lettura dei dati elaborati dall’Istat favorisce una previsione ottimistica sull’economia italiana. In estrema sintesi secondo ISTAT «nonostante la fase di debolezza del commercio mondiale, e il lieve rallentamento della crescita occupazionale in Italia, si prevede una prosecuzione dell’espansione dell’attività economica anche nei prossimi mesi».

Lo spread a 100 punti, (de)merito dei tedeschi

13 ottobre 2015 Posted by Economia 0 thoughts on “Lo spread a 100 punti, (de)merito dei tedeschi”

«L’economia italiana si rafforza». Lo sostiene l’Istat nella nota economica di settembre. Secondo l’istituto di statistica «nella manifattura e nei servizi proseguono i segnali di ripresa mentre anche gli andamenti dei consumi e del mercato del lavoro appaiono favorevoli».

Lo spread è appena sopra i 100 punti, 110 per la precisiospread  ne. E secondo gli economisti scenderà a 90 punti nelle prossime settimane. Questo dato supera le più rosee previsioni, soprattutto se paragonato ai livelli raggiunti dal differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi all’inizio del governo Monti.

Ma è ancora presto per cantare vittoria. La discesa dello spread dipende, oltre che una leggera ripresa dell’economia italiana, anche dal rallentamento della locomotiva tedesca, colpita in maniera significativa dallo scandalo diesel gate.pil

Per avere maggiori dettagli circa il livello di prosperità del nostro paese, questa volta conviene far riferimento ai dati Istat relativi al tasso di disoccupazione, perché maggiormente indicativi dello stato di benessere della popolazione.

Ebbene, le più recenti stime dell’Istituto di statistica, relative ad agosto, ci consegnano un tasso di disoccupazione a 11,9% in graduale miglioramento rispetto ai mesi precedenti. Anche i dati diffusi in queste ore dall’INPS fotografano una situazione in miglioramento. Secondo la cassa previdenziale «nei primi otto mesi dell’anno sono stati 790mila i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati», soprattutto grazie alla fruizione dell’esonero contributivo.

Intanto il Pil continua a crescere. Secondo le ultime rilevazioni Istat, relative al secondo trimestre del 2015 «il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nel confronto con il secondo trimestre del 2014».prezzialconsumo

Quanto ai prezzi (fig. 3) va registrato un moderato aumento. Istat rileva che «al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo” sale allo 0,8% (era +0,7% ad agosto); al netto dei soli beni energetici si porta allo 0,9% (da +0,8% del mese precedente)».

Insomma, questa volta tutto lascia sperare in un’evoluzione positiva per l’economia anche nei prossimi mesi. Si tratterà comunque di un moderato miglioramento perché il quadro macroeconomico è comunque influenzato dal rallentamento del commercio mondiale.

 

2015, l’anno della ripresa

12 gennaio 2015 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “2015, l’anno della ripresa”

L’ISTAT prevede a breve la fine della recessione, ma il mercato del lavoro resta debole. «La fase di contrazione dell’economia italiana è attesa arrestarsi nei prossimi mesi, in presenza di segnali positivi per la domanda interna», dice l’istituto, sottolineando come «le condizioni del mercato del lavoro “rimangono tuttavia difficili” con un tasso di disoccupazione in crescita». 

Il PIL, secondo le ultime rilevazioni ISTAT aggiornate al terzo trimestre 2014 (grafico n°1), continua a crescere, ed ha raggiunto i -0,5 punti percentuali, un risultato peggiore del -0,2% registrato il secondo trimestre dell’anno, ma lusinghiero rispetto al picco negativo di -2,8 punti registrato nel quarto trimestre del 2012.Immagine1

Lo spread, il differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi, cioè uno dei principali indicatori della stabilità economia del Paese, nei primi giorni del 2015 è rimasto stabile sotto i 130 punti base, circa una quarto del picco negativo di 550 punti base registrato alla fine del 2011 (grafico 2).Immagine2

L’inflazione, invece, rimane stabile (grafico n° 3) . In particolare secondo l’ISTAT «nel mese di novembre 2014, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,2% nei confronti di novembre 2013 (era +0,1% a ottobre), confermando la stima preliminare. Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'”inflazione di fondo” resta stabile a +0,5%; mentre al netto dei soli beni energetici, sale a +0,6%, da +0,4% di ottobre».Immagine3

Altro dato stabile, diffuso dall’istituto nazionale di statistica, è quello relativo alla fiducia delle imprese. «A dicembre 2014 l’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane rilevato dall’Istat è stabile, rispetto al mese precedente, a 87,6». Il clima di fiducia delle imprese, spiega l’Istituto di statistica, «migliora nel settore manifatturiero ed in quello del commercio al dettaglio, peggiora nel settore delle costruzioni e dei servizi di mercato».

Come anticipato aumenta la disoccupazione (grafico n°4), in particolare quella giovanile. Gli ultimi dati ufficiali, relativi a ottobre 2014 fanno registrare un tasso al 13,2%, e le previsioni degli ultimi mesi confermano l’andamento negativo.Immagine4

In estrema sintesi, come confermato dall’ISTAT, «lo scenario macroeconomico permane frammentato. Tra le economie avanzate, gli Stati Uniti mostrano vigorosi segnali di crescita mentre nell’area euro gli indicatori anticipatori evidenziano i primi segnali di miglioramento». «L’assestamento del prezzo del petrolio ai bassi livelli attuali è previsto influire moderatamente, in senso positivo, sulla crescita economica dei principali paesi europei».

«La fase di contrazione dell’economia italiana è attesa arrestarsi nei prossimi mesi, in presenza di segnali positivi per la domanda interna». «Le condizioni del mercato del lavoro rimangono tuttavia difficili con livelli di occupazione stagnanti e tasso di disoccupazione in crescita».

 

I conti migliorano, ma di poco

10 ottobre 2014 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “I conti migliorano, ma di poco”

L’economia italiana migliora a fatica, ostacolata dalla crisi globale e dalla turbolenta vita politica del Paese.pil

Il PIL, secondo le ultime rilevazioni ISTAT aggiornate al secondo trimestre 2014 (grafico n°1), continua a crescere, ed ha raggiunto i -0,2 punti percentuali, che rappresenta il miglior risultato dal picco negativo di -2,8 punti registrato nel quarto trimestre del 2012.spread giorniLo spread, il differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi, indice che in estrema sintesi consente di accertare la stabilità dell’economia del Paese, è contenuto e stabile sotto i 150 punti base, molto lontano dal picco negativo di 550 punti base registrato alla fine del 2011 (foto accanto). Sul fronte dell’inflazione va segnalato un ulteriore ribasso (grafico n° 3). Secondo l’ISTAT «nel mese di settembre 2014, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente, e dello 0,1% nei confronti di settembre 2013 (lo stesso valore rilevato ad agosto).prezzialconsumo Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'”inflazione di fondo” è stabile a +0,5%; al netto dei soli beni energetici, scende a +0,3% (da +0,4% di agosto).Ciò conferma la debolezza ciclica dell’economia italiana che si accompagna al rallentamento dell’area euro. Il deterioramento dei ritmi produttivi riflette la carenza di domanda interna che colpisce soprattutto gli investimenti.

Negli ultimi due mesi, la fiducia delle imprese italiane è arretrata sui valori di inizio anno, con perdite più marcate nei settori dei servizi. Tuttavia il deprezzamento del cambio dell’euro verso il dollaro porterebbe ad una ripresa delle esportazioni».

Le note dolenti vanno ricercate invece nell’annosa questione della disoccupazione giovanile e nel divario di ricchezza tra Nord e Sud del Paese. Sul primo punto va detto che il tasso di disoccupazione relativo agli under 25 ha superato il 44,2%, sebbene quello complessivo abbia fatto registrare un lieve miglioramento, passando al 12,3 dal 12,6 (grafico n°4).tassodisoccupazione

Sul divario tra le macro aree italiane è emblematica la sintesi contenuta nell’annuale studio SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno, pubblicato il 30 luglio, secondo cui «il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2013 è sceso al 56,6%, tornando ai livelli di dieci anni fa».

I parrucconi

8 aprile 2014 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “I parrucconi”

parrucconiEssere in Europa significa far parte di una comunità cosmopolita. Significa aspirare a servizi pubblici efficienti, propri dei Paesi più avanzati dell’Unione. Significa sentirsi liberi di viaggiare in quasi tutto il continente senza passaporto. Significa utilizzare una moneta forte, che compete con il dollaro e la sterlina. La crisi non dipende dall’euro. Si è manifestata in Italia, come nel resto del mondo, a partire dal 2008, circa sei anni dopo l’entrata in vigore della moneta unica. Le speculazioni commerciali seguite al turnover monetario sono via via diminuite, e oggi un consumatore attento può evitarle senza troppe difficoltà.

Bisogna ammettere che il potere di acquisto dei salari è diminuito. Il costo di alcuni beni, sia primari sia secondari, è aumentato, talvolta raddoppiato. Non si può dire altrettanto degli stipendi.

Tuttavia, osservando l’andamento degli indici congiunturali, ci si rende conto che qualcosa sta cambiando. Anzitutto il PIL ha arrestato la sua caduta. Anzi, continua a crescere, seppur in maniera lieve, dal quarto trimestre del 2012, passando dal picco negativo di -2,8 punti percentuali a quello attuale di -0,9.

La positiva discesa dello spread continua, e adesso il differenziale tra i BTP italiani e i BUND tedeschi è a quota 169 punti base, circa un terzo del picco negativo registrato alla fine del 2011.

Anche l’inflazione rimane bassa. Secondo l’ISTAT «L’inflazione di fondo, al netto degli alimentari freschi e dei beni energetici, scende allo 0,9%, dall’1,0% di febbraio». Quest’ultimo dato può avere almeno due interpretazioni. La prima è che la bassa inflazione produrrà deflazione, perché il ristagno dei prezzi spingerebbe le imprese a non fare investimenti. La seconda è che la bassa inflazione produrrà l’aumento dei consumi, perché i beni diverrebbero più accessibili. Questa considerazione pare confermata anche dall’aumento di ottimismo nei consumatori. Infatti, sempre secondo l’ISTAT, «a marzo 2014 l’indice del clima di fiducia dei consumatori in base 2005=100 registra un significativo incremento, raggiungendo il valore di 101,7 da 97,7 del mese precedente». Ma occorrerà aspettare ancora qualche mese per ottenere valutazioni più precise.

Il problema principale, dunque, rimane il tasso di disoccupazione, che invece continua a salire. Nel periodo febbraio 2013/2014 è passato dall’11,8 al 13%. Solo Grecia e Cipro hanno fatto registrare risultati peggiori. In Italia è stata stimata una perdita di circa mille posti di lavoro al giorno.

Quello della disoccupazione è dunque uno dei maggiori ostacoli alla ripresa del mercato interno. Le responsabilità di ciò non possono che essere ricercate nella politica. Pertanto il tentativo riformista avviato da Renzi deve essere guardato con favore.

Il superamento del bicameralismo perfetto, auspicato anche dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è quindi una condizione necessaria e propedeutica al suo compimento. Un programma di riforme di ampio respiro non può rischiare di bloccarsi a causa dei continui rimpalli tra Camera e Senato. Inoltre il Senato delle Autonomie, così come concepito da Renzi, garantisce la Costituzione, perché eventuali modifiche alla carta costituzionale rimangono sottoposte all’approvazione di entrambi i rami del parlamento.

Amareggiano ma non stupiscono i veti dei partiti antagonisti, che cercano di guadagnare consensi spingendo l’elettorato verso una deriva populista, che in Francia ha riscosso grande favore alle ultime elezioni amministrative.

La situazione socio-politica dei vicini d’oltralpe, però, è differente da quella italiana. Agitare il vessillo anti euro non ha senso in Italia, dove la paralisi è causata dalla disparità sociale, dalle barriere della burocrazia e dall’arroccamento dei gruppi di potere.

Sul fronte della lotta agli sprechi, tuttavia, qualcosa si muove. L’abolizione delle Province e l’erosione degli stipendi dei manager pubblici, che dovrebbero essere avviati tra qualche mese, rappresentano timidi segnali positivi.

Sprechi persistenti, invece, che sono stati oggetto nelle ultime settimane di un’intensa campagna di stampa, sono quelli della Corte Costituzionale. “La Consulta” costa il doppio dell’omologo consesso tedesco. Quaranta milioni in Italia, venti in Germania. Nel Belpaese, oltre a stipendi e pensioni da capogiro, i giudici godono di una serie di benefit, come la disponibilità di un’abitazione concessa a titolo gratuito, pedaggi autostradali e biglietti ferroviari gratuiti anch’essi, una flotta di auto blu sempre disponibile, il cui costo ammonta a circa 750 euro giornalieri. In Germania solo i vertici della corte dispongono di auto blu, e solo nei casi strettamente necessari. Questa differenza di costi, infine, non comporta una maggiore efficienza della Consulta. Un esempio su tutti è il caso del Porcellum, la legge elettorale dichiarata incostituzionale otto anni dopo l’entrata in vigore.

 

Istat: inflazione raddoppia al supermercato

21 febbraio 2014 Posted by Articoli 0 thoughts on “Istat: inflazione raddoppia al supermercato”

banco-frutta

Istat, a gennaio +1,3% su anno indice ‘grocery’, calo su dicembre.

A gennaio i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona crescono dell’1,3% sull’anno, quasi il doppio dell’inflazione, ma in frenata su dicembre (+1,7%). Lo rileva l’Istat diffondendo l’indice ‘grocery’, l’insieme dei prodotti, dalla pasta allo shampoo, che rientrerebbe nella busta uscendo dal supermercato.

Istat, Pil quarto trimestre +0,1%, su base annua è -0,8%

14 febbraio 2014 Posted by Articoli 0 thoughts on “Istat, Pil quarto trimestre +0,1%, su base annua è -0,8%”

statisticheEurozona, Pil quarto trimestre +0,3%.

Nel quarto trimestre 2013, il Pil italiano ha segnato un +0,1% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica l’Istat, precisando che, secondo le prime stime, su base annuale il prodotto interno lordo è invece diminuito dello 0,8% mentre nell’intero 2013 è sceso dell’1,9%. (Nel 2012 il pil era risultato in calo del 2,5%). Il pil italiano torna così positivo negli ultimi tre mesi 2013 dopo nove trimestri consecutivi di segno meno o di mancata crescita.

Il Pil nell’eurozona continua a crescere nel quarto trimestre del 2013, con un rialzo dello 0,3%, rispetto allo 0,1% del terzo trimestre, secondo la stima flash di Eurostat. In positivo anche la crescita su base annua: +0,5%. In rialzo anche i valori della Ue-28: +0,4% sul terzo trimestre, +1% su base annua.

Industria, produzione 2013 in calo del 3%

10 febbraio 2014 Posted by Articoli 0 thoughts on “Industria, produzione 2013 in calo del 3%”

industria

A dicembre è tornata a scendere dello 0,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Migliora, invece, il dato relativo al quarto trimestre (+0,7% rispetto al terzo).

La produzione industriale nel 2013 è scesa del 3% rispetto al 2012 e a dicembre è tornata a calare dello 0,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dopo il +1,5% di novembre. Lo rileva l’Istat che registra una contrazione su base mensile dello 0,9%. E’ in aumento, invece, il dato relativo al quarto trimestre (+0,7% rispetto al terzo).
Rispetto al dicembre 2012 sono in aumento solo i beni intermedi (+5,6%), mentre calano quelli strumentali (-5,6%), l’energia (-3,2%) e, in misura più contenuta, i beni di consumo (-1%). I settori che registrano i cali maggiori sono i macchinari e le attrezzature n.c.a (-9,9%), le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,9%) e la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-6,5%). I maggiori incrementi sono infine nei prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+8,0%), nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+7,5%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+7,4%).

Istat, diminuiscono i redditi delle famiglie

5 febbraio 2014 Posted by Articoli 0 thoughts on “Istat, diminuiscono i redditi delle famiglie”

banco-frutta

La Campania è ancora il fanalino di coda.

Nel 2012 il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti diminuisce, rispetto all’anno precedente, in tutte le regioni italiane. Nel confonto con la media nazionale (-1,9%), il Mezzogiorno segna la flessione più contenuta (-1,6%), seguito dal Nord-est (-1,8%), Nord-ovest e Centro (-2%). Le regioni con le riduzioni più marcate sono Valle d’Aosta e Liguria (-2,8% in entrambe).

Il reddito monetario disponibile per abitante è pari a circa 20.300 euro sia nel Nord-est sia nel Nord-ovest, a 18.700 euro al Centro e a 13.200 euro nel Mezzogiorno.

La graduatoria regionale del reddito disponibile per abitante (17.600 euro il valore medio nazionale) vede al primo posto Bolzano, vicina ai 22.400 euro, e all’ultimo la Campania, con poco meno di 12.300 euro.

Nel 2012 a livello nazionale il reddito disponibile delle famiglie, in valori correnti, aumenta dell’1% rispetto al 2009, anno di inizio della crisi economica. In particolare il Nord registra un incremento maggiore (+1,6% nel Nord-ovest e +1,7% nel Nord-est) mentre, sempre rispetto al 2009, il Centro e Mezzogiorno segnano un aumento molto più contenuto (rispettivamente +0,4% e +0,2%).

La Liguria è la regione che ha risentito maggiormente degli effetti della crisi economica: tra il 2009 e il 2012 le famiglie hanno subito una diminuzione dell’1,9% del reddito disponibile. L’Umbria e la provincia di Bolzano sono state le meno toccate dagli effetti della crisi economica con aumenti, nel periodo considerato, rispettivamente del 3,6% e del 2,7%.