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Aspettando la befana

30 dicembre 2013 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Aspettando la befana”

Traditional Epiphany market in Navona Square - Rome

Chi si aspettava serietà e competenza dell’attuale governo è rimasto deluso perché l’esecutivo Letta non è riuscito ancora a tirarci fuori dalle secche della recessione.

Per quanto si sia adoperato a recuperare prestigio sul piano internazionale, non è riuscito a imprimere un cambiamento, che pure era necessario, per riportare il Paese sulla linea di galleggiamento.

Continua a mancare una politica dei redditi, che possa permettere di recuperare alla forbice economica e sociale, quel differenziale che aiuterebbe ad accrescere i consumi interni, permettendo a intere categorie d’imprenditori di guardare con maggiore fiducia il futuro. La piccola e media impresa di cui fa parte anche la nostra categoria non ha più fiato. Non basta più dire che le PMI sono la spina dorsale del nostro Paese, perché esse, eccetto quelle orientate all’export, in molti casi si ritrovano sull’orlo del baratro dovuto alla deflazione che ancora attanaglia l’Italia.

In questo contesto affonda anche la nostra categoria, perché gli agenti di commercio, che mediano più del 70% della produzione nazionale, non hanno più risorse economiche da mettere in campo per la loro sopravvivenza, poiché i fatturati sono crollati inesorabilmente e con essi i ricavi.

Da questa classe politica ci aspettavamo più coraggio, soprattutto nel modificare la miriade di leggi obsolete da cui è appesantito il Paese. Non sono bastati nemmeno i morti di Lampedusa per affondare leggi che sono un’offesa alla nostra cultura dell’accoglienza. Nemmeno i vari appelli di Papa Francesco sono serviti a scuotere i sepolcri imbiancati dei catto-clericali che siedono in parlamento.

I temi da affrontare sono tanti, ma nulla è stato fatto per la loro risoluzione. Tutti gli sforzi si sono concentrati sul mantenimento dello status quo, e poco si potrà fare fino a che saremo governati dalle “grandi intese”, volte solo alla salvaguardia delle poltrone.

Anche nel nostro sindacato si annidano forze votate all’immobilismo. L’anno scorso, nell’articolo di Natale pubblicato su questo giornale, chiesi: quanto dovremo ancora aspettare per firmare il contratto Industria? Quando si prenderanno iniziative volte a spingere i confindustriali a una trattativa?

Noi, essendo lavoratori atipici, indipendenti e para-subordinati allo stesso tempo, siamo poco avvezzi agli scioperi. Ma cosa succederebbe se facessimo mancare alle nostre aziende per una settimana gli ordini assunti? Se dimostrassimo di essere noi la cinghia di trasmissione che fa andare il motore dell’economia?

Non è pensabile che oltre 280mila agenti di commercio, regolarmente iscritti all’Enasarco, non siano in grado di creare un unico fronte per far valere i propri diritti. Le divisioni devono essere accantonate, per creare un blocco unico in grado di far valere le proprie ragioni. Cosa ci può fare paura visto che siamo alla mercé del mercato, delle aziende e dei nostri clienti? La nostra battaglia deve servire a salvaguardare anche la parte sana della nostra clientela, che negli anni ci ha permesso di lavorare con tanta tranquillità.

Costoro, quasi tutti, allo stato vivono la nostra stessa situazione di precarietà.

Ci sarebbe ancora molto da dire, vedremo più avanti, speriamo che la befana faccia trovare a noi tutti nella calza qualcosa che ci faccia ben sperare per il futuro. Buon 2014 a tutti voi.

Luciano Falgiano

 

Più solidarietà e meno politica

8 ottobre 2013 Posted by Articoli, Sindacato 0 thoughts on “Più solidarietà e meno politica”

STRAGE MIGRANTI, ARRIVATO CAMION CON 150 BAREAppello ai cittadini

Antonio Pastore Carbone

Da alcuni giorni mi tornano alla mente le immagini di un episodio accaduto le scorse settimane a poche decine di metri della costa siciliana: centinaia di migranti a bordo di un barcone arenato riescono a salvarsi grazie all’aiuto ricevuto da numerosi nostri connazionali. Questi volontari, organizzatisi in maniera spontanea, hanno formato una catena umana e si sono prodigati per riportare i naufraghi a terra, e dare loro aiuto fino all’arrivo delle organizzazioni di soccorso.
Il coraggio e la volontà mostrati da coloro che hanno aiutato questi immigrati sono la dimostrazione di quanto la società civile sia più efficiente di quella politica.
Non mi stancherò mai di affermare che il nostro è un paese eccezionale, ricco di entusiasmo e umanità, che però vive contraddizioni incredibili.

Su tutto il territorio nazionale operano moltissime associazioni e organizzazioni umanitarie, che da anni portano avanti le loro attività grazie al sacrificio e all’impegno costante di numerosissimi volontari, nonostante le continue battute d’arresto a cui ci ha abituato la classe politica.
Infatti possiamo dire che questa grande partecipazione di massa al volontariato in genere rappresenta sicuramente una delle parti migliori, se non la migliore, del nostro paese, uno dei punti fermi da cui ripartire.
Alla luce di quanto accade nel nostro sistema politico, vecchio, insabbiato in problemi irrisolti da anni, solo una grande partecipazione alla vita pubblica e allo sviluppo di nuovi grandi movimenti di opinione potranno far riprendere il largo al nostro Paese, ormai da troppo tempo costretto a navigare in acque poco profonde.

 

Teatro Italia

8 ottobre 2013 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Teatro Italia”
L'attore Peter Ustinov in Diversion No. 2, 1941

L’attore Peter Ustinov in Diversion No. 2, 1941

Al “teatro Italia” va in scena l’ultimo atto (o forse penultimo) della seconda Repubblica

Luciano Falgiano

Un uomo entra in scena armi in pugno. Spara all’impazzata, a salve, verso il pubblico. E’ il personaggio

principale, replica questa scena da vent’anni. E’ un noto malfattore. Si fa scudo di molti attori, grazie ai quali non riesce mai ad essere arrestato dalle forze dell’ordine. Negli anni ha trovato anche altri soggetti compiacenti che ne hanno oscurato le malefatte.

Il pubblico in platea ed in galleria è stufo ormai di questa rappresentazione, e non aspetta altro che lo spettacolo finisca e cali il sipario.

Torna a casa deluso e convinto che se non cambia il copione e non si sostituiscono gli attori, il teatro sarà destinato alla chiusura.

Tornando alla realtà ci si accorge che anche le prove della nuova commedia non danno nessun segnale positivo. Ormai tutti recitano a soggetto, si è tornati alla commedia dell’arte che tanto successo ha avuto tre secoli fa in Europa, della quale gl’italiani sono considerati maestri.

Sono trascorsi vent’anni dall’inizio della seconda Repubblica, e questo tempo sembra essere servito solo ad interrare i rifiuti tossici della prima, producendo grande inquinamento. Cosa si può fare? Difficile dirlo. Tenendo conto che non avere fatto nulla ed avere rimandato tutto a domani, ci ha riportati alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca.

Se consideriamo che ad oggi siamo tutti stremati, imprese, lavoratori, precari, disoccupati, non occupati, pensionati, studenti, neonati, non vedo come potremo sopportare quanto avverrà in seguito alla sciagurata scelta di non governare.

Se dovessimo tornare alle urne i segretari di partito faticherebbero a rastrellare voti.

Dovranno dimostrare che faranno quanto hanno sempre affermato: rivoluzionare l’apparato dello Stato, ridurre il numero dei parlamentari, eliminare i grandi sprechi che si annidano nella spesa pubblica fra cui le Provincie, realizzare una legge elettorale che consenta al cittadino di scegliere il proprio rappresentante togliendo quell’alea di irresponsabilità che lo stesso cittadino tende ad avere perché non può incidere nelle vicende politiche.

E’ tempo che ogni persona di buona volontà si attivi, partecipi, faccia sentire la propria opinione. Solo così riusciremo a venirne fuori.

 

Come ripartire

3 luglio 2013 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Come ripartire”

di Luciano Falgiano  partenza atletica

Dopo le vicissitudini delle varie soluzioni di governo possibile, siamo approdati al mostriciattolo attuale: “larghe intese e larghissime divergenze”, della serie bisogna stare insiemeperforzasenosisfasciatutto.

In questo quadro, abbastanza inusuale, va salvaguardato il comparto delle piccole e piccolissime imprese. E’ questo il punto da quale partire, perché dopo la relazione annuale del governatore della Banca d’Italia, i commenti sono stati tanti. Come di consueto ci sono state posizioni di retroguardia e difensive, così come interessanti analisi e riflessioni. Non si sono viste però analisi che puntano alla coesione fra le forze economiche e sociali, che può divenire, visto che lo è sempre stata, la base della ricostruzione economica e produttiva. E’ da questo che bisogna partire per evitare che tutte le prossime iniziative riformatrici rischino il fallimento oppure, in subordine, la produzione di effetti molto limitati per il Paese e per le nuove generazioni.

Bisognerà ripristinare tra l’altro un rapporto sano tra credito e impresa, dove le banche tornino a svolgere il loro compito istituzionale, evitando gli errori commessi in passato, che le ha poi costrette al blocco di qualunque erogazione.

Rimane fondamentale la necessità di combattere la lotta all’evasione fiscale (si stimano 230 miliardi di euro evasi al fisco nel 2011) con strumenti che non si limitino al controllo dei piccoli esercenti, ma incidano più pesantemente nella ricerca di accordi con i paradisi fiscali. Un capitolo a parte andrebbe aperto nella lotta alle mafie, che nel riciclare i loro ingenti capitali (si stimano 120 miliardi riciclati nel 2011), continuano a falsare e drogare i mercati produttivi e finanziari sia nazionali sia internazionali.

Rimane indispensabile recuperare anche il rapporto tra imprese e sindacati, ove il confronto centrale non potrà che essere l’occupazione e in particolare l’occupazione giovanile.

Ma vi sono anche note positive. Siamo un serbatoio con una capacità industriale e manifatturiera enorme; siamo e restiamo, seppur a fatica, la seconda potenza manifatturiera d’Europa, dopo la Germania. E’ necessario liberare le energie dei nostri imprenditori piccoli, medi o grandi che siano, coloro che insieme ai sindacati hanno fatto risorgere l’Italia dalle macerie della guerra. Non dobbiamo partire come altri paesi, ma solo ripartire perché l’Italia è ricca, ricchissima, di competenze e grande creatività. Puntiamo ancora su questo. Usando l’ingrediente immateriale della coesione sociale si porterà nuovamente l’Italia tra le prime, più rispettate e ascoltate potenze economiche dei paesi industrializzati.

 

Eclisse di fiducia

29 marzo 2013 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “Eclisse di fiducia”

Beppe Grillodi Luca Clemente

L’interpretazione più verosimile delle ultime votazioni è che il Movimento 5 Stelle ha vinto perché ha saputo comunicare agli italiani le cose come stanno. Ovvero che i mali del Paese hanno prodotto una spaccatura nella società che i cittadini non sono più disposti a tollerare. Una frattura tra chi accumula incarichi, profitti e privilegi, e chi invece si trova ai margini del sistema produttivo, sebbene sia anch’esso portatore di diritti e quindi pienamente legittimato a farne parte.

Ciò non significa che la ricetta proposta dai 5 Stelle, ovvero il programma di 20 punti sottoposto anche al Capo dello Stato durante le ultime consultazioni, ne sia l’unico rimedio, ma non si può negare che rappresenti per l’Italia la via maestra per uscire dalla crisi e per intraprendere una fase di sviluppo.

In particolare il taglio dei costi della politica, l’elezione diretta dei parlamentari, la rimodulazione del sistema del Welfare rappresentano le condizioni necessarie ed indispensabili a legittimare qualunque azione di governo. Non tanto e non solo in termini di risparmio, in realtà relativamente influente, bensì per il loro valore simbolico.

Per uscire dalla crisi occorre uno sforzo collettivo, da parte di tutta la società civile, anzitutto da parte della classe dirigente, la quale è oltretutto investita del compito di educare i cittadini, di indicare loro la strada da intraprendere per lo sviluppo armonioso del tessuto sociale. E per far ciò i politici non possono prescindere dal dare il buon esempio. Senza di esso gli elettori, ormai pervasi dalle sollecitazioni provenienti dalla rete, riconosceranno l’ombra dell’”inciucio” nelle scelte di governo, e si opporranno, anche con maggiore forza, accordando le preferenze al partito che saprà interpretare meglio il cambiamento.

Dal canto loro gli agenti di commercio, il cui guadagno è costituito dalle provvigioni sul fatturato, frutto di un lavoro usurante fatto di centinaia di chilometri percorsi in macchina e decine di appuntamenti al mese, hanno contribuito in maniera concreta al risanamento dei conti pubblici. Sotto il governo Monti, infatti, sono aumentate sensibilmente le aliquote contributive della pensione Enasarco, e anche gli agenti di commercio già titolari di pensione pagheranno per gli anni 2012 e 2013 un contributo di solidarietà nell’ordine dell’1%.

Il prossimo Esecutivo, a prescindere dallo schieramento politico di cui farà parte, non dovrà e non potrà ignorare questi sacrifici. La democrazia partecipativa che si sta affermando nel Paese con tutta probabilità non lo consentirà, e a beneficiarne sarà la maggioranza produttiva del Paese.

 

 

 

La sindrome dello struzzo

27 dicembre 2012 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “La sindrome dello struzzo”

struzzo

di Luciano Falgiano

Il 2012 volge al termine. Le festività si avvicinano in un clima di scarsa gioia. I progetti elaborati nell’anno trascorso da ognuno di noi hanno avuto non poche difficoltà a essere realizzati, e per tanti la realizzazione si è dimostrata una chimera. Oramai è evidente che non usciremo dalla recessione fino a quando non avremo un nuovo governo pienamente legittimato dalle urne, e un’opposizione vera e non assoggettata alle bizze di un padrone.

Questa nuova condizione dovrà portarci a una fase di sviluppo che dovrà essere molto energica, perché possa rimettere in moto la nostra economia e nello stesso tempo considerare il welfare non un peso ma parte integrante dei processi di sviluppo.

Oggi troppe risorse economiche vengono sottratte al mercato a causa di una tassazione troppo elevata, da troppi sprechi, e quello che resta deve soddisfare i bisogni necessari a coloro che sono indigenti, incapienti, e al margine del sistema lavoro. Tutto ciò ha prodotto un Pil negativo negli ultimi quattro trimestri e ci ha collocati secondo gli standard economici fra i Paesi in deflazione.

di Luciano Falgiano

Le cifre che leggiamo sono impressionanti: 500mila esercizi commerciali chiusi negli ultimi 4 anni; la disoccupazione ha raggiunto l’11,3 % della forza lavoro, con punte del 34,2 % tra i giovani, che diventa del 50% al Sud.

Preciso che a distanza di circa un anno dell’elaborazione, il Contratto di Lavoro Industria non è stato ancora firmato. Chi mi sa dire per quale motivo?

Queste sono alcune nostre grandi difficoltà, però noi dobbiamo essere fiduciosi, perché un agente di commercio non deve mai dire che le cose vanno male.

Io credo che questa sia una cosa ormai superata, oggi la nostra categoria deve essere consapevole che per partecipare ai processi di sviluppo futuri, deve avere il coraggio di guardare in faccia la realtà che ci circonda. Il tempo degli struzzi è finito. Solo la partecipazione può darci la possibilità di sapere dove stiamo andando. Solo la partecipazione può essere il pungolo per le classi dirigenti dei vari settori che con le loro scelte determinano il futuro. A cominciare dalla LANARC, la nostra realtà associativa. Sì, continuo a insistere su questo principio: ognuno di noi, iscritto o non, ha il dovere, anzi l’obbligo, di interessarsi, partecipare, condividere le scelte che dovranno essere fatte per il sindacato del futuro. La nostra condizione richiede un’attenta riflessione sulle scelte che altri faranno, circa la previdenza e il rapporto con le nostre mandanti.

I frutti (acerbi) del 2012

27 dicembre 2012 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “I frutti (acerbi) del 2012”

foto1 (1)di Luca Clemente

Il Giornale dell’Agente di Commercio” online compie un anno. Un traguardo raggiunto anzitutto grazie alla determinazione e alle capacità della redazione. Venditori, ma anche amministrativi, esperti legali e contabili, prestati alla comunicazione, i quali sono riusciti a fare informazione su aspetti del Commercio talvolta trascurati.

Le tematiche care agli agenti, infatti, passano spesso in secondo piano, probabilmente perché gli stessi producono lavoro e ma non beni di consumo, dovendo provvederne alla commercializzazione e alla distribuzione, e quindi sono interessati in maniera differita dalle dinamiche di produzione che invece attraggono maggiore interesse grazie elle numerose applicazioni nell’ambito della ricerca.

Ciononostante nel settore del Commercio, primo in Italia primo per produzione economica e per indotto occupazionale (circa il 60% del totale, mentre Agricoltura e Industria ricoprono un ruolo minore), gli agenti hanno un compito determinante, sono il trait d’union tra i produttori e il pubblico, il tramite attraverso cui il 70% delle merci è collocato sul mercato.

In un contesto così delineato le istanze degli oltre 300mila agenti di commercio italiani emergono in tutta la loro complessità, in quanto interessano da vicino le sfere dell’Economia e del Sociale.

Per questo motivo “il Giornale dell’Agente di Commercio” ha prestato attenzione alla quotidianità dei suoi lettori, monitorando la politica comunale, con particolare attenzione ai permessi per il trasporto di campionari voluminosi nella ZTL, e seguendo le principali novità sul piano legale, previdenziale e fiscale inerenti alla categoria, tra cui spicca l’approvazione del nuovo regolamento Enasarco del 2012. Ma ha seguito anche l’attualità del Paese in senso lato.

Le vicende politiche italiane del 2012 e del suo interprete principale, il professor Monti, moderno Cincinnato dell’Italia (post?)berlusconiana, hanno avuto largo spazio anche sul nostro foglio, sebbene le aspettative che hanno accompagnato la sua ascesa e il suo governo siano state in gran parte disattese.

L’uomo “antispread”, prescelto per traghettare il Paese fuori dalla crisi economica globale, è sceso dalla nave a metà del viaggio. Mentre scrivo Monti è dimissionario, ma gli interventi per i quali è stato nominato primo ministro, ovvero avvicinare l’Italia all’Europa sul piano del lavoro e dei servizi, sono rimasti incompiuti, e come se non bastasse, i suoi interventi hanno colpito più duramente le classi deboli della società.

Se da un lato bisogna ammettere che lo spread è rientrato sotto una soglia accettabile, circa 300 punti base, dall’altro vanno elencati tutti gli insuccessi del premier.

Il taglio dei costi della politica, con la soppressione delle Province, il taglio di parlamentari e consiglieri locali, si è fermato in parlamento. L’introduzione della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, è stata rinviata. La riforma della legge elettorale, e quindi l’abolizione del “porcellum” in favore della scelta diretta dei rappresentati, è rimasta lettera morta. Anche il ricorso alla “patrimoniale” per fronteggiare il deficit di cassa, sperimentato per l’ultima volta nel 1992 dal governo Amato nell’ordine del 6 per mille sulle giacenze bancarie, non c’è stato. Si è optato invece per una scelta più dolorosa, l’Imu, ovvero il ripristino della tassazione sui beni immobili, l’ultima riserva di ricchezza per la maggior parte degli italiani, ma anche in questo caso i risultati sono stati scarsi.

L’aumento del gettito fiscale nelle casse dello Stato grazie all’Imu, e i finanziamenti a tasso ridotto della Bce alle banche italiane, hanno fatto crescere la credibilità dell’Italia sul piano internazionale, in quanto ne è aumentata la solvibilità soprattutto in relazione all’enorme debito pubblico, ma il mercato interno non ne ha beneficiato.

E ciò perché nonostante le lusinghe ricevute nelle sedi internazionali, nella fatidica agenda Monti sono mancate azioni incisive nelle politiche di sviluppo, e quindi gli altri indicatori congiunturali come il Pil, oppure il tasso di disoccupazione, hanno fatto registrare un sostanziale peggioramento rispetto all’anno scorso.

Infine si deve al governo Monti il più grave corto circuito del Welfare di epoca recente, quello degli esodati, ex lavoratori rimasti senza impego e senza pensione, le cui conseguenze si sarebbero estese anche all’Ensarco senza la strenua opposizione delle parti sociali e in particolare dell’Usarci, in quanto proprio i suoi rappresentanti nel CDA della cassa previdenziale hanno scongiurato l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni senza la possibilità degli “scivoli facoltativi” a 65 e 66 anni.

I partiti, dal canto loro, non hanno promosso alcuna iniziativa per supplire alle carenze dell’esecutivo, anzi, sono balzati alla ribalta della cronaca soprattutto per le distrazioni di fondi pubblici avvenuti sia ai vertici delle segreterie sia nelle regioni, e intanto hanno ripreso a scaldare i muscoli in previsione delle elezioni politiche di febbraio.

Il nostro Paese, dunque, esce malconcio dal 2012, soggiogato più di prima dalle logiche campanilistiche che ne frenano la valorizzazione delle risorse e quindi lo sviluppo. L’uomo su cui tutti puntavano, il professor Monti, ha solo sfiorato l’obiettivo del suo mandato, e adesso ci chiede altro tempo per centrarlo in pieno. Durante le feste il premier ha annunciato la sua discesa in campo per le prossime politiche. Non ha spiegato ancora come, ma ha anticipato che il suo programma sarà incentrato su un ulteriore aumento delle tasse.

 

Settembre, una tappa che inizia in salita

2 ottobre 2012 Posted by Articoli, La parola al presidente, Sindacato 0 thoughts on “Settembre, una tappa che inizia in salita”
di Luciano Falgiano
Dopo la meritata pausa estiva che ognuno di noi si è concesso, prendiamo atto che nulla sembra essere mutato nel nostro quotidiano.
I costi di esercizio continuano a crescere, i clienti sono sempre più attanagliati dalla paura di dover chiudere per manifesta impossibilità nella gestione della loro attività, le aziende mandanti pretendono più fatturato per tenere in linea i loro conti.
Con questa situazione oramai non più sostenibile, il sistema bancario si trincera dietro un “non possumus”, assecondato con grande disinteresse della politica, che di tutto parla, tranne che di come trovare le possibili soluzioni a questo problema.
Come ho già avuto modo di scrivere nel numero precedente, per uscire da questa fase fortemente recessiva abbiamo bisogno di crescita, crescita e ancora crescita.
Le chiacchiere ormai nel Paese non le vuole ascoltare più nessuno. La situazione nella quale ci troviamo non consente più rinvii, ciascuno di coloro che partecipano al processo produttivo deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, senza ricercare nell’altro colui che ha fatto precipitare il paese nella condizione in cui esso è. Anche perché, senza esserne consapevoli, noi agenti di commercio, componente importante e a volte determinante del processo produttivo, a causa del nostro disinteresse di ogni funzione formativa o deliberativa della nostra micro società (leggasi associazionismo sindacale) corriamo il rischio di divenire il capro espiatorio di questa situazione perché portatori d interessi senza forza contrattuale e pertanto soggetti deboli da emarginare e far sottostare alle esigenze di lobby più forti.
Questo è la domanda che dobbiamo porci per il futuro: vogliamo essere soggetti attivi alle decisioni che si stanno prendendo? Siamo interessati ai progetti formativi che l’Associazione Sindacale Lanarc-Usarci sta progettando di mettere in campo?
Quando dico formazione, non intendo invitare gli associati e non, a mettersi dietro un banco ad ascoltare, formazione vuol dire essenzialmente partecipazione attiva. Perché il confronto fra colleghi lo scambio di opinioni e di esperienze è la prima cosa che ci consente di conoscere di apprendere.
Da questa fase si può partire per organizzare dei corsi specifici con l’ausilio di soggetti professionalmente in grado di fornirci l’apertura mentale per affrontare il futuro, con un’attività che sta cambiando, anzi, che questa profonda crisi ha già cambiata.
In altre pagine di questo giornale troverete notizie circa le nuove iniziative che questo consiglio direttivo ha assunto e sta assumendo, per consentire a tutti, la possibilità di fare il proprio lavoro con più libertà di movimento nelle norme create dalla Amministrazione Cittadina con il nostro supporto e soddisfacendo le nostre richieste. Nel prossimo immediato futuro contiamo sviluppando altri incontri con i soggetti preposti di ottenere altre modifiche che migliorino la nostra situazione di operatori del territorio, incidendo anche con misure di ordine economico.
E’ fuor di dubbio che più siamo e meglio potremo, far sentire le nostre rivendicazioni, esporre le nostre esigenze, fare presente alla politica e agli imprenditori che noi ci siamo e che vogliamo partecipare al processo di sviluppo del nostro territorio.
L’imperativo è fare rete, perché un Sindacato è forte quando, a fronte di una grande partecipazione di massa, parla con una sola voce.

Siamo ancora la Cenerentola d'Europa

2 ottobre 2012 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “Siamo ancora la Cenerentola d'Europa”
di Luca Clemente

 

Lo spread cala e l’inflazione rallenta la corsa. Il primo è a quota 360, tre mesi fa era al 470. La seconda è passata nello stesso periodo dal 2,8 al 3%.
Questi sono alcuni dati emersi delle ultime rilevazioni dei principali istituti di ricerca economica e statistica. Ma c’è poco da stare allegri, perché ciò non ha ribaltato le stime al ribasso sull’andamento economico del Paese, che invece si stanno consolidando. Secondo le stime del Governo il decremento del PIL durerà per tutto l’anno in corso, e solo nel 2013 si potrà registrarne la crescita.
Addirittura secondo il centro studi della CONFCOMMERCIO «il 2012 dovrebbe presentare la peggiore variazione negativa della spesa reale pro capite della storia repubblicana (oltre il -3%). All’interno di questo perimetro fortemente recessivo – è scritto nella ricerca -, solo pochissimi settori di spesa, come la telefonia e l’informatica, e solo un canale di distribuzione, il discount, tengono i livelli di fatturato reale del 2011».
Infine l’ultimo rapporto SVIMEZ, presentato il 26 settembre, ha confermato un divario economico tra Nord e Sud ancora più evidente di quello registrato negli anni scorsi.
Le ricette per il riequilibrio delle macro aree continuano a non essere applicate, con il risultato che il Belpaese rimane il fanalino di coda d’Europa sul piano della Giustizia, del Lavoro, e delle Infrastrutture.
Per quanto riguarda invece la politica interna il decreto legge “Salva Italia”, così come la stretta sui costi degli enti locali, stanno agendo in modo visibile sulle sacche di spesa superflua, ma ci vorrà ancora tempo prima che tutti i decreti attuativi del dl siano varati.
Invece in ambito europeo il principale banco di prova del Premier sarà la “Tobin Tax”, la tassa internazionale sulle transazioni finanziarie invocata anzitutto da Germania e Francia, su cui Monti non ha ancora sciolto le riserve. Ma le pressioni per l’introduzione della norma da parte dell’ampio fronte di paesi sostenitori potrebbe accelerare questa decisione.

Usciamo in fretta dalle sabbie mobili

3 luglio 2012 Posted by Articoli, Economia 0 thoughts on “Usciamo in fretta dalle sabbie mobili”

di Luca Clemente

Due dati: a giugno l’inflazione è salita al 2,8%, e nello stesso mese lo spread ha raggiunto quota 470 punti.
Gli altri indicatori congiuntarali, del resto, sono tutt’altro che incoraggianti. A giugno è aumentato l’indice dei prezzi al consumo, e questo vuol dire prodotti più cari allo scaffale. Inoltre le vendite sono in calo, la disoccupazione aumenta, e gli stipendi sono rimasti pressoché invariati. Insomma, l’economia ristagna, e il picco della recessione non è ancora superato.
Del resto il divario economico tra le macroregioni, uno dei principali freni alla crescita del paese, non accenna a diminuire.
Secondo le previsioni Svimez la ripresa arriverà nel 2013, ma penalizzerà ancora le regioni meridionali: il PIL complessivo crescerà dello 0,3%, +0,4% al Centro Nord, ma calerà dello 0,1% al Sud.
A livello regionale la recessione quest’anno sarà meno forte in Lombardia e Veneto (-1,3% il PIL) e in Emilia Romagna (-1,3%), ma il dato non tiene conto dei recenti drammatici terremoti. Situazione difficile in Sardegna (-3,1%) e Campania (-3,2%).
E lo scenario rischia di ripetersi l’anno prossimo quando una timida crescita coinvolgerà la Lombardia (+0,7%) e le altre regioni del Nord, lasciando ancora indietro il Mezzogiorno.
Dalla recessione usciranno solo Abruzzo (+0,5%), Basilicata (+0,3%) e Molise (+0,2%). Il rosso più pesante toccherà a Sicilia e Calabria (-0,3%). Insomma il Sud rischia di uscire ancora una volta doppiato dal Nord.
Sul piano internazionale il mese di giugno si è chiuso con i successi del premier Mario Monti in ambito europeo, tra cui l’approvazione dello scudo antispread, ovvero l’azione di solidarietà dei paesi dell’UE verso l’Italia e la Spagna, ma appare chiaro che una significativa iniezione di fiducia al mercato interno si potrà avere solo con un’accelerata dell’azione di Governo sulle misure per la crescita, e del Parlamento sulla riforma della legge elettorale.