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L’Italia e la crisi della Grecia

9 luglio 2015 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “L’Italia e la crisi della Grecia”

L’Italia sembra sia riuscita a risalire il crinale, ma a pesare sul quadro macroeconomico questa volta è il clima d’incertezza causato dalla crisi in Grecia.

Infatti nel Belpaese la ripresa economica prosegue. Lo sostiene l’ISTAT nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana relativa a giugno e pubblicata il 3 luglio. Dunque ancora una buona notizia per le finanze pubbliche, sebbene «le informazioni provenienti dai settori produttivi indichino una intensità più contenuta rispetto al primo trimestre del 2015».

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Anche «il mercato del lavoro mostra i primi segnali positivi dal lato della domanda anche se non rafforzati dalle indicazioni sull’offerta di lavoro». Inoltre «si conferma la riduzione delle spinte deflative cui seguirebbe in autunno una moderata ripresa dei prezzi».

I cugini ellenici, reduci dall’importante tornata referendaria, che si è conclusa con la vittoria del fronte del “no” in merito all’accettazione degli aiuti proposto dai creditori internazionali in cambio di un rigido piano di rientro, e quindi con la legittimazione della politica anti austerity di Syriza e del governo Tsipras, saranno ora impegnati a elaborare e a proporre nuovi programmi per uscire dall’impasse.

In ogni caso le sorti italiane saranno pesantemente influenzate da quelle greche. Ma non per l’esposizione economica di Roma nei confronti di Atene, che tra prestiti diretti e partecipazione ai meccanismi di salvaguardia europei è di 35,9 miliardi di euro, come ha precisato nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Del resto anche «il rischio per la finanza privata è poco significativo», come ha confermato il presidente Abi, Antonio Patuelli, ricordando che l’esposizione delle banche italiane è pari a circa 1 miliardo di euro.

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A spaventare è invece l’instabilità politica dell’eurozona che sta avendo ripercussioni notevoli sul mercato dei capitali, in particolare a Piazza Affari, che sta perdendo terreno, e sullo spread, passato in tre mesi da 120 a 160 punti base (fig. 1).

Gli altri indicatori, come anticipato, promettono bene. Secondo gli ultimi dati ufficiali, il PIL nel primo trimestre del 2015 è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. La variazione acquisita per il 2015 è pari a +0,2%. (fig. 2).

L’inflazione è in risalita, rientrando nell’alveo della graduale crescita (fig. 3). Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi da ISTAT, nel mese di maggio 2015 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,1% sia rispetto al mese precedente sia nei confronti di maggio 2014 (la stima preliminare era +0,2%), con un’inversione della tendenza annua (era -0,1% ad aprile). L’inflazione acquisita per il 2015 è pari a +0,1% (era nulla ad aprile).

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Sostanzialmente stazionario l’andamento dei dati sul lavoro. Come riporta ISTAT nella nota provvisoria relativa a maggio e pubblicata il 30 giugno, «dopo l’aumento del mese di aprile (+0,6%), a maggio 2015 gli occupati diminuiscono dello 0,3% (-63 mila) rispetto al mese precedente. Il tasso di occupazione, pari al 55,9%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a maggio 2014, l’occupazione cresce dello 0,3% (+60 mila) e il tasso di occupazione di 0,3 punti».

«Il numero di disoccupati rimane sostanzialmente invariato su base mensile. Dopo la crecita registrata a febbraio e a marzo e il calo di aprile, a maggio il tasso di disoccupazione resta invariato rispetto al mese precedente al 12,4%. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è diminuito dell’1,8% (-59 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,2 punti percentuali».

«Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell’ultimo mese (+0,3%, pari a +36 mila), dopo il calo dei quattro mesi precedenti. Il tasso di inattività, pari al 36,0%, aumenta di 0,1 punti percentuali. Su base annua gli inattivi diminuiscono dello 0,9% (-135 mila) e il tasso di inattività di 0,2 punti».Immagine 4

«Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo marzo-maggio 2015 il tasso di occupazione risulta in crescita (+0,1 punti percentuali). A fronte di un calo del tasso di inattività (-0,2 punti) il tasso di disoccupazione aumenta (+0,1 punti)».

 

Istat, Pil quarto trimestre +0,1%, su base annua è -0,8%

14 febbraio 2014 Posted by Articoli 0 thoughts on “Istat, Pil quarto trimestre +0,1%, su base annua è -0,8%”

statisticheEurozona, Pil quarto trimestre +0,3%.

Nel quarto trimestre 2013, il Pil italiano ha segnato un +0,1% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica l’Istat, precisando che, secondo le prime stime, su base annuale il prodotto interno lordo è invece diminuito dello 0,8% mentre nell’intero 2013 è sceso dell’1,9%. (Nel 2012 il pil era risultato in calo del 2,5%). Il pil italiano torna così positivo negli ultimi tre mesi 2013 dopo nove trimestri consecutivi di segno meno o di mancata crescita.

Il Pil nell’eurozona continua a crescere nel quarto trimestre del 2013, con un rialzo dello 0,3%, rispetto allo 0,1% del terzo trimestre, secondo la stima flash di Eurostat. In positivo anche la crescita su base annua: +0,5%. In rialzo anche i valori della Ue-28: +0,4% sul terzo trimestre, +1% su base annua.

Bce: ripresa sarà lenta e con rischi al ribasso

13 febbraio 2014 Posted by Articoli 0 thoughts on “Bce: ripresa sarà lenta e con rischi al ribasso”

BCEIncertezze da paesi emergenti. Italia con Spagna e Grecia al top per la disoccupazione giovanile.

La Bce “si attende un lento recupero del prodotto nell’area euro”. Lo scrive nel bollettino mensile la Bce, secondo cui i rischi per le prospettive di crescita “continuano a essere orientati al ribasso”. Pesano le incertezze dei mercati mondiali, in particolare i Paesi emergenti, ma anche domanda interna e un export che potrebbero deludere le attese.
La Bce si aspetta che l’inflazione dell’Eurozona nei prossimi mesi “resti sui livelli attuali” e vede rischi “bilanciati”, attribuendo la frenata a 0,7% a gennaio principalmente “alla componente energetica”. I tassi, promette la Bce, resteranno sui livelli attuali o inferiori a lungo.

Grecia, Spagna e Italia a top disoccupazione giovani – Nel suo report mensile la Bce rileva anche che Grecia, Spagna e Italia sono in cima alla classifica della disoccupazione giovanile fra 18 i Paesi dell’Eurozona, “su valori compresi fra il 50 e il 60% in Grecia e Spagna” e “prossimi al 40% in Italia, Portogallo e Cipro”.