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Nuovi clienti e indennità, facciamo chiarezza

20 Dicembre 2016 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 1 thought on “Nuovi clienti e indennità, facciamo chiarezza”

Sul concetto di “nuovi clienti” ai fini del riconoscimento dell’indennità ex art. 1751 c.c. alla luce della sentenza della Corte di Giustizia CEE del 7.4.2016.

Ai fini del riconoscimento dell’indennità di cessato rapporto ex art. 1751 c.c. appare preliminare l’individuazione dei clienti nuovi procurati dall’agente rispetto a quelli eventualmente ereditati dalla mandante all’atto del conferimento dell’incarico.

Trattasi di un presupposto alternativo a quello dello sviluppo – in termini di fatturato – degli affari con i clienti già esistenti.

Ciò nonostante, non si può prescindere dall’estrapolare all’interno dei clienti serviti dall’azienda preponente, la clientela procurata dall’agente in quanto ciò costituisce uno degli elementi centrali ai fini della determinazione dell’indennità nella misura massima prevista dalla sopra citata norma di legge. Ovviamente il relativo onere della prova è carico dell’Agente.

Se dubbi non possono sussistere nell’ipotesi in cui la mandante sia società di nuova costituzione o sia stato l’agente a trasmetterle i nominativi dei clienti operanti nella propria zona di competenza, la situazione è diversa nell’ipotesi in cui all’Agente sia stata affidata la commercializzazione di marchi diversi e/o nuovi che andrà ovviamente a proporre alla clientela già esistente.

Sul punto si è recentemente pronunciata la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (07 aprile 2016, n. 315/2014, nella causa Marchon vs. Karaszhiewicz) la quale è giunta alle seguenti conclusioni : “L’articolo 17, paragrafo 2, lettera a), primo trattino, della direttiva 86/653/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1986, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, deve essere interpretato nel senso che i clienti acquisiti dall’agente commerciale per le merci di cui il preponente gli abbia affidato la vendita devono essere considerati nuovi clienti ai sensi di detta disposizione, sebbene questi intrattenessero già rapporti commerciali con il preponente in merito ad altre merci, qualora la vendita delle prime merci realizzata dall’agente stesso gli abbia imposto di porre in essere rapporti commerciali specifici, cosa che spetta al giudice del rinvio accertare”.

La vicenda da cui ha tratto origine tale sentenza è stata emessa in un procedimento promosso da un agente tedesco dopo la cessazione di un rapporto di agenzia con una società tedesca produttrice di vari marchi di montature per occhiali, al fine di ottenere l’indennità di fine rapporto.

La società tedesca collaborava con vari agenti, ad ognuno dei quali aveva conferito l’incarico di promuovere la vendita relativa a montature per occhiali di determinati marchi, ma non per tutta la sua gamma di prodotti.

L’agente che ha promosso la causa in questione aveva ricevuto un incarico per la vendita delle collezioni di montature per occhiali relative a due marchi, con la conseguenza che lo stesso si trovava in concorrenza con gli altri agenti di zona della preponente ai quali era stato conferito un incarico per la vendita di altre collezioni di marchi di montature per occhiali.

La società tedesca aveva fornito all’agente un elenco di clienti comprendente ottici che avevano già acquistato da essa collezioni di montature per occhiali di marchi diversi da quelli oggetto del contratto e, quindi, la medesima società ha sostenuto in causa che tali clienti non potevano essere considerati “nuovi clienti” ai fini dell’ottenimento dell’indennità di fine rapporto.

Per contro, l’agente tedesco ha sostenuto che gli ottici che, grazie ai suoi sforzi, avevano acquistato per la prima volta montature per occhiali con i marchi a lui contrattualmente assegnati dovevano essere considerati come “nuovi clienti”, anche se erano già stati in precedenza clienti della preponente per altri marchi di montature per occhiali.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha risolto la controversia in esame enunciando il principio di diritto sopra riportato, e cioè che “nuovi clienti” possono essere anche quelli procurati dall’agente che ha già intrattenuto in precedenza rapporti d’affari con la preponente per quanto riguarda gli articoli commercializzati dalla preponente in una determinata gamma di prodotti, ma non per quanto riguarda quelli per i quali la preponente ha conferito all’agente un incarico di vendita esclusivo.

Tale principio potrebbe essere utilizzato anche in Italia nelle cause tra agenti e preponenti riguardanti il riconoscimento dell’indennità di fine rapporto di cui all’art. 1751 c.c. in presenza di circostanze analoghe a quelle contenute nella sentenza in commento (in particolare zona non in esclusiva e affidamento all’agente solo di determinate linee di prodotti).

Sarà, quindi, interessante notare se la giurisprudenza italiana interpreterà il concetto di “nuovi clienti” conformemente alla sentenza 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

 

Menisco, cos’è e come proteggerlo

20 Dicembre 2016 Posted by Rubrica benessere 0 thoughts on “Menisco, cos’è e come proteggerlo”

Bene, abbiamo vinto il torneo di calcio durante la settimana al villaggio turistico ma, oltre alla medaglia e alla foto con gli animatori, come ricordo ci portiamo a casa anche un trauma al menisco.

Conosciamolo, anzi conosciamoli meglio. All’interno del ginocchio, ci sono due “cuscinetti” di tessuto fibro-cartilagineo: il menisco mediale e il menisco laterale. Entrambi sono a forma di lettera “C”. Relativamente duri e gommosi, ricordano la guarnizione della macchinetta del caffè per la posizione e la funzione.

Sono importantissimi perché fanno da ammortizzatori tra le estremità di tibia e femore distribuendo uniformemente la trasmissione dei carichi. Come si possono rompere? Può capitare a chiunque compiendo una torsione anomala.

È la conseguenza di una perdita temporanea dei rapporti articolari, cioè una situazione in cui i punti dell’articolazione che permettono di stendere e piegare il ginocchio non sono più momentaneamente a stretto contatto tra loro.

Può capitare più spesso facendo sport. Tipico è fare un movimento di rotazione mantenendo il piede piantato a terra (vedi calcio, sci, tennis, rugby) o un forte calcio dato a vuoto. Cosa fare dopo una distorsione al ginocchio? Ghiaccio, antidolorifici e fiondarsi dall’ortopedico.

Non tutte le rotture di menisco vanno operate, esistono lesioni con una sintomatologia scarsa. Abbiamo detto che i menischi sono una specie di guarnizione, allora in alcuni casi meglio una guarnizione un po’ lesionata che nessuna guarnizione. Quando il danno è grave, si deve ricorrere alla chirurgia artroscopica eseguita in day hospital e in anestesia locale.

Bisogna dire che non tutto il menisco è vascolarizzato, se la lesione si trova in una zona irrorata di sangue, e la lesione lo permette, si cerca di ripararlo con una sutura, altrimenti i frammenti della rottura vanno rimossi. Nel post operatorio è fondamentale la fisioterapia e se non si vuole mollare l’attività sportiva il ricondizionamento muscolare e propriocettivo.

In fine la solita raccomandazione, una muscolatura della gamba ben allenata e forte garantisce la stabilità dell’articolazione, al contrario se un muscolo è poco tonico tutta la forza del gesto è scaricata senza un adeguato sostegno sull’articolazione.

 

Agenti, quando la mandante non consegna gli estratti conto provvigionali

19 Luglio 2016 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Agenti, quando la mandante non consegna gli estratti conto provvigionali”

Si verificano sempre più frequentemente situazioni in cui, all’atto della cessazione del rapporto agenziale, la mandante adotti atteggiamenti ostruzionistici rifiutandosi di fornire all’agente la documentazione utile alla verifica delle provvigioni maturande, negando di fatto la quantificazione delle somme ancora dovute.

Ciò in violazione dell’art. 1749 c.c. che al 2° comma, prevede il diritto dell’agente a ricevere trimestralmente gli estratti conto provvigionali ove sono indicati tutti gli affari eseguiti dalla mandante (nominativo del cliente, sede, numero fattura, importo pattuito, misura ed entità della provvigione), mentre al successivo 3° comma, stabilisce altresì il diritto di esigere un estratto dei libri contabili “per verificare l’importo delle provvigioni liquidate“.

Un ulteriore importante obbligo di informazione è contenuto nell’articolo 7 comma 3 dell’AEC Industria, secondo cui “se per consuetudine la ditta non spedisce le fatture tramite l’agente o rappresentante, essa deve almeno alla fine di ogni mese o trimestre, fornire all’agente o rappresentante le copie delle fatture inviate direttamente ai clienti, o un riepilogo attraverso il quale sia possibile riscontrare le fatture ed i prodotti/servizi forniti alla clientela e l’aliquota provvigionale“.

L’agente è quindi titolare di un vero e proprio diritto finalizzato all’accesso di tutta la documentazione, in possesso della mandante, necessaria all’esatta ricostruzione contabile dei propri compensi provvigionali da liquidare.

Sul punto, una recente sentenza della Suprema di Corte di Cassazione ha confermato il principio secondo il quale “A fronte del mancato assolvimento da parte del preponente dell’obbligo contrattuale concernente l’invio degli estratti conto provvigionali, deve ritenersi che non è imputabile all’agente  la carenza di indicazione dei dati relativi alla quantificazione del proprio credito, derivando dall’inadempimento del non contestato obbligo contrattuale d’informazione posto a carico del preponente” (Cass. Sez. Lav., 20.10.2015 n. 21219).

Nel caso in esame, l’agente non aveva modo di quantificare gli importi dovuti atteso che il preponente non gli aveva inviato i relativi estratti conto.

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il Giudice di merito avesse correttamente ritenuto ammissibile la domanda dell’agente e si fosse avvalso, nell’ambito dell’esercizio dei propri poteri discrezionali, di una consulenza tecnica d’ufficio contabile sulle scritture contabili della mandante.

Per l’ammissibilità dell’ordine di esibizione e/o della consulenza tecnica  è sufficiente che l’agente:

  • indichi gli affari promossi nonchè quelli in relazione ai quali non dispone delle informazioni necessarie;
  • dimostri di aver chiesto invano gli estratti conto analitici e/o comunque richiesto le informazioni utili alla verifica delle provvigioni adduca il motivo per il quale l’acquisizione di tali informazioni non è possibile mediante l’utilizzo di altri mezzi di prova.

 

Cervicalgia, colpa dei troppi chilometri?

19 Luglio 2016 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Cervicalgia, colpa dei troppi chilometri?”

Guidare tante ore e lavorare al computer può scatenare dolore al collo. Quando TAC, risonanza magnetica, ecografie e visite specialistiche non evidenziano nulla di significativo che possa giustificare i disturbi dolorosi, si può parlare di cervicalgia muscolo tensiva. La conferma la potrà dare una radiografia, questa mostra un’immagine che non lascia dubbi: la riduzione della lordosi cervicale.

Questa curva della colonna vertebrale in caso di cervicalgia muscolo tensiva si appiattisce rendendo il collo rigido e teso. I muscoli del collo diventano talmente tesi che riescono a modificare la curvatura della colonna facendo trazione sulle vertebre alle quali sono attaccati, una trazione così forte che modifica la corretta postura della curva cervicale fino a schiacciare i dischi intervertebrali e deformare la parte del corpo vertebrale generando protusioni e artrosi.

Quasi tutti conosciamo la relazione tra stress e disturbi gastrici, colite, mal di testa, fino ad arrivare alle malattie cutanee, pochi approfondiscono il legame tra stress e cervicalgie. Questa patologia ha un esordio in genere giovanile con le prime responsabilità di studio, lavorative o familiari; naturalmente a questo si aggiungono atteggiamenti posturali sbagliati, sbagliate posizioni come alla guida, alla scrivania, e mancanza di attività fisica.

Il dolore cervicale è come un cane che si morde la coda: la tensione muscolare rende collo e spalle dolenti e il dolore aumenta l’involontaria contrazione muscolare e così di seguito. Per cercare di risolvere diventa fondamentale intervenire sui muscoli, ristabilire una postura corretta e rompere il circuito dolore – tensione – dolore. Per fare ciò bisogna controllare la posizione alla guida, usare sedie ergonomiche alla scrivania e al computer e anche qui controllare la seduta (distanza dallo schermo, corretto utilizzo del mouse, eccetera).

Farmacologicamente si usano antinfiammatori e mio rilassanti. Un’importante aiuto si ha dai massaggi, dallo shiatsu, dalla ginnastica di rieducazione posturale, dallo stretching, o dalle tecniche di rilassamento muscolare come lo yoga. Beneficio si ottiene anche dalle terapie elettriche come il laser, tecar o correnti antalgiche.

 

Agenti, cosa fare se la preponente modifica le provvigioni

12 Gennaio 2016 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Agenti, cosa fare se la preponente modifica le provvigioni”

E’ sempre più frequente nella prassi che le mandanti, nel corso del rapporto di lavoro, riducano unilateralmente l’aliquota provvigionale originariamente riconosciuta all’Agente, in relazione a singoli e/o molteplici affari.

E’ purtroppo altrettanto frequente che l’agente nulla contesti per iscritto dopo aver ricevuto gli estratti conto provvigionali dai quali è possibile evincere la misura provvigionale riconosciuta per ogni singolo affare.

Spesso accade che tale prassi venga applicata dalla preponente anche per periodi di tempo più o meno lunghi; ciò in assenza di qualsivoglia variazione provvigionale contenuta in apposito negozio modificativo scritto.

E’ ovvio che in simili casi, l’eventuale instaurazione di giudizi finalizzati ad ottenere il riconoscimento del proprio diritto al pagamento delle differenze provvigionali non percepite nel corso del rapporto di lavoro, può presentare non poche problematiche laddove si decida di attendere la cessazione del rapporto di lavoro.

Ciò in quanto, dal punto di vista giuridico, si è posta la problematica del significato da attribuire al silenzio serbato dall’agente per un periodo di tempo più o meno lungo, spesso preoccupato, nell’immediato, di evitare contestazioni che avrebbero potuto pregiudicare la sopravvivenza del proprio rapporto di lavoro.

Un simile atteggiamento ha indotto la giurisprudenza sia di legittimità che di merito ad assumere l’orientamento secondo il quale l’accettazione tacita e prolungata dell’agente, accompagnata da circostanze e situazioni tali da renderla significativa come sintomo rilevatore della comune intenzione delle parti, lascia intendere che lo stesso si sia adeguato alle diverse condizioni economiche unilateralmente riconosciute dalla mandante per tutta una serie di affari, a nulla rilevando la mancanza di una pattuizione scritta in merito alla diversa aliquota provvigionale riconosciuta di fatto all’agente (Cass. civ. n. 13379/2009; Corte d’Appello Bologna n. 1484/2014; Corte d’Appello Firenze n. 641/2014).

E ciò nonostante altro consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale “….l’inerzia o il ritardo nell’esercizio del diritto non costituiscono elemento sufficiente, di per sé, per dedurne la volontà di rinunciare del titolare…” (Cass. civ. 15.03.2004; Cass. civ. Sez. Lavoro, 21.06.2005 n. 13322).

L’accettazione del nuovo assetto contrattuale relativamente alle provvigioni, può quindi risultare da comportamenti concludenti quali la mancata contestazione degli estratti conto consegnati dalla mandante nel corso del rapporto di lavoro nonchè dalla successiva emissione dei relativi documenti fiscali per importi corrispondenti a quelli indicati dalla preponente, senza muovere contestazione alcuna in merito alla variazione dell’aliquota provvigionale.

E’ opportuno quindi non subire passivamente le conseguenze dannose di una decisione arbitraria ed unilaterale della mandante, atteso che la mera tolleranza dell’agente, allorquando sia accompagnata da comportamenti fattivi di quest’ultimo, non potrà mai giustificare l’inadempimento della prima, non essendo possibile desumere, in simili casi, acquiescenza alla violazione di un obbligo contrattuale, men che mai consenso alla sua modificazione.

 

La taverna della trippa

11 Gennaio 2016 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “La taverna della trippa”

È in via Pier delle Vigne, in Napoli centro, la Taverna della trippa, meglio conosciuta come l’Antica Tripperia O’Russ.

In questo storico locale, caratterizzato da innumerevoli foto affisse alle pareti, di Vip o presunti tali che lo frequentano, protagonista è la trippa, in tutte le sue declinazioni, al punto che, dall’antipasto al secondo ne è l’ingrediente principale.

Nel menù, sempre presenti, trippa al sugo, trippa con patate o all’insalata, e nei mesi invernali la classicissima zuppa di carne cotta.

Quando si fa riferimento a quest’ultima pietanza, tipicamente napoletana, parliamo di un piatto povero e storicamente molto amato dai ceti sociali più umili.

Oggi, piatto trasversale, protagonista del più attuale street food, e che da solo vale la frequentazione del locale, a gestione familiare, condotto dal simpatico ed eclettico Luciano Daniele, affiancato nel servizio ai tavoli dal garbato Gaetano, sempre attento alla clientela, a cui dedica la cura che si pretende e che talvolta non si trova in posti di ben più alto lignaggio.

È proprio questo l’ingrediente più apprezzato dalla affezionata clientela: alla qualità del prodotto, infatti, segue di pari passo la qualità delle persone che con passione lo propongono.

Un luogo insomma dove la pausa pranzo si permea di tradizione e di genuina napoletanità.

La Taverna della trippa

via Pier Delle Vigne 24

Napoli

Tel. 081 7513542

Prezzo 15 euro

Stile di vita positivo, anche a lavoro

11 Gennaio 2016 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Stile di vita positivo, anche a lavoro”

Per gli agenti di commercio la macchina e la scrivania sono il luogo in cui si trascorre almeno un terzo della giornata,accumulando spesso molte tensioni fisiche e mentali. Per limitare il più possibile i danni indotti dallo stress e dalla sedentarietà puntando a raggiungere uno stile di vita positivo si devono riconsiderare le abitudini mentre si lavora. Il nostro corpo non è progettato per restare seduto per molte ore. L’inattività nuoce al fisico anche perché riduce la quantità di calorie spese, aumentando il deposito di grasso corporeo, ma la mancanza di un esercizio adeguato fa anche diminuire la capacità di resistenza e provoca il deperimento del tono e della forza dei muscoli. Da non dimenticare poi che il mantenimento di posture scorrette può causare fastidi alla colonna quali la cervicalgia e la lombalgia, quest’ultima la situazione patologica ad oggi più diffusa tra la popolazione in età lavorativa. Un’efficace prevenzione dei danni indotti dalla sedentarietà parte quindi dall’assunzione di posture corrette (può essere molto utile dotarsi di una seduta ergonomica che mantenga in allineamento fisiologico le curve della colonna vertebrale, sia in macchina che al computer), ma si ottiene soprattutto grazie a un’alimentazione adeguata alla spesa energetica effettiva, a un allenamento della capacità cardivascolare, del tono muscolare e della flessibilità.

Trasformare le fonti di stress psicologico in contributi al benessere mentale è possibile anche sul luogo di lavoro. Come? Ecco qualche suggerimento:

  • Trarre massima soddisfazione dalla vostra attività professionale ;
  • Improntare a uno spirito positivo le relazioni con i colleghi di lavoro e i clienti;
  • Concepite le risoluzione dei problemi come opportunità di miglioramento;
  • Fate una pausa pranzo sufficientemente lunga senza appesantirvi evitando panini mangiati in macchina o veloci tramezzini al bar.

D’altro canto, l’acquisizione di abitudini salutari, come praticare attività fisica e avere una corretta alimentazione, incrementa la sensazione di efficienza nella vita di ogni giorno e predispone ad uno stile di vita positivo, anche al lavoro.

La Bettola del Gusto

17 Ottobre 2015 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “La Bettola del Gusto”

La Bettola del Gusto |Via Sacra 48 – Pompei (NA) | Tel. 081 8637811 | Prezzo € 40,00

Pompei, non è più ultimamente, la cittadina della ristorazione turistica, esistono luoghi come il locale di Vincenzo Fortunato dove il piacere dell’ospitalità spontanea e rispettosa, si sposa molto bene con la cucina.
In sala ed ai fornelli, una brigata di giovani gestisce l’osteria chic, recentemente ampliata.
Agli ambienti semplici e decisamente caldi, contribuisco le doghe in legno alle pareti, che oltre a fungere da elementi di separazione tra le piccole sale, serbano numerose bottiglie in bella vista.
Nella scelta optiamo per il menù di mare, ritenendolo senza dubbio più accattivante, prediligendo l’antipasto dello chef fatto di cinque piccoli assaggi che variano con la disponibilità delle materie prime, tra quelli più interessanti citiamo, il tonno al sesamo su caponata di verdurine e glassa di aceto balsamico, le mazzancolle  scottate con guanciale,  servite su crema di zucchine alla scapece, il polpo su insalatina di riso nero, pomodorini e grattugiata di limone.
Un primo della tradizione, come gli spaghetti alla chitarra di Gragnano Igp con alici fresche e colatura di Cetara, il pescato del giorno valorizzato dalla semplice ricetta all’acqua pazza, e un buon babà completano l’esperienza fatta, in un crescendo di coccole, fatto da un servizio garbato ed un conto adeguato.

Sul diritto di esclusiva nel rapporto di agenzia

17 Ottobre 2015 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Sul diritto di esclusiva nel rapporto di agenzia”

Spesso la preponente, dopo molti anni di collaborazione, deroga il diritto di esclusiva dell’agente, con conseguente riduzione dei compensi provvigionali

Com’è noto, il diritto di esclusiva è elemento non essenziale ma naturale del contratto di agenzia ovvero costituisce un naturale negotii che trova la sua ratio nel rapporto fiduciario che deve intercorrere necessariamente tra il preponente e l’agente.

Trattasi di un diritto bilaterale nel senso che vale sia a favore dell’agente, che non può trattare prodotti di altre ditte concorrenti alla propria mandante, che a favore della preponente che non può avvalersi della collaborazione di altri agenti nella medesima zona e per lo stesso ramo di attività ed è tenuta a corrispondere la provvigione all’agente anche nel caso in cui concluda affari direttamente.

In altre parole, l’esclusiva di zona in favore dell’agente, costituisce la contropartita dell’impegno di promozione e vendita assunto dallo stesso e gli dà la possibilità di beneficiare di tutti i frutti dell’attività svolta nella propria zona di competenza avendo diritto, altresì, alla provvigione sugli affari conclusi direttamente dalla propria preponente.

Invero, “il preponente, che, sottraendo una serie di affari all’agente con la conclusione di contratti di agenzia con altri soggetti per la medesima zona, ne leda il diritto di esclusiva, è tenuto al risarcimento del danno contrattuale. Il relativo diritto dell’agente è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale, la quale (come quella quinquennale in ipotesi di illecito permanente di carattere aquiliano) decorre da quando si è esaurita la fattispecie illecita permanente, comprensiva della persistenza dell’altro rapporto di agenzia (instaurato in violazione dell’esclusiva) e del danno che ne deriva, onde la pretesa risarcitoria può riferirsi solo al danno prodottosi nel decennio precedente” (Cass. Sez. Lav., n. 5591 del 17/05/1993; Cass. Sez. 2, n. 26062 del 20/11/2013).

L’esclusiva dell’agente in favore della mandante, invece, meglio qualificata come obbligo di non concorrenza, è finalizzata a garantire al preponente che l’agente dedichi tutte le proprie energie alla commercializzazione dei propri prodotti, cosa che non potrebbe fare se fosse libero di trattare anche prodotti concorrenti.

Tuttavia, il diritto di esclusiva può essere derogato per concorde volontà dalle parti in forza di clausola espressa oppure di una tacita manifestazione di volontà, desumibile dal comportamento tenuto dalle stesse parti sia al momento della conclusione del contratto, sia durante la sua esecuzione. Detta previsione pattizia altera sensibilmente il rapporto di collaborazione tra le parti.

Specificatamente, con riguardo al diritto di esclusiva a favore dell’agente, l’art. 1743 c.c. prevede espressamente che “il preponente non può valersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività”.

Tale disposizione normativa mira, indubbiamente a tutelare l’agente e le sue prospettive di guadagno ma altresì l’immagine professionale acquisita dallo stesso nel corso del rapporto di lavoro, agli occhi, soprattutto, della clientela procurata e fidelizzata la quale, diversamente, si troverebbe da un giorno all’altro “spiazzata” di fronte alle visite di uno o più venditori incaricati dalla stessa casa mandante.

Il fatto che la legge consenta alla preponente la facoltà di derogare all’esclusiva, non impedisce, però, all’agente di pretendere l’apposizione di paletti a tale decisione, ad esempio, attraverso il diritto al mantenimento dell’intero pacchetto clienti acquisito nel corso del rapporto di lavoro.

 

Move to healt, curarsi facendo moto

9 Luglio 2015 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Move to healt, curarsi facendo moto”

“Move for health” è il significativo slogan che l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha scelto per promuovere la pratica di un’attività fisica moderata ma costante come efficace espediente in grado di assicurare salute e longevità.

Nel World Healt Report 2014, l’OMS sottolinea i rischi legati alla sedentarietà, identificata come fattore di rischio primario per lo sviluppo di gravi malattie.

Anche i nutrizionisti, nelle loro linee guida, non mancano mai di ricordare che qualsiasi programma alimentare deve essere sempre accompagnato da una corretta attività fisica, perché serve a stimolare il metabolismo.

Un modo corretto di perdere peso prevede una perdita di massa grassa e un incremento di massa magra, cioè i muscoli. Un esempio semplice ma che può raggiungere tutti è che un chilo di grasso occupa più volume di un chilo di muscoli.

Una regolare attività fisica consuma i grassi di riserva e produce nuova massa magra. Sono importantissime le attività aerobiche: camminare a passo sostenuto, bicicletta, corsa, nuoto, ma anche il lavoro con i pesi in palestra.

Certo l’attività fisica non può fare miracoli se si continuano a seguire abitudini di vita non salutari, come fumare, bere alcolici, dormire poco. Ma il muoversi, fare esercizio, sport, sono di grande aiuto nel modificare le abitudini negative. Se corro, vado in bicicletta, nuoto, sicuramente fumerò di meno. Se mi alleno regolarmente, il mio corpo chiederà di riposare, quindi avrò un sonno migliore e più regolare.

 

da Ninì il ristorantino

9 Luglio 2015 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “da Ninì il ristorantino”

Qui si assapora una cucina autentica, moderna ma rispettosa della tradizione, dove oltre alla creatività di chi opera in cucina, sono protagonisti gli ingredienti del territorio campano e anzitutto le specialità dell’area flegrea. Sfiziosi gli antipasti di pesce. Non perdetevi mai il polpo in tutte le sue declinazioni. Interessanti i primi come le linguine di Gragnano in salsa di crostacei e cime di rapa, o la pasta Vesuvio con baccalà e caciocavallo di bufala. fotoIl pescato freschissimo e i dolci, gustosi e ben presentati, fanno di questo locale il posto ideale, sia per godersi il pranzo con lo sguardo rivolto al mare, sia per trascorrere una cena romantica, magari incantati dalla bellezza di un tramonto intonato al colore dei capelli della garbata e talentuosa chef.

Da Niní il Ristorantino
Via Molo di Baia, 47
Bacoli (NA)
Tel. 081 8688671
Prezzo 35 euro
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Le Cose Buone di Nannina

8 Aprile 2015 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “Le Cose Buone di Nannina”

Da un’idea di Pietro Parisi, lo chef contadino (così ama raccontarsi, l’allievo di Ducasse e Marchesi), nasce ‘Le Cose Buone di Nannina’, un’osteria – salumeria nel cuore di San Gennaro Vesuviano, in un palazzo dei primi del novecento.

E’ un luogo della memoria, qui si raccontano tradizioni e territorio, e si declina una cucina fatta di ingredienti semplici, genuini, come quelli che adoperavano le nostre nonne, come la stessa Nannina, che ha tramandato allo chef il senso del buono e il valore della tradizione.
In un ambiente informale ma molto curato, circondati da barattoli di conserve fatte a mano, ci facciamo servire un prosciutto di vitello con mosto di lacrima e pummarola gialla, condita con conserva di melanzane e una intrigante zuppa di soffritto, in chiusura un profumatissimo tortino di mela.
Il personale garbato e il conto tutt’altro che salato, fanno di questo locale, un posto dove, tornare, è un imperativo assoluto.

Via Ferrovia 2 – San Gennaro Vesuviano (NA)
Tel. 081 18769025
Prezzo
20,00

 

Contratto di agenzia a tempo determinato: diritto all’indennità di fine rapporto

8 Aprile 2015 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 10 thoughts on “Contratto di agenzia a tempo determinato: diritto all’indennità di fine rapporto”

La disciplina del trattamento di fine rapporto per l’agente di commercio a tempo determinato costituisce una delle questioni più delicate in tema di agenzia.

Come è noto l’agente, al termine del rapporto di lavoro, ha diritto a ricevere dal preponente una indennità di fine rapporto che risulta regolata dall’art. 1751 c.c., modificato dai D.Lgs. n.303/1991 e n.65/1999 che hanno recepito la direttiva 86/653/CEE.

Prima che intervenissero le modifiche legislative, l’articolo in questione stabiliva che: “all’atto dello scioglimento del contratto a tempo indeterminato, il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità proporzionale all’ammontare delle provvigioni liquidategli nel corso del contratto e nella misura stabilita dagli accordi economici collettivi, dai contratti collettivi, dagli usi o, in mancanza, dal giudice secondo equità“ (testo introdotto dalla legge n.911 del 1971).

L’indennità era dunque dovuta, a prescindere dagli eventi che caratterizzavano il rapporto negoziale, all’atto della cessazione del solo contratto di agenzia a tempo indeterminato.

Ad integrare l’articolo in esame intervenivano, secondo il disposto legislativo, gli accordi economici collettivi che disciplinavano e disciplinano tuttora, l’indennità di cessazione del rapporto prevedendo due distinte voci, all’epoca del tutto svincolate da ogni valutazione meritocratica circa l’attività prestata dall’agente (F.i.r.r., fondo indennità risoluzione rapporto ed Indennità suppletiva di clientela).

Orbene, l’art. 1751 c.c., nel testo modificato dal decreto legislativo n. 303/1991, così esordi­sce: “All’atto della cessazione del rapporto, il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità (…).

La norma, diversamente da quanto previsto nella versione precedente al menzionato decreto legislativo, non limita il riconoscimento del dirit­to all’indennità di fine rapporto all’ipotesi di scio­glimento del contratto a tempo indeterminato.

In attuazione della direttiva CEE 653/86, all’atto della cessazione del rapporto il preponente è tenuto a corrispondere all’agente un’indennità laddove questi abbia a) procurato nuovi clienti o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti ed il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti, b) che il pagamento di tale indennità si equo e c) che la cessazione non sia imputabile all’agente.

Il comma 3, prevede, inoltre, un limite massimo per la liquidazione dell’indennità che non può superare l’importo medio di una annualità di provvigioni da calcolare con riferimento all’ultimo quinquennio e si conclude con una generale previsione di inderogabilità a svantaggio dell’agente.

Pertanto, in pre­senza delle condizioni costitutive di tale diritto enucleate nello stesso articolo, è evidente che il legislatore ne ha voluto estendere appunto l’applicazione anche al caso di cessazione del contratto per decorrenza del periodo di durata convenuto dai contraenti.

Ad analoga conclusione si arriva esaminando la disciplina dettata in materia dagli Accordi Economici Collettivi.

In dettaglio, l’A.E.C. Industria del 30 luglio 2014 – che disciplina il rapporto di agenzia per cui è causa unitamente alle norme del codice civile – all’art. 4 stabilisce che: “le norme previste nel presente accordo si applicano anche al contratto a tempo determinato in quanto compatibili con la natura del rapporto, con esclusione comunque, delle norme relative al preavviso di cui all’art. 9”, mentre l’A.E.C. Commercio del 16 febbraio 2009, all’art. 2 che: “Le norme contenute nel presente Accordo, ivi compresi i successivi articoli 12 e 13, in materia di indennità di fine rapporto, in quanto compatibili con la natura del rapporto, si applicano anche ai contratti a tempo determinato, con esclusione comunque delle norme relative al preavviso”.

Dall’espresso riferimento agli artt. 12 e 13, che appunto disciplinano l’indennità di fine rapporto (F.i.r.r., Indennità suppletiva di clientela ed indennità meritocratica), si deduce senza alcun dubbio, che l’agente ha diritto a tali emolumenti anche in caso di cessazione del contratto per scadenza del termine.

Non sussistono, dunque, incompatibilità tra le norme in materia di indennità di fine rapporto e la figura del contratto a termine; incompatibilità che si limitano semmai alla sola applicazione dell’istituto del preavviso.

A fugare qualsivoglia dubbio è intervenuta una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che ha riconosciuto “il diritto all’indennità di cessazione del rapporto di agenzia in ragione della durata del contratto stesso, anche nel caso di cessazione di un contratto determinato. L’art. 1751 c.c., nella nuova formulazione, prevede, infatti, la corresponsione di detta indennità “all’atto della cessazione del rapporto…”, senza alcuna ulteriore specificazione e distinzione tra la cessazione del rapporto a tempo determinato e quella a tempo indeterminato, in attuazione della direttiva 86/653/CEE del 18 dicembre 1986″ (sent. 04 settembre 2014 n. 18690).

In forma con il Pilates

20 Gennaio 2015 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “In forma con il Pilates”

Il metodo Pilates è una tecnica di allenamento ideata in Germania nei primi del ‘900 da Joseph Pilates. Lo scopo del metodo di ginnastica è dare una corretta postura al corpo, armonia e fluidità ai movimenti. Per fare questo, Pilates, unì le attività fisiche e ginniche occidentali con le antiche discipline orientali.

Un po’ di storia: Joseph Pilates lasciò la Germania nel 1912 per recarsi in Inghilterra, ma allo scoppio della prima guerra mondiale a causa della sua nazionalità fu arrestato e internato. In prigione continuò a sviluppare il suo metodo e perfino ad allenare gli altri prigionieri, lavorò poi come infermiere e similmente a un pioniere della fisioterapia cominciò a usare la sua tecnica per riabilitare i pazienti e i reduci feriti in guerra. Sperimentò l’utilizzo di molle con cui i degenti ancora allettati potevano fare ginnastica per mobilizzare le articolazioni e rinforzare i muscoli ancora prima di rimettersi in piedi. Terminata la guerra Pilates, si trasferì a New York, dove il suo metodo ebbe un notevole successo e fu utilizzato da importanti e famosi danzatori, fino a qualche tempo fa, infatti, era una sorta di segreto o quantomeno era utilizzato principalmente nell’ambiente della danza classica per tonificare i muscoli, allentare le contratture e dare sollievo alla schiena durante le prove e gli spettacoli.

A cosa serve: Il Pilates è un programma di esercizi che si concentra sui muscoli posturali, quindi quei distretti muscolo tendinei che fanno da supporto alla colonna vertebrale . L’idea di pilates è di far muovere le persone in economia ed equilibrio, migliorando la consapevolezza del respiro e dell’allineamento della colonna vertebrale, quindi una vera e propria rieducazione posturale. Fondamentale è la fluidità dei movimenti; nessun esercizio per quanto impegnativo deve essere eseguito in modo rigido o contratto, né troppo rapidamente o troppo lentamente. In ogni esercizio ci devono essere armonia e fluidità quindi un perfetto controllo del corpo. Dalla precisione dei movimenti hanno origine la percezione di una corretta postura e un giusto equilibrio di tutti i distretti muscolari, per queste sue caratteristiche il metodo pilates è usato dagli sportivi per allentare le tensioni muscolari durante gli allenamenti, dopo le gare o in fisioterapia come integrazione di altre metodiche. Il pilates sta avendo un successo mondiale come metodo di fitness per mobilizzare le articolazioni e tonificare la muscolatura pur mantenendola decontratta, quindi è un ottimo metodo per tenersi in forma e prevenire patologie al sistema muscolo-scheletrico.

 

13 SALUMERIA

12 Gennaio 2015 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “13 SALUMERIA”

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13 salumeria
Corso Garibaldi 214
Salerno
Tel. 0899951350
Prezzo
15,00

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“Questo non è un ristorante”. Raffaele Vitale, patron stellato di Casa del nonno 13, presenta così l’altro suo locale, 13 Salumeria, al centro di Salerno.
E in effetti non si può parlare di un ristorante in senso classico. Nella bella struttura, arredata in modo funzionale, i protagonisti sono lunghi tavoloni, che creano l’occasione di poter scambiare due parole con sconosciuti e casuali commensali.
Validissima anche la formula del business lunch: due piatti, calice di vino e piccolo dessert a 13 euro, che fa di questo locale un luogo ideale per la nostra pausa pranzo, tenendo conto soprattutto dell’alta qualità dei piatti proposti nella carta del giorno, opportunamente ristretta.
Nel menù odierno ad esempio scegliamo tra un timballo di pasta ai quattro formaggi con crema di peperoni e basilico, e una crema di fagioli neri con baccalà fritto e cipollotto nocerino, oppure tra totani della costiera con palate seccagne e muffin di lenticchie e carpaccio di pomodori.
Il servizio e la qualità offerta ci fanno ben dire che nonostante non abbiamo fatto 13, oggi è un giorno fortunato
.

 

Il nuovo AEC artigianato

12 Gennaio 2015 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Il nuovo AEC artigianato”

Dopo gli Accordi siglati per i comparti dell’industria e piccola industria, il rinnovo è toccato per l’AEC Settore Artigiano, che entrerà in vigore a far data dall’01 gennaio 2015.

Il nuovo Accordo del settore Artigiano, oltre a rispecchiare in gran parte le innovazioni dell’AEC 30/07/2014, presenta alcune novità.

In particolare, quest’ultime riguardano:

  • la descrizione puntuale del ruolo di agente e rappresentante di commercio (art. 1, lett. a).
  • La titolarità all’agente delle somme accantonate a titolo di Firr le quali sono definitivamente acquisite a favore dell’Agente di commercio in relazione al quale sono state versate, nel momento stesso in cui vengono ricevute dalla Fondazione (art. 10);
  • La indennità suppletiva di clientela e meritocratica vengono riconosciute anche in caso di cessazione dell’attività così come previsto all’art. 1 comma 490 della Legge 147 del 27/12/2013 e successive modificazioni sempreché tali eventi si verifichino dopo che il rapporto abbia avuto una durata di almeno un anno (art. 10 punti II e III).

Le ulteriori novità già presenti nell’accordo per l’Industria e previste anche nell’Aec del comparto artigiano, sono le seguenti:

– le comunicazioni tra agente e mandante si considerano conosciute dal momento in cui giungono a destinazione dell’altra parte (chiarimento a verbale all’art.1);

– la disciplina delle variazioni di lieve entità rimane immutata, mentre quelle di media e di rilevante entità sono state oggetto di importanti modifiche dal momento che le variazioni di media entità sono quelle che incidono oltre il 5% ed fino al 15%, mentre quelle di rilevante entità sono quelle che superano il 15% (rispetto al 20% previsto dal vecchio Aec), costituendo così il limite oltre il quale le aziende non possono diminuire le provvigioni (oltre che la zona, la clientela e i prodotti: in sostanza, i parametri che determinano il valore economico di un contratto di agenzia) senza il consenso dell’agente (art. 2);

– l’addebito del campionario all’agente è previsto solo in caso di mancata o parziale restituzione o di danneggiamento non dovuto alla normale usura da utilizzo e non per altri motivi (art. 3);

– il periodo di prova può essere apposto solo nel primo rapporto e non anche in caso di rinnovo (art. 4);

– il termine per il rifiuto delle proposte d’ordine da parte della preponente è ridotto a 30 giorni (art. 5) ;

– per l’attività di esazione svolta dall’agente nel corso del rapporto di lavoro è prevista una provvigione separata e/o compenso aggiuntivo in forma non provvigionale (art. 6);

– il diritto alle provvigioni relative alle trattative intraprese e concluse è esteso ad un arco temporale di sei mesi (e non più quattro) dalla data di cessazione del rapporto di lavoro (art. 6 ultimo comma);

– gli interessi applicabili, in caso di ritardato pagamento delle provvigioni, sono quelli di cui al D.lgs. 231/02, come modificato dal D.lgs n. 192/2012, relativo alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (art. 7);

– la mandante può inviare all’agente, in luogo delle fatture emesse ai clienti, un riepilogo che consenta l’individuazione delle stesse e dei prodotti/servizi forniti alla clientela (art. 7);

– le provvigioni maturate e non più quelle liquidate costituiscono base imponibile utile ai fini del calcolo dell’indennità sostitutiva del mancato preavviso (art. 9);

– i criteri di calcolo dell’indennità meritocratica sono stati modificati con la finalità di adeguare più compiutamente la regolamentazione contrattuale della materia alle disposizioni dell’ordinamento comunitario e della nostra disciplina civilistica in caso di recesso dal contratto di agenzia, con la previsione di un periodo transitorio durante il quale continueranno ad applicarsi quelli di cui all’AEC 12/06/2002 (art. 11);

– la sospensione del rapporto di lavoro per gravidanza e puerperio è stata estesa anche ai casi di adozione o affidamento e di interruzione della gravidanza regolati dagli artt. 4, 5 e 6 della L. n. 194/78 (art. 13); – relativamente al patto di non concorrenza post contrattuale è stato espressamente chiarito che la relativa indennità deve avere natura non provvigionale (art. 14).

 

Il massaggio shiatsu

10 Ottobre 2014 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Il massaggio shiatsu”

In occidente i primi maestri giapponesi iniziarono a insegnarlo negli anni ‘60. e ora è addirittura praticato in alcuni presidii ospedalieri insieme all’agopuntura. Probabilmente tra quelli che stanno leggendo questa rubrica ci sarà qualcuno che ne avrà provato personalmente i benefici in una beauty farm o alle terme o nella spa di un residence, ma vediamo nello specifico di cosa si tratta.
Che cosa è lo shiatsu?
In giapponese la parola “shi” significa dito e “atsu” significa pressione . Lo “shiatsu”, detto anche Agopressione, è un tipo di massaggio orientale, nel quale le dita sono premute su particolari zone del corpo per alleviare dolori, sofferenze, tensione, fatica, e malattie. Queste zone sono anche chiamate “tsubo” e sono i punti specifici della superficie corporea e del sistema muscolare in cui i nervi fanno male, o danno fastidio quando il flusso di energia attraverso il corpo è bloccato. Con lo “Shiatsu” manipoliamo lo “tsubo”, il che, talvolta, all’inizio della terapia, può far male al paziente, ma che alla fine permette nuovamente la circolazione dell’energia alleviando il dolore. Lo “tsubo” sofferente, però, non corrisponde esattamente al punto in cui ha origine il disturbo. Ad esempio, per alleviare il mal di capo si possono premere e stimolare braccia e gambe. In realtà i 361 “tsubo “, denominati anche punti dell’agopuntura e punti di pressione, si trovano lungo le “linee mediane”, i quattordici canali attraverso cui scorre l’energia del corpo. Questi canali sono invisibili, ma, secondo la filosofia orientale, esistono così come esistono i nervi.
Origini dello shiatsu
Non è difficile immaginare in che modo è nata l’arte dello Shiatsu se solamente si considera la propria personale esperienza. La reazione naturale al dolore consiste nel posare una mano sulla parte dolorante, o nel premerla con le dita. Se soffrite di mal di capo, vi premete la radice del naso. Se vi sentite in tensione e nervosi, vi frizionate il collo. Se soffrite di male allo stomaco, lo premete e frizionate. Una madre istintivamente friziona e accarezza il bimbo quando inizia a piangere. Gli animali leniscono il dolore mediante stimolazione con la lingua. Lo Shiatsu non è altro che un metodo razionalizzato, più complesso e pratico rispetto a queste manovre terapeutiche istintive. Al mondo si praticano due metodiche di Shiatsu: la prima si rifà integralmente all’antica medicina tradizionale cinese secondo cui il corpo è attraversato da canali di energia, e qualunque disfunzione o malattia, dal più banale raffreddore alla più tremenda patologia, si manifesta quando in questi canali circola poca energia o al contrario ce n’è troppa e la pressione s’intasa in determinati punti. La terapia ristabilisce il giusto flusso energetico e lo riequilibra, guarendo la patologia e mantenendo la persona in salute secondo un’idea medico-filosofica che, ovviamente, non corrisponde all’anatomia. C’è poi un’altra forma di shiatsu più vicina al nostro pensare scientifico occidentale: la pressione su determinati punti del corpo favorisce la produzione di endorfine, ovvero di ormoni che hanno delle notevoli proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie e decontratturanti, che provocano infine distensione e rilassamento.

AEC, finalmente il nuovo contratto

10 Ottobre 2014 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “AEC, finalmente il nuovo contratto”

A oltre nove anni di distanza dalla scadenza giunge finalmente in porto il rinnovo dell’Accordo Economico Collettivo per gli agenti e rappresentanti del settore industriale del 20 marzo 2002. La firma di Confindustria e delle associazioni sindacali degli agenti USARCI e FNAARC è stata apposta nella giornata del 30 luglio 2014. Il nuovo accordo regolerà il rapporto di oltre 150 mila agenti di commercio italiani di aziende industriali, a partire dal 1 settembre 2014. Solo il nuovo calcolo delle indennità “meritocratica” di fine rapporto entrerà in vigore dall’1.1.2015.

Ecco le principali novità: – l’articolo 2 è stato modificato introducendo la possibilità di rifiuto per l’agente, in tema di modifiche unilaterali di zona, e più in generale di modifiche contrattuali, su provvigioni, prodotti e clienti, anche per le variazioni di “media entità”.

Sempre in tema di variazioni contrattuali unilaterali è stato esteso a 18 mesi (24 mesi per i monomandatari) il periodo in cui le variazioni di “lieve entità” possano essere considerate come un’unica variazione (in precedenza era di 12 mesi senza distinzione tra mono e plurimandatari). E’ stato altresì ridotto dal 20% al 15% il monte provvigioni necessario per considerare di media entità la variazione unilaterale decisa dal preponente. All’art. 4 è stato introdotto (anche nella contrattazione collettiva) il principio secondo cui in caso di rinnovo di rapporti a tempo determinato aventi lo stesso contenuto di attività (zona, prodotti e clienti), la casa mandante può stabilire un periodo di prova solo nel primo rapporto.

Il campionario affidato all’agente potrà essergli addebitato ma solo per determinati motivi non dovuti al normale uso necessario per l’espletamento dell’incarico. Il termine per il preponente per comunicare l’eventuale rifiuto delle proposte di commissione inviate dall’agente passa da 60 a 30 giorni. Si tratta di una modifica che appare in linea con l’evoluzione della tecnologia che ha inciso fortemente, riducendoli, i tempi di comunicazioni tra le parti. Conseguentemente si è avvertita la necessità di ridurre anche lo spatium deliberandi dato al preponente. In caso di ritardo nel pagamento delle provvigioni è stato recepito definitivamente il principio già previsto nel nostro ordinamento secondo cui sono dovuti interessi di mora previsti dal D.Lgs. 231/2002 e successiva modifica (D.Lgs. n.192/2012). Inserito in extremis il diritto alle indennità anche per l’agente che rassegni le dimissioni per il conseguimento della pensione di vecchiaia anticipata ENASARCO ovvero successive al conseguimento della pensione di vecchiaia o anticipata INPS, sempreché tali eventi si verifichino dopo che il rapporto sia durato almeno un anno. Sul concetto di “pensione anticipata” nasceranno sicuramente divergenze interpretative.

In tema di gravidanza o adozione è stata estesa la possibilità per l’agente di chiedere di sospendere il rapporto fino a un massimo di 12 mesi. La parte del leone la svolge il tema dell’indennità di fine rapporto. Le parti sociali hanno tentato di porre fine al diffusissimo contenzioso in tutto il territorio nazionale sulle modalità di calcolo dell’indennità di fine rapporto di cui all’art. 1751 c.c. e al rapporto di quest’ultima con le previsioni dell’AEC. E’ stato introdotto un criterio di calcolo dell’indennità meritocratica che ricalca per grandi linee i principi contenuti nella relazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo del 23.7.1996 sullo stato di attuazione della direttiva 653/86/CEE nei singoli stati membri. In pratica l’elemento meritocratico che si aggiungerà al FIRR e all’indennità suppletiva di clientela sarà determinato tenendo conto di un “periodo di prognosi” e di un “tasso di migrazione” della clientela secondo la natura (mono o plurimandataria) del contratto e della durata del rapporto.

Il permanere dei vantaggi alla cessazione del rapporto di agenzia nei contratti di durata

8 Luglio 2014 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Il permanere dei vantaggi alla cessazione del rapporto di agenzia nei contratti di durata”

Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione

Due recentissime pronunce della Suprema Corte di Cassazione hanno sancito un principio molto interessante relativamente ad uno dei requisiti previsti dall’art. 1751 c.c. e cioè, quello della percezione dei sostanziali vantaggi per la mandante dopo l’intervenuta revoca del contratto di agenzia.

Com’è noto, la norma prevede la corresponsione dell’indennità al momento della cessazione del rapporto finalizzata a indennizzare l’agente per la perdita delle provvigioni in conseguenza del recesso.

Se per l’agente non costituisce un particolare problema fornire la prova del primo requisito previsto dalla citata norma di legge, ovverossia che l’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con quelli esistenti, lo stesso non può dirsi relativamente alla conservazione di tali benefici per l’azienda.

Se relativamente a tale ulteriore presupposto la giurisprudenza di merito ha già chiarito che “La valutazione dei sostanziali vantaggi ancora ricevuti dal preponente dopo la cessazione del rapporto – che deve essere effettuata al momento della cessazione del contratto – non può che esprimersi in termini di potenzialità della clientela lasciata dall’agente e, dunque, in termini prognostici avuto, cioè, riguardo alla clientela reperita dall’agente e da lui “riconsegnata” al preponente al termine del rapporto” (Tribunale di Milano, Sezione Lavoro del 12.02.2013 n. 561, Giudice dott. Scarsella), la successiva giurisprudenza di legittimità, affrontando il diverso tema dei contratti di durata (a titolo esemplificativo quelli relativi alla telefonia) nell’ambito dei rapporti di agenzia, ha sancito il principio secondo cui la protrazione dei vantaggi per il preponente, anche dopo la cessazione dell’incarico, è “in re ipsa” (Cass. Sezione Lavoro, 01.04.2014 n. 7567; Cass. Sez. Lav. 05.11.2013 n. 24776).

Trattandosi, infatti, di contratti che proseguono anche dopo l’avvenuta risoluzione del mandato di agenzia, la preponente continua automaticamente a riceverne benefici, con la conseguenza che la relativa prova – che incomberebbe in capo all’agente – è fornita in re ipsa.

La Suprema Corte ha anche chiarito che restano comunque irrilevanti le circostanze che per fatto volontario della mandante impediscano alla stessa di usufruire di tutti i vantaggi derivanti dai contratti conclusi per il tramite dell’ex agente, atteso che, fattispecie come l’intervenuta cessione dell’azienda o anche la deliberazione di porre in liquidazione la società, sono inidonee a pregiudicare il buon diritto dell’agente a percepire l’indennità meritocratica.

 

Canoa: sport, natura e relax

8 Luglio 2014 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Canoa: sport, natura e relax”

In estate trascorriamo meno tempo al volante o alla scrivania. Quale momento migliore per praticare dello sport all’aria aperta, senza trascurare i bagni e la tintarella?

Tutto ciò è possibile andando in canoa, l’ideale per chi desidera trascorrere il tempo libero in movimento all’aria aperta, approfittando di qualche momento di relax.

Pagaiare lontani dal caos, dalla folla e in un ambiente naturale, riduce lo stress e crea un senso di rilassamento. Insomma si riesce davvero a “staccare la spina”.

La canoa, inoltre, è adatta anche a coloro che invece preferiscono un’attività fisica più intensa. Il ritmo e la velocità della pagaiata determinano uno sforzo fisico che, per un soggetto di circa 70 kg, equivale a cica 270 kcal bruciate in un’ora. L’efficacia del gesto sull’apparato muscolare è evidente, basta guardare il fisico di un canoista agonista. I muscoli coinvolti sono soprattutto quelli di braccia, gambe, spalle e tronco. Il movimento ha effetti positivi anche sul sistema cardiovascolare e respiratorio. Andare in canoa è davvero utile per chi vuole migliorare la propria resistenza e svolgere un’attività aerobica, e come tutti i lavori aerobici è ottimo per buttare giù qualche chilo. Tra i vari sport da spiaggia la canoa è affascinante perché dà la possibilità di muoversi sull’acqua e scoprire, ad esempio, nuove calette, talvolta accessibili solo via mare; oppure, pagaiando con ritmo lento e costante, si può seguire il litorale, fatto tante volte da terra, ammirando il panorama dalla parte opposta.

Non più, dunque, ore al sole sdraiati sul lettino come lucertole, ma una fuga da spiagge affollate e una tonificante attività fisica.

Come cominciare. Un primo approccio può essere sicuramente in vacanza. Su molte spiagge è possibile fittare una canoa, inoltre lidi e villaggi turistici organizzano spesso escursioni guidate adatte anche ai principianti. Se poi scocca la scintilla, e si decide di praticare questo sport, che consente di vivere il mare, i fiumi o i laghi, nel rispetto della natura, ci si può iscrivere in uno dei numerosi circoli presenti in tutta Italia, che saranno pronti ad accogliere nuovi appassionati.

 

Bocca di Bacco

8 Luglio 2014 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “Bocca di Bacco”

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Ristorante Braceria

Bocca di Bacco

Via Roma 500 Cimitile (NA) www.boccadibacco.net

Tel. 0815124154
Prezzo circa 35 euro a persona
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Nel piccolo paesino del nolano, in prossimità delle basiliche paleocristiane, troviamo Bocca di Bacco, un grazioso ristorantino dagli arredi semplici e curati. In sala ad accoglierci, ben mimetizzato tra il personale, il patron Onofrio Dennetta, disponibile e attento alle richieste della clientela, che nel caso fosse molto esigente, potrà essere accontentata sicuramente, grazie alla fantasia in cucina dello chef Stefano Borrelli, che sa esprimersi egregiamente, negli innovativi antipasti e in primi gustosi, come le pappardelle con ragù di capriolo o i ravioli con carne chianina. Ed è appunto la carne, la vera protagonista in tavola. Tagli pregiati, internazionali e nostrani; kobe giapponese, black angus americano, scottona di chianina toscana, fassona piemontese e l’originale manzetta prussiana, serviti su simpatiche e roventi pietre ollari, sono selezionati e trattati con competenza e passione.
Una cantina adeguata e prezzi ben rapportati alla qualità dei prodotti serviti fanno della Bocca di Bacco il luogo ideale dove poter iniziare la nostra dieta iperproteica.

 

Mal di schiena? Ecco come curarlo

8 Aprile 2014 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Mal di schiena? Ecco come curarlo”

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Il 70% dei problemi alla schiena sono localizzati nella zona lombare (parte bassa della colonna) dove si trovano le vertebre che maggiormente risentono delle posture e dei movimenti scorretti.

I più frequenti motivi per cui la schiena protesta sono i seguenti:

 

Contrattura: Una posizione non corretta, nel nostro caso guidare o stare alla scrivania, un movimento sbagliato possono provocare un irrigidimento dei muscoli.

 

Slittamento delle vertebre: avviene più frequentemente tra la quinta lombare (L5) che slitta sulla prima sacrale (s1). Le terminazioni nervose intrappolate tra le due vertebre si infiammano provocando dolore alla schiena e alle gambe.

 

Ernia del disco: accade quando una parte del disco intravertebrale (cuscinetto che distanzia due vertebre) dopo essere stato compresso ed espulso, va a premere i nervi dando un dolore acuto e invalidante.

 

Gambe di lunghezza differente: Questo problema è molto più frequente di quanto si creda. Fino a 1,5 millimetri la colonna vertebrale compensa senza grossi problemi, ma se si superano tali valori l’ asimmetria provoca posture scorrette con conseguente dolore.

 

Come intervenire

La meccanica della schiena è fatta per muoversi, quindi in una prima fase di dolore acuto sicuramente intervenire con farmaci analgesici e antinfiammatori è opportuno. Quando il dolore si sarà attenuato per l’effetto farmacologico, è possibile compiere massaggi e stretching per allentare le contratture, esercizi per rinforzare schiena e addominali in modo da formare un bustino di muscoli, e imparare a muoversi correttamente

 

Come guidare

Lo schienale deve essere inclinato di 5-10 gradi all’indietro rispetto ai 90 gradi per scaricare la colonna, ma attenzione non di più. Guidare quasi sdraiato aumenta l’affossamento della parte bassa della schiena.

 

Poseidone

8 Aprile 2014 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “Poseidone”

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Ristorante – Pizzeria
POSEIDONE
Via Partenope 1
Napoli
Tel. 081 2481324

Prezzo circa 30 euro a persona
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Sullo splendido lungomare di Napoli, con vista su Castel dell’Ovo, nel cuore pulsante della città e nel tratto di mare turistico per eccellenza, troviamo il ristorante Poseidone, che l’imprenditore Aniello D’ascia e il suo gruppo di lavoro stanno trasformando in un luogo dove alla piacevolezza della cucina tradizionale si affiancano piatti innovativi e un nuovo modo di intendere la fruizione del cibo e del buon bere, aprendosi nella locanda chic, ad un pubblico trasversale che di volta in volta potrà scegliere tra una pizza gourmet, un piccolo brunch o un aperitivo serale.
Da ciò nasce anche la scelta di unirsi alla nostra iniziativa Lanarc Friend’s, offendo agli operatori commerciali, agli agenti di commercio ed i loro amici un trattamento veramente speciale.
In una location d’eccezione, un modo ancora più piacevole per la nostra pausa pranzo.

Agenti, i crediti nell’abito delle procedure concorsuali

8 Aprile 2014 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Agenti, i crediti nell’abito delle procedure concorsuali”

A causa della nota crisi economica, è sempre più frequente l’ipotesi del fallimento del preponente o quella del concordato preventivo. Tale ipotesi è legata alla questione, solo in apparenza appare risolta, relativa all’ambito soggettivo di applicazione del privilegio generale sulle provvigioni e sulle indennità dovute all’agente all’atto di cessazione del rapporto di agenzia

Ai sensi dell’art. 2751 bis n. 3) c.c., hanno privilegio generale sui mobili i crediti riguardanti le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l’ultimo anno di prestazione e le indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo.

Nonostante il tenore letterale inequivoco della norma di legge, all’indomani dell’entrata in vigore della legge n. 426/1975, con la quale è stata introdotta nel codice civile la norma in questione, in dottrina si è posto da subito il problema dell’applicabilità del privilegio generale anche agli agenti che espletino la loro prestazione d’opera professionale non come semplici persone fisiche ma avvalendosi della veste societaria.

Da subito si sono creati due orientamenti contrapposti, l’uno favorevole alla suddetta estensione e l’altro decisamente contrario, entrambi corroborati da una pluralità di argomentazioni giuridiche.

L’orientamento che depone a favore del diniego della natura privilegiata del credito provvigionale ed indennitario degli agenti di commercio  prevede che una simile equiparazione con le persone fisiche violerebbe il principio di uguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, comma 2 Cost., atteso che situazioni diseguali devono essere trattate in maniera diversa proprio per garantire l’uguaglianza di fatto tra soggetti in posizione di squilibrio. Apparirebbe iniquo ed ingiusto riconoscere il privilegio a persone giuridiche quali le società, caratterizzate da un regime di autonomia patrimoniale rispetto ai singoli soci, i quali evidentemente non destinano il patrimonio della società a bisogni individuali e della propria famiglia.

I fautori dell’orientamento contrario hanno anche sostenuto che laddove il legislatore ha voluto estendere il privilegio generale a soggetti diversi da persone fisiche lo ha precisato espressamente, con la conseguenza che laddove non via sia un simile innesto normativo, l’omessa indicazione va letta nel senso di esclusione dall’alveo del privilegio generale degli agenti di commercio – società.

Ciò in base ad un’interpretazione sistematica dell’art. 2751 bis, n. 5) e  n. 5 bis) che qualifica come privilegiati sia “i crediti…delle società od enti cooperativi di produzione e di lavoro, per i corrispettivi della vendita dei prodotti” che “i crediti delle società cooperative agricole e dei loro consorzi per i corrispettivi della vendita dei prodotti”.

Tali argomentazioni sono state confutate dai sostenitori dell’orientamento favorevole all’estensione del privilegio generale ai crediti degli agenti operanti sotto forma di società. Secondo questa tesi, negare il credito privilegiato agli agenti – società contrasterebbe con il principio di uguaglianza in senso formale, di cui all’art. 3, comma 1, cost., secondo cui: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di razza, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Escludere il privilegio alle società si tradurrebbe, pertanto, nel discriminare situazioni del tutto uguali, atteso che le norme che disciplinano il contratto di agenzia, di cui agli art. 1742 e ss. c.c. non richiamano alcun tipo di distinzione tra l’agente persona fisica e l’agente persona giuridica, segno evidente che per il legislatore è assolutamente indifferente la qualifica soggettiva ai fini della nascita di un rapporto di agenzia.

In secondo luogo, anche da un’esegesi letterale dell’art. 2751 bis n. 3), si desume chiaramente che il privilegio generale è conferito in base alla natura del rapporto e non alla qualifica del soggetto, sicché è solo il rapporto di agenzia e niente altro che determina il privilegio.

Con la recentissima  decisione del 16 dicembre 2013, n. 27986, le Sezioni Unite della Cassazione hanno apparentemente risolto il contrasto di giurisprudenza sulla natura del privilegio riconosciuto al credito dell’agente, ammettendo la sussistenza di tale privilegio solo qualora il credito derivi dall’attività di un agente persona fisica ed escludendo, per contro, il privilegio nel caso in cui l’agente abbia la veste giuridica di società di capitali.

Tale decisione trova il proprio fondamento da un esame dei lavori preparatori della legge 426 del 1975 – che ha introdotto l’art. 2751 bis c.c. – nel senso di riconoscere una collocazione privilegiata a determinati crediti in quanto derivanti da una prestazione di attività lavorativa svolta in forma subordinata o autonoma e, perciò, destinata a soddisfare le esigenze del lavoratore ed escludendo, quindi, l’estensione del privilegio ai crediti da provvigioni per agenti che esercitano nella forma della società di capitali: e ciò in quanto nelle società, le somme che rappresentano il corrispettivo dell’attività costituiscono non già un compenso del lavoro prestato ma una eventuale remunerazione del capitale conferito, ponendosi quanto al di fuori della complessiva ratio giustificatrice della prelazione riconosciuta dall’art. 2751 bis, n. 3, c.c

A parere di chi scrive, appare del tutto illogico negare all’agente che, in maniera diligente, si è dotato di una struttura di regola molto più efficiente ed organizzata, quale è la società, il privilegio generale in questione. Infatti, non va dimenticato che alcune delle caratteristiche peculiari dei rapporti di parasubordinazione, come quello di agenzia, sono l’autonomia dal preponente e l’assenza di un rapporto gerarchico con quest’ultimo, ferma restante l’esigenza di coordinamento del lavoro dell’agente con quello del preponente; in tale concezione di autonomia, rientra sicuramente la scelta della forma societaria quale strumento di esercizio, da parte dell’agente, della propria prestazione professionale.

Del resto l’art. 1 della Direttiva 86/653/CEE – che ha introdotto nel nostro ordinamento gran parte dell’attuale disciplina codicistica sul rapporto di agenzia – definisce agente commerciale “la persona che, in qualità di intermediario indipendente, è incaricata in maniera permanente di trattare per un’altra persona, qui di seguito chiamata preponente, la vendita o l’acquisto di merci, ovvero di trattare e di concludere dette operazioni in nome e per conto del preponente”. Dal disposto letterale della norma, si evince chiaramente che la Direttiva utilizza l’espressione persona per qualificare l’agente commerciale, senza precisare di che tipo di persona debba trattarsi, se fisica o giuridica.

Ciò senza considerare che il diniego del privilegio agli agenti – società di capitali può, inoltre, avere ripercussioni, sia pur in un regime di autonomia patrimoniale, sul patrimonio delle persone fisiche che ne fanno parte. Si pensi, infatti, alle società di capitali dove gli utili prodotti vengano destinati a retribuire i dipendenti della stessa società oppure a remunerare gli stessi soci. In tali casi, è chiaro che negare il privilegio sulle provvigioni e sull’indennità all’agente – società di capitali, specie nell’ambito di una procedura concorsuale, avrebbe inevitabilmente delle ripercussioni anche sui soggetti facenti parte della società che rischierebbero di non vedersi riconosciuto un compenso per l’attività svolta e che soprattutto rischierebbero il licenziamento per incapacità della società di far fronte ad una situazione di dissesto economico – finanziario. Ciò è ulteriormente confermato dal fatto che il più delle volte, i creditori chirografari di un preponente nei confronti del quale è in atto una procedura concorsuale, assai difficilmente si vedranno soddisfatti nella loro pretesa creditoria, dovendosi piuttosto “accontentare” di ciò che eventualmente residua dalla vendita dei beni del preponente.

 

Indennità di fine rapporto, la prova a carico dell’agente

30 Dicembre 2013 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Indennità di fine rapporto, la prova a carico dell’agente”

agenteCostituisce preciso onere dell’Agente che richiede l’indennità di cessato rapporto ex art. 1751 c.c. quello di fornire la prova degli elementi costitutivi previsti dalla citata norma di legge.

La cd. indennità meritocratica di cui all’art. 1751 c.c. va, infatti,  riconosciuta laddove ricorrano cumulativamente due condizioni: a) che l’agente abbia procurato nuovi clienti alla mandante o abbia sviluppato gli affari con quelli esistenti ed il preponente abbia ancora vantaggi dagli affari con tali clienti; b) che il trattamento risponda ad Equità, tenuto conto di tutte le circostanze del caso ed in particolare delle provvigioni che l’agente commerciale perde e che risultano dagli affari con tali clienti.

Orbene,  mentre non desta alcuna perplessità la dimostrazione da parte dell’agente dell’apporto di nuovi clienti e/o l’aumento del fatturato da parte dei clienti ereditati nella propria zona di competenza, a dividere l’orientamento giurisprudenziale è l’ulteriore requisito necessario per il riconoscimento di detta indennità, vale a dire la permanenza di “sostanziali vantaggi”  in capo alla ex mandante successivamente alla revoca del mandato di agenzia.

Secondo alcuni giudici di merito, i “sostanziali vantaggi” devono coincidere con le vendite effettive concluse negli anni successivi dalla preponente, con la conseguenza che laddove solo alcuni dei clienti in precedenza procurati dall’agente uscente continuino ad intrattenere rapporti commerciali con la mandante, il riconoscimento dell’indennità in parola sarebbe discutibile.

Trattasi di un orientamento non condivisibile atteso che i benefici di cui all’art. 1751 c.c.  non devono coincidere con il mantenimento di rapporti commerciali da parte della preponente nel periodo successivo alla chiusura del rapporto, dal momento che la corresponsione dell’indennità in parola potrebbe “dipendere” dalla volontà della parte più forte del rapporto contrattuale che, arbitrariamente, potrebbe decidere di non concludere più affari con i clienti procurati dall’agente, seppur limitatamente ad un determinato periodo temporale.

Infatti, la norma prevede la corresponsione dell’indennità al momento della cessazione del rapporto finalizzata ad indennizzare l’agente per la perdita delle provvigioni in conseguenza del recesso (cfr. Relazione Comm. Europea del 23.07.1996).

Se il Legislatore avesse voluto subordinare l’indennizzo al risultato della preponente nel periodo successivo, avrebbe stabilito un tempo diverso per la liquidazione dell’indennizzo.

In altre parole, ciò che si vuole tutelare con l’indennizzo è il danno patito dall’agente in conseguenza del recesso.

Ove s’intendesse sostenere che i “sostanziali vantaggi” debbano coincidere con le vendite effettive effettuate negli anni successivi dalla preponente, l’agente uscente dovrebbe solo sperare che il nuovo agente sia più bravo di lui.

Se così fosse un agente bravo non avrebbe, quindi, mai diritto all’indennizzo.

I “sostanziali vantaggi” vanno, conseguentemente, valutati al momento della cessazione, in termini di potenzialità della clientela lasciata e in relazione a quanto costruito – e poi perso – dall’agente.

Si deve quindi considerare se dalla complessiva gestione della clientela (sia in relazione all’acquisizione di clienti nuovi, sia in relazione allo sviluppo in termini di fatturato procurato dall’agente) la preponente ottiene – anche solo in via potenziale – un vantaggio nel tempo al momento del recesso.

Questa interpretazione appare, del resto, coerente con le regole processuali, consentendo, per un verso di dedurre specifiche circostanze fattuali e, per altro verso, di rispettare quella linea evolutiva della giurisprudenza che in tema di onere della prova va accentuando il principio della vicinanza della prova, inteso come apprezzamento dell’effettiva possibilità per l’una o per l’altra parte di offrirla (Cass. n. 23918 del 09.11.2006  che richiama le conclusioni di Cass. Sez. Un. n. 13533 del 30.10.2001).

Sul punto, la recente giurisprudenza di merito ha condiviso la suddetta interpretazione, affermando che la permanenza dei “sostanziali vantaggi” ancora ricevuti dal preponente, dopo la cessazione del rapporto, dall’opera dell’agente, ex art. 1751 c.c., va considerata  “in termini di potenzialità della clientela lasciata” da quest’ultimo, visto che la relativa verifica, dovendo per legge essere effettuata al momento della cessazione del contratto, non può che avvenire in termini prognostici, avuto cioè riguardo alla clientela reperita dall’agente e da lui “riconsegnata” al preponente al termine del rapporto, non potendosi evidentemente verificare, alla medesima data, l’effettiva conclusione e il buon fine di successivi contratti eventualmente stipulati, anche a distanza di anni, dalla preponente con i clienti precedentemente reperiti dall’agente. Diversamente, il diritto alla corresponsione dell’indennità in questione non sarebbe mai concretamente valutabile e, quindi, riconoscibile al momento della cessazione del rapporto di agenzia, dipendendo oltretutto la relativa debenza, in tal caso, anche dalla verificazione di circostanze non direttamente riconducibili all’operato dell’agente o da lui non concretamente controllabili  (cfr. sentenza del 12.02.2013, Trib. di Milano, sez. lav., nella persona del Giudice dott. Fabrizio Scarzella, parti Lettieri contro Damare srl; Trib. Mantova, est. Bettini, 24 maggio 2011, n.102 in Agenti & Rappresentanti di Commercio n. 2/2011; Trib. Pistoia 24.07.2008 n. 301).

Giuanluca Stanzione

 

Terre da gustare

30 Dicembre 2013 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “Terre da gustare”

Stavolta vogliamo parlarvi di Terre da Gustare, un’associazione culturale con sede a Casoria, che vuole valorizzare lo stretto rapporto esistente tra territorio e cultura enogastronomica.

Un’associazione protesa alla scoperta delle italiche Terre del Gusto, vere e proprie miniere di sapori.

L’associazione è un laboratorio d’idee, un luogo di scambio culturale, d’intrattenimento, di socializzazione, di unione e condivisione, dove sedersi a tavola rappresenta per i soci un’opportunità di sviluppare l’educazione al gusto.

Il menù del laboratorio di cucina è sempre vario e mutevole e si articola intorno a prodotti eccezionali, perché Terre da Gustare non è un ristorante, è gastronomia creativa. Si parte dagli ingredienti scelti presenti in dispensa per creare, attraverso la curiosità e l’inventiva, piatti sempre nuovi.

In modo questo si sviluppano alchimie capaci di rendere alcuni prodotti delle vere e proprie icone del panorama gastronomico italiano, come il cacio conciato romano oppure il blu di bufala.

Presso Terre da Gustare l’Italia sfoggia tutta la sua vasta scelta di vini. Si spazia dal Chianti alla Lomellina, dall’Irpinia alla Lunigiana, dall’Engadina ai Campi Flegrei.

Nel laboratorio dell’Associazione Terre da Gustare c’è sempre un buon motivo per scacciare i cattivi pensieri e godersi con piacere un attimo di pace; è un luogo, dove trovare buoni libri e musica piacevole a farci compagnia, un buon bicchiere di vino e un boccone da gustare, uno spazio dove conversare con calma e tranquillità contribuendo al fermento delle idee grazie allo spirito di collaborazione e scambio di tutti i soci.

Il motto dell’associazione è: “Restate Curiosi!”, e noi vi consigliamo davvero di esserlo andando a scoprire questa bella realtà conviviale.

Terre da Gustare ha sede in Via Onofrio De Colaci (ex Via Padula 6^ traversa), n°11- Casoria (NA), inoltre il sito web: http://www.terredagustare.com/ è fornito di un ottimo store on-line, dove potrete acquistare prodotti enogastronomici di prima scelta. Inoltre trovate Terre da Gustare anche su Facebook.image

 

Postura, le regole per il benessere

30 Dicembre 2013 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Postura, le regole per il benessere”

Il mal di schiena può essere provocato da un colpo di freddo, dall’uso sbagliato di una poltrona o di una sedia, dalla postura scorretta che teniamo ogni giorno durante il lavoro di fronte a un computer o alla scrivania.

La postura scorretta in auto:auto-demo

La postura che si assume in auto quando si guida è fondamentale per il benessere della schiena, e a maggior ragione quando per motivi di lavoro si passa gran parte della propria giornata al volante.

Regola la distanza dal volante e dai pedali in modo ottimale:

Con i piedi in appoggio sui pedali, le gambe devono essere leggermente piegate con un angolo di circa 100°/120°. Regola l’altezza del sedile in modo da avere i fianchi leggermente sopra le ginocchia. Posiziona le braccia, in modo da tenere il palmo della mano comodamente appoggiato sulla parte superiore del volante.

La postura più adatta:

Testa, collo, spalle, devono stare, il più possibile rilassati e dritti. In questo modo la schiena manterrà la lordosi, ovvero la sua curvatura naturale. I vantaggi non si limitano solamente alla schiena. Stando dritti, la cassa toracica e l’addome si dilatano, evitando quindi di comprimere i polmoni e gli organi interni, in questo modo migliorerai la respirazione.

Inclinazione dello schienale:

Le spalle devono essere appoggiate saldamente contro lo schienale del sedile. Regola lo schienale a circa 15/20 gradi e tieni le mani sul volante nella posizione corrispondente a ore “9 e 15″ (posizione consigliata dagli istruttori di guida), la distanza del sedile deve consentire di raggiungere il volante senza piegare in avanti le spalle, in questo modo esse sono per forza appoggiate allo schienale, posizione necessaria per mantenere la postura corretta. Come prevenzione può essere molto utile uno spessore lombare con un diametro di circa 5 cm (ad esempio il cuscino McKenzie), questo ti aiuta a mantenere la curvatura fisiologica del tratto lombare come nella posizione eretta, ottenendo così una diminuzione del carico vertebrale. Durante i lunghi viaggi fai una breve sosta ogni ora o ora e mezza, per fare qualche passo e stirare la schiena.

Regola correttamente il poggiatesta:

La parte centrale del poggiatesta deve essere alla stessa altezza delle orecchie. Infine, tra la testa e il poggiatesta ci dovrebbe essere una distanza pari a due dita.

Oggetti nelle tasche posteriori dei pantaloni:

Un particolare che forse alla maggioranza delle persone sembra banale è ad esempio il portafoglio nella tasca posteriore. Ricordati di togliere il portafoglio dalla tasca dei pantaloni quando sei seduto alla guida ma anche quando sei seduto in una qualsiasi poltrona, il principale indiziato del mal di schiena è proprio quest’accessorio maschile. Stare seduti a lungo con il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni potrebbe causare una contrazione da difesa da parte dei muscoli glutei e generare il dolore alla schiena, questo fenomeno, viene anche chiamato la sindrome della tasca di dietro.

Alfonso Palombo

 

Ristorante “C&D”

30 Dicembre 2013 Posted by Articoli, Pausa pranzo 0 thoughts on “Ristorante “C&D””

millefoglie-ristorante-C&D

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 Ristorante “C&D”

Via S. Pagliano 5 Portici

80055 Portici (NA)
081 775 2502

Prezzo circa 30 euro

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Due ingressi, due chef, due mondi del gusto. Da un lato la cantina dei piatti tipici, dall’altro l’elegante ristorante gourmet. E’ lo stile impresso da Gino Oliviero a “C&D”, ristorante di Portici ubicato all’interno di un’elegante villa vesuviana.
La cantina propone i classici della tradizione campana. Non deludono mai i primi, come pasta patate e provola, o la squisita genovese di cipolle di Montoro. Le carni sono selezionate e accompagnate dalle verdure provenienti dall’orto adiacente.
Al ristorante gourmet è protagonista il pesce freschissimo, proveniente dalle paranze del posto.
In sala, Daniele Briola, giovane sommelier, declina con garbo i menù, che a pranzo si compongono di poche selezionate proposte, a un prezzo piacevolmente sorprendente.
Infine, irrinunciabili, sono i dolci, rivisitazioni riuscite di classici, come il cannolo, la millefoglie o la pastiera.
Due anime, con un comune denominatore, la ualità, al ristorante tra mare & Vesuvio.

Luigi Ricciardi

 

Sport tutorial

8 Ottobre 2013 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Sport tutorial”

Rubrica benessere

Alfonso Palombo

images 1Siamo tornati dalle vacanze e abbiamo ripreso a macinare chilometri, a vedere clienti, a lavorare in ufficio e al computer. Quest’anno siamo pieni di buoni propositi e fra questi  c’è la volontà di fare attività fisica. Però c’è un però. Spesso non sappiamo da che parte cominciare. Amici o persone che seguono questa rubrica mi hanno detto: prof, ho voglia di muovermi e tenermi in forma, ma ti prego non parlarmi di sollevare pesi o di correre su un tapis roulant, come un criceto nella sua ruota.

D’accordo, allora in questo articolo analizzeremo alcuni degli sport più praticati,  vedendo i pro e contro per avere le idee più chiare sulle scelte.

TENNIS:

PRO

E’ tra gli sport più divertenti e coinvolgenti. Il 99% del risultato è merito proprio, aiuta a sviluppare i riflessi, a rimanere vigile, a controllarsi (se si diventa isterici si sbagliano quei colpi tanto faticosamente imparati).

CONTRO

Si utilizza un solo braccio, stress alla schiena, gomito del tennista, causato dall’utilizzo del braccio non supportato da una adeguata muscolatura, problemi alle ginocchia per la pressione sulla gamba di appoggio durante l’esecuzione dei colpi.

NUOTO:

PRO

Il corpo è sostenuto dall’acqua, quindi non si grava sulle articolazioni e sulla schiena, riducendo il rischio di traumatismi; è lo sport completo per eccellenza, qualsiasi stile si pratichi si utilizzano tutti i muscoli, dal collo ai polpacci.

CONTRO

La noia, poiché l’unico compagno di allenamento è la striscia blu sul fondo della piscina. Infiammazioni alle spalle (ma solo esagerando con i carichi di lavoro).

CORSA:

PRO

Sicuramente la praticità, la possibilità di poter correre sempre e ovunque. Consumo calorico elevato (l’ideale per buttare giù qualche chilo). E’ l’attività più allenante per il sistema cardio circolatorio. Inoltre c’è il piacere di stare all’aria aperta, soprattutto per chi trascorre molto tempo in macchina o in ufficio.

CONTRO

Non è certo uno sport completo. Senza scarpe specifiche può essere molto traumatico. Non sembra, ma è un’ attività fisica molto tecnica, se non si corre in maniera corretta ne risentono le ginocchia, le anche e la schiena.

ARTI MARZIALI:

PRO

Danno una buona preparazione fisica, si pratica molto stretching e si cura la mobilità articolare. Ideali per scaricare nervosismo e tensioni. Anche se molte arti marziali sono diventate sport, mantengono antichi e affascinanti valori: il controllo della mente sul corpo, che si traduce nel pieno controllo dei colpi portati, il rispetto dell’avversario e del compagno di pratica più anziano.

CONTRO

Come tutte le forme di combattimento c’è il contatto fisico, e a volte ci può scappare un colpo duro.

Che sia il classico fitness in palestra, uno sport o un arte da combattimento, l’importante, comunque, è muoversi.

 

Sull'attività di coordinamento nel contratto di agenzia

8 Ottobre 2013 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 2 thoughts on “Sull'attività di coordinamento nel contratto di agenzia”

L’avvocato risponde

Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione

 

contratto-tempo-determinatoĖ sempre più frequente nella prassi che la preponente affidi ad un soggetto, unitamente all’incarico di promozione e vendita in una zona ben delimitata, anche l’incarico di controllare e stimolare una rete di agenti dietro pagamento di una provvigione sul fatturato dei medesimi agenti, o su quello realizzato nella zona in cui gli stessi operano.

Trattasi, ovviamente, di attività complementare e accessoria rispetto a quanto previsto dagli articoli 1742 e 1746 del codice civile, caratterizzata da controlli sull’operato degli agenti, affiancamento degli stessi presso la clientela, suggerimenti e stimoli verso nuove iniziative.

L’attività concretamente resa non è, quindi, solo quella finalizzata alla conclusione personale di affari, ma anche quella tesa a consentire alla propria rete vendita di sviluppare un fatturato tale che consenta al coordinatore di ottenere un compenso ulteriore ed aggiuntivo.

L’oggetto principale del contratto deve esser comunque quello di promozione degli affari, rimanendo quello di coordinamento un’attività solo accessoria rispetto al primo.

In sintesi, l’agente generale non può limitare il proprio incarico ad una semplice attività di controllo e stimolo degli agenti a lui affidati, ma dovrà pur sempre continuare nella promozione e conclusione diretta degli affari.

Trattasi di una figura recepita negli AEC di settore i quali ne hanno confermato la compatibilità con quella di agente semplice.

Così, l’articolo 6 comma 4 dell’AEC 20.03.2002 prevede che “nel caso in cui sia affidato all’agente o rappresentante l’incarico di coordinamento di altri agenti in una determinata area, purché sia specificato nel contratto individuale, dovrà essere stabilito uno specifico compenso aggiuntivo, in forma non provvigionale”.

L’AEC 16.02.2009, Settore Commercio, stabilisce a sua volta che se all’agente fossero affidate attività accessorie o complementari a quelle previste negli articoli 1742 e successivi del codice civile, dovrà essere stabilito uno specifico compenso aggiuntivo in forma non provvigionale.

La problematica che attanaglia da tempo gli operatori del settore è quale sia la sorte del contratto principale di agente semplice, in caso di revoca da parte della mandante dell’incarico di coordinamento.

Secondo la giurisprudenza dominante, è possibile configurare l’attività di supervisione di altri agenti come incarico accessorio avente vita indipendente dal contratto di agenzia vero e proprio.

In presenza di un simile accordo, è stato infatti ritenuto che il preponente potesse revocare tale incarico senza essere tenuto al rispetto dei termini di preavviso previsti in materia di agenzia (Cassazione numero 196798/2005; Cassazione numero 14436/2000).

Di diverso avviso è stata la Suprema Corte in alcune successive pronunce laddove ha ritenuto che costituisse giusta causa di recesso la revoca improvvisa dell’incarico accessorio di capoarea, tale da impedire all’agente l’opportunità di continuare il rapporto in essere con la preponente (Cassazione Lavoro numero 22295/2008).

In tale ambito si colloca un recente intervento del Giudice di merito, il quale è giunto alle conclusioni che in assenza di una espressa pattuizione contraria, la libera recedibilità possa trovare applicazione anche all’incarico accessorio essendo, quest’ultimo, un rapporto negoziale distinto dal contratto di agenzia che può venir meno nonostante perduri l’incarico principale di agente (Tribunale di Prato 19.11.2012).

 

Carmenella

8 Ottobre 2013 Posted by Articoli, Pausa pranzo 2 thoughts on “Carmenella”

Il ristorante

Luigi RicciardiPizza Caramella

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Trattoria—Pizzeria

“Carmenella”
Via Cristoforo Marino 22/23 -Napoli-

Prezzo circa 12 euro a persona

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Nei pressi della stazione centrale di Napoli, troviamo l’antica trattoria – pizzeria “Carmenella”, attività fondata nel 1892 da Carmela, ai cui nipoti è stato affidato il compito di onorare il diploma di benemerenza della Camera di Commercio di Napoli, conferito alla signora nel 1963, per i 71 anni di attività. 

Oggi Vincenzo Esposito, vulcanico e creativo pizzaiolo, accoglie i suoi clienti con allegria e simpatia, nel semplice locale di circa cinquanta coperti. Imperdibili alcune sue creazioni: la pizza Caramella (nella foto), con fiori di zucca, pomodorini e ricotta fresca; la Sorrento, con ricotta e limone; la spettacolare Millefoglie e la Fior di Margherita, ormai marchio di fabbrica.
Il tutto con estrema semplicità, ed avendo ben presente che la scelta degli ingredienti di grande qualità fa la vera differenza.
A pranzo, possiamo gustare, oltre ad un’ottima pizza, ben preparati, i piatti della cucina napoletana tradizionale, che spesso costituiscono fonte di ispirazione nei condimenti delle creazioni del maestro pizzaiolo.
Nel giusto mix tra i sapori della tradizione e la conduzione familiare, il segreto di un successo che dura da più di 100 anni.

 

Ciclismo, è boom a Napoli

29 Marzo 2013 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Ciclismo, è boom a Napoli”

di Alfonso Palombo

 

Immagine3Finalmente è primavera. Certo non per questo gli agenti di commercio possono lasciare la loro macchina o la scrivania con il computer.

Ma con le giornate più lunghe, si possono scoprire nuove abitudini sportive e salutistiche.

Scoprire la bicicletta.

Quali sono i benefici del pedalare? La parte forse più importante del corpo, che ne trae benefici, è il cuore, perché con l’attività aerobica, diventa più forte e resistente alla fatica. Grazie al lavoro aerobico la pressione si abbassa, quindi consideriamo il pedalare come un anti-ipertensivo naturale.

Pensate ovviamente ai benefici per la tonificazione dei muscoli delle gambe, dei glutei, fino ai muscoli del tratto lombare della colonna vertebrale.

Andare in bicicletta riesce a coniugare il divertimento alla forma fisica. Oltre a tonificare e a rendere più forti, pedalare è lo sport dimagrante per eccellenza. Prima abbiamo detto che è una disciplina aerobica, quindi l’ideale per perdere peso. La nostra macchina-corpo comincia a bruciare i grassi dopo 40-45 minuti di attività fisica. Pedalando con un ritmo brillante, ma che comunque permette ogni tanto di parlare, si bruciano circa 400 calorie l’ora.

Naturalmente valgono i consigli già dati in altri articoli di questa rubrica. I carichi di lavoro devono sempre essere graduali. Le prime uscite saranno delle tranquille e brevi passeggiate, poi si potrà con regolarità aumentare l’intensità dello sforzo e la durata del percorso.

Buona primavera e buona pedalata!

 

Sul diritto dell’agente alle provvigioni maturate dopo la cessazione del rapporto

29 Marzo 2013 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 3 thoughts on “Sul diritto dell’agente alle provvigioni maturate dopo la cessazione del rapporto”

di Alessandro Limatola

e Gianluca Stanzione

 

G. StanzioneLIBRO GIUDICEUna interessante oltre che recentissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione Sezione Lavoro (Sent. 16.01.2013 n. 894) ha confermato il principio secondo cui all’agente di commercio siano dovute le provvigioni anche laddove il rapporto con la mandante sia cessato da tempo.

L’agente ha, infatti, diritto alla provvigione per operazioni concluse dopo l’estinzione del contratto di agenzia, nei seguenti casi:

  • se l’operazione è il risultato dell’attività svolta dall’agente;
  • se l’operazione si è conclusa in un termine ragionevole dopo lo scioglimento;
  • se l’ordine è stato ricevuto dal preponente prima dell’estinzione del contratto.

Foto LimatolaMentre il principio secondo cui la provvigione spetta in ogni caso sugli affari le cui proposte siano pervenute al preponente prima della fine del contratto non dà luogo a particolari problemi applicativi, più complessa appare l’applicazione concreta della norma che prevede la provvigione sugli affari trasmessi dopo la fine del rapporto i quali siano però da ricondurre prevalentemente all’attività svolta dal vecchio agente.

Sotto questo profilo svolgono un importante funzione integrativa le disposizioni contenute negli AEC.

Al riguardo, il penultimo comma dell’art. 6 dell’AEC Industria, disciplina la fattispecie delle proposte d’ordine inviate prima della cessazione del rapporto e pervenute alla ditta dopo tale data. Su tali proposte, una volta che l’affare sia concluso ed eseguito, la provvigione spetta all’agente cessato.

L’ultimo comma del medesimo art. 6 prevede che affinché l’agente possa vedersi riconosciuto il diritto alla provvigione sugli affari proposti e conclusi dopo lo scioglimento del rapporto sarà necessario che lo stesso predisponga una relazione indicando dettagliatamente al preponente le trattative in corso ma non definite a causa della cessazione del contratto.

Il diritto alla provvigione verrà, quindi, riconosciuto solo laddove la definizione della trattativa, con la conseguente conclusione del contratto, avvenga nel termine di quattro mesi dalla cessazione del rapporto dopo tale termine nulla è dovuto all’agente. Il meccanismo è comunque derogabile tra le parti.

L’AEC Settore Commercio si limita, invece, a riproporre l’art. 1748 del codice civile e cioè il diritto dell’agente alla provvigione anche per gli affari conclusi dopo la cessazione del contratto per effetto del suo intervento, se la proposta è pervenuta all’agente o al preponente in data antecedente o nel caso in cui gli affari siano conclusi entro un termine ragionevole e la conclusione sia da ricondurre prevalentemente all’attività svolta dall’agente.

Alla luce di quanto innanzi discende quindi che anche a distanza di mesi e/o anni l’agente può vantare e richiedere le provvigioni maturate che ovviamente comportano una rideterminazione dell’indennità meritocratica ex art. 1751 c.c. in primis ovvero, in subordine, di quella suppletiva di clientela, prevista dalla contrattazione collettiva.

Occorre, ovviamente, che la richiesta venga effettuata nel rispetto del termine prescrizionale che è quinquennale nel caso di compensi provvigionali e decennale nelle ipotesi delle indennità di fine rapporto.

Lo sport dopo la riabilitazione motoria

27 Dicembre 2012 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Lo sport dopo la riabilitazione motoria”

 di Alfonso Palombo

 

Per la rubrica “Personal Trainer” curata da Alfonso Palombo, preparatore atletico e riabilitatore, riceviamo e pubblichiamo.

“Sono un appassionato tennista e sciatore. Mi sono operato di ricostruzione del legamento crociato anteriore. La fisioterapia procede benissimo. Quando e come potrò integrarla con la ripresa del lavoro sul campo?”.

Tornare sul campo di gara rappresenta l’ultimo obiettivo della riabilitazione, quando l’operato al L.C.A. è uno sportivo. Non importa di quale livello. Quando il test isocinetico dimostra un recupero dell’80 % di forza rispetto all’arto sano, il paziente sotto il diretto controllo del riabilitatore torna a correre sul campo e a effettuare esercizi a corpo libero.

Il primo approccio alla corsa viene effettuato su terreno soffice in linea retta, poi progressivamente e con molta cautela si descrivono figure a 8 con diametro sempre minore. Per le prime sedute occorre evitare gli improvvisi cambi di direzione e brusche accelerazioni.

Appurato che il ginocchio operato accetta i nuovi carichi di lavoro si affrontano percorsi sempre più impegnativi. Skip, scatti, stop and go, pliometria.

L’approccio al recupero atletico deve tenere in considerazione lo stato di forma fisica in cui il paziente-atleta si trova quando comincia a integrare il lavoro nella palestra riabilitativa con quello sul campo, perché nel periodo precedente l’intervento chirurgico, la capacità di utilizzare il metabolismo aerobico decade di pari passo con il decadimento del trofismo muscolare.

Le sedute sono monitorate attraverso la rivelazione della frequenza cardiaca (con il cardiofrequenzimetro) per tutta la durata. Contemporaneamente s’intensificano anche le sedute dedicate all’allenamento con i sovraccarichi per l’aumento della forza e del trofismo.

Quando i test ci confermano un recupero quasi totale, s’inseriscono gli esercizi rieducativi specifici per ogni sport. La rieducazione deve tenere presente le differenze biomeccaniche di ogni singolo gesto atletico. L’atleta è, infatti, dotato di specifiche attività correlate ai movimenti e alle azioni di gioco tipiche del suo sport.

Pignoramenti, i limiti per gli agenti

27 Dicembre 2012 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Pignoramenti, i limiti per gli agenti”

LIBRO GIUDICECassazione: limite massimo di un quinto dei pignoramenti sui compensi provvigionali dell’agente di commercio

Con un’importante recente pronuncia del 2012, in tema di espropriazione forzata presso terzi, la Corte di Cassazione ha esteso il trattamento di pignorabilità degli stipendi erogati ai dipendenti pubblici e privati a quello dei compensi corrisposti all’agente di commercio.

In particolare la Cassazione ha sancito che le modifiche apportate dalla legge 311/04 e dalla legge 80/05 al D.P.R. 180/50 (approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni) hanno comportato la totale estensione al settore del lavoro privato delle disposizioni originariamente dettate per il lavoro pubblico.

Pertanto, il creditore di un agente di commercio può pignorare le somme che quest’ultimo vanta nei confronti dell’azienda preponente a titolo di provvigioni per l’attività svolta nei limiti di un quinto della provvigione stessa al netto delle ritenute fiscali (Cass. n. 685 del 18.01.2012).

In precedenza, la questione di legittimità costituzionale sollevata in merito al diverso trattamento di pignorabilità degli stipendi erogati ai dipendenti pubblici rispetto ai compensi corrisposti a un lavoratore autonomo, è stata ritenuta inammissibile dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 381 dello 05.11.2007), la quale non ha ravvisato alcun contrasto con l’articolo 3 della Costituzione.

I giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno invece statuito che anche i crediti derivanti dai rapporti di cui all’art. 409 C.P.C., n. 3, (nella specie, rapporto di agenzia) sono pignorabili nei limiti di un quinto, come previsto dall’art. 545 C.P.C., giungendo a tale conclusione in seguito a un’interpretazione letterale e logica dei ripetuti interventi modificativi compiuti dal legislatore sul D.P.R. 5/1/1950 n. 180, finalizzati a estendere al settore privato la disciplina dettata per il settore pubblico in tema di espropriazione forzata presso terzi.

In dettaglio, tale statuizione trova il suo fondamento nel citato D.P.R. che sancisce, a seguito delle modifiche di cui alle leggi n.311 del 2004 e n. 80 del 2005, (di conversione del D.L. n.35 del 2005) l’insequestrabilità, impignorabilità e incedibilità degli stipendi, dei salari, delle paghe, assegni, gratificazioni, pensioni, indennità, sussidi e compensi di qualsiasi specie che lo Stato, le Province, i Comuni, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e qualsiasi altro ente o istituto pubblico sottoposto a tutela, o anche a sola vigilanza dell’amministrazione pubblica, e le imprese concessionarie di un servizio pubblico di comunicazioni o di trasporto, nonché le aziende private, corrispondono ai loro impiegati, salariati e pensionati e a qualunque altra persona, per effetto e in conseguenza dell’opera prestata nei servizi da essi dipendenti.

LIBRO GIUDICEL’unica eccezione a tale assunto deriva dall’art. 2 secondo cui gli stipendi, i salari e le retribuzioni equivalenti, nonché le pensioni, le indennità che tengono luogo di pensione e gli altri assegni di quiescenza corrisposti dallo stato e dagli altri enti, aziende e imprese, sono soggetti a sequestro e a pignoramento fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per debiti verso lo stato e verso gli altri enti, aziende e imprese da cui il debitore dipende, derivanti dal rapporto d’impiego o di lavoro.

 Il terzo comma dell’art. 52 del D.P.R. su menzionato aggiunge inoltre che i titolari dei rapporti di lavoro di cui all’art.409 C.P.C., n. 3 (nella specie, rapporto di agenzia), con gli enti e le amministrazioni di cui all’art.1, comma 1, del presente Testo Unico, di durata non inferiore ai dodici mesi, possono cedere un quinto del loro compenso, valutato al netto delle ritenute fiscali, purché questo abbia carattere certo e continuativo.

Alla luce delle considerazioni che precedono discende che i compensi corrisposti agli agenti sono sequestrabili e pignorabili nei limiti di un quinto, così come previsto dall’art. 545 C.P.C. e, nell’ipotesi in cui gli stessi operino in regime di plurimandato, ogni compenso provvigionale maturato da ciascun preponente può essere sottoposto a pignoramento nella misura innanzi indicata.

Ecco come evitare lo stress da allenamento

2 Ottobre 2012 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Ecco come evitare lo stress da allenamento”
di Alfonso Palombo
L’estate è andata. Da settembre ripartono le attività, e così anche gli agenti di commercio, riprendono a macinare i loro chilometri e a gestire i tanti appuntamenti. Naturalmente si riprendono anche le attività fisico sportive. Talvolta può mancare lo spirito giusto per tornare a fare sport, sebbene si sia animati da buoni propositi. Ma quali sono le regole per riprendere l’attività sportiva in maniera corretta e senza eccessivo stress? Vediamo dunque come gestire nel modo migliore l’approccio alla “rimessa in forma”.
La gradualità è il primo principio che bisogna osservare. Riprendere senza strafare, serve un inizio soft, per dare il giusto tempo al corpo di abituarsi alle sollecitazioni e stimoli nuovi.
E’ inutile iniziare in maniera troppo decisa e poi rimanere fermi dei giorni, con i muscoli e le articolazioni doloranti.
La regolarità è fondamentale per ogni attività sportiva. Fare tre allenamenti di seguito e poi per vari motivi – impegni, famiglia, lavoro – fermarsi una settimana, non serve. Anzi si stressano muscoli e legamenti e non si migliorano le capacità organiche. Meglio organizzarsi e alternare un giorno di attività con uno di riposo.
La varietà, infine, è un altro aspetto molto importante del ciclo di allenamenti. Quotidianamente si fanno tanti chilometri, si lavora al computer, si vedono tante persone. Quindi può accadere di non avere voglia di impegnarsi in un’attività sportiva.
Occorre quindi rendere l’allenamento più piacevole e fare in modo che non annoi. Per esempio, chi decide di allenarsi tre giorni a settimana, può provare questo semplice programma:
Lunedì un po’ di vasche in piscina, per mobilizzare le articolazioni e scaricare la schiena; mercoledì lavoro in palestra con i pesi per migliorare il tono e la forza muscolare; nel fine settimana camminata veloce per allenare le capacità cardiorespiratorie.
Alternando le attività in questo modo si utilizzano gruppi muscolari differenti, si bruciano meglio le calorie in eccesso e non ci si annoia.
Allora, forza, si riparte!

 

La condotta del terzo può causare la risoluzione del contratto di agenzia

2 Ottobre 2012 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “La condotta del terzo può causare la risoluzione del contratto di agenzia”
di Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione
Il contratto di agenzia, al pari di quello di lavoro subordinato, con il quale presenta nessi causali, si basa sull’intuitus personae, ossia su di un legame fiduciario tra gli stipulanti talmente stretto da non essere ammissibile né la sostituzione dell’agente con altra persona né la cessione del contratto ed  il cui venir meno, incrinando la fiducia, determina lo scioglimento del rapporto.
Il potere di determinare la durata del rapporto di lavoro e, in particolare, la valutazione fiduciaria del comportamento dell’altra parte, è affidata nel nostro ordinamento a ciascuno dei contraenti, ai quali è riconosciuta la facoltà di recedere dal contratto con preavviso (recesso ordinario), anche contro la volontà dell’altro (art. 2118 c.c.). Ciascuna parte, inoltre, può recedere dal rapporto prima della scadenza (nel caso si tratti di contratto a termine) o senza osservare il preavviso (per il contratto a tempo indeterminato) in presenza di un inadempimento del lavoratore talmente grave da non consentire, neanche in via provvisoria, la prosecuzione del rapporto di lavoro (art. 2119 c.c.).
La “ giusta  causa” di risoluzione deve comunque consistere in un fatto tale da porre in grave crisi l’elemento fiduciario delle parti, indipendentemente dall’esistenza o meno di un danno attuale.
A tal proposito, poiché l’obbligazione fondamentale dell’agente si concretizza in un regolare e stabile contatto con la clientela al fine di promuovere la conclusione di contratti, sono fattispecie di grave inadempimento – e quindi comportamenti idonei a legittimare la risoluzione da parte della mandante con effetto immediato per fatto e colpa dell’agente medesimo, rendendo impossibile la permanenza in vita del rapporto – l’ingiustificata inattività, l’appropriazione indebita di somme incassate per conto della mandante attraverso il ritardo nella loro rimessa al titolare; il mancato raggiungimento del volume d’affari minimo pattuito con il preponente; la violazione dell’esclusiva per svolgimento di attività per ditte concorrenti; il mancato svolgimento dell’incarico con la richiesta diligenza; la violazione dell’obbligo d’informazione ex art. 1746 c.c.
Sotto questo profilo di recente si sono verificate ipotesi in cui hanno assunto importanza, ai fini del recesso dal contratto di agenzia per giusta causa, i comportamenti adottati dai collaboratori dell’agente in grado di minare il vincolo fiduciario tra quest’ultimo e il preponente.
Alcune recenti pronunce giurisprudenziali hanno, infatti, riproposto l’annosa questione dell’applicazione dell’art. 2119 c.c. al contratto di agenzia con particolare riguardo all’incidenza del comportamento inadempiente di un soggetto terzo rispetto all’agente titolare del contratto di agenzia, ma a quest’ultimo riconducibile (Cass. civ., Sez. II, n. 9779/2011; Cass. civ., Sez. lavoro n. 14771/2008).
Lo scioglimento del contratto di agenzia per giusta causa può essere, quindi, determinato anche da una condotta di un soggetto che, ancorché formalmente terzo rispetto all’agente, sia a esso direttamente o indirettamente collegato.
Invero, se ciò che rileva ai fini del legittimo esercizio della facoltà di recesso per giusta causa è il fatto incidente sull’affidamento di una parte verso l’altra, indipendentemente dalla ricaduta che esso abbia o non nell’economia del rapporto di scambio, possono assumere importanza anche condotte di terzi che, per il loro collegamento, a vario titolo con l’agente, siano tali da far venir meno nella mandante l’aspettativa che la futura esecuzione del contratto avvenga in maniera conforme agli obblighi convenzionali o di legge, incluso quello generale di correttezza sancito dall’art. 1375 c.c.
La giusta causa di recesso dipende, quindi, dalla violazione, anch’essa qualificabile come inadempimento, del dovere di correttezza dell’agente, il quale deve mantenere la propria organizzazione aziendale al riparo dall’ingerenza di un soggetto, formalmente terzo ma a esso collegabile in via diretta o indiretta.
Diversamente l’agente risponderà per culpa in eligendo e/o in vigilando, dei comportamenti posti in essere dai propri collaboratori che determinino una lesione nell’ambito del contratto di agenzia in essere con la preponente, “spezzando” quel vincolo fiduciario necessario per la conservazione del contratto stesso.

Preavviso ed indennità di fine rapporto

3 Luglio 2012 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Preavviso ed indennità di fine rapporto”

di Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione

Due interessanti pronunce della Corte di Giustizia CEE e della Corte di Cassazione, tra loro connesse, confermano le ragioni degli Agenti in tema di preavviso e d’indennità di cessazione rapporto.
La Sentenza dei Giudici di Bruxelles (nel caso Volvo Car Germany GmbH/ Autohof Weidensdorf GmbH) ha escluso – come, di fatto, aveva proposto il Giudice nazionale rimettente – che il preponente possa far valere, ai fini del’esclusione del diritto dell’indennità, un inadempimento dell’agente verificatosi nel periodo intercorrente tra la comunicazione del recesso e di inizio del periodo di preavviso e la conclusione del periodo di detto preavviso.
In altre parole, i Giudici comunitari hanno affermato che non può essere invocata una “giusta causa” di recesso dopo che una delle parti sia receduta dal contratto.
Ciò che è rilevante sul piano giuridico di detta pronuncia è la stretta correlazione esistente nella direttiva comunitaria tra recesso in tronco per un’inadempienza dell’agente e perdita dell’indennità di fine rapporto.
Tale principio non solo è stato fatto proprio dai Giudici della Corte di Cassazione ma è stato ulteriormente integrato con la conferma dell’importante orientamento secondo cui, il mancato raggiungimento del budget minimo di vendita – collegato ad una clausola risolutiva espressa contenuta in un contratto individuale, non è – di per sé – idoneo ad escludere il diritto dell’agente a percepire l’indennità sostitutiva del preavviso e quella di cessazione del rapporto.
Ciò significa che ogni qual volta la mandante recede per il mancato rispetto degli obiettivi di vendita occorre indagare se il risultato raggiunto sia il frutto dell’inadempimento dell’agente all’obbligo principale di promuovere, in via continuativa, la conclusione di contratti di vendita o se, invece, il risultato commerciale raggiunto sia riconducibile a fattori esterni ed estranei che non costituiscano inadempimento contrattuale dell’agente.
La Corte di Cassazione, nell’affermare tali principi è andata anche oltre avendo esplicitamente stabilito che:
il recesso senza preavviso dell’impresa preponente è consentito solo nel caso in cui intervenga una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto analogamente a quanto avviene nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato mediante applicazione (nel primo caso in via analogica e nel secondo diretta) della cd. “giusta causa” di cui all’art. 2119 del codice civile.
In caso ricorso da parte dell’impresa preponente ad una clausola risolutiva espressa, il Giudice deve verificare anche che sussista un inadempimento (agli obblighi di diligente collaborazione) dell’agente così grave da impedire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto. Tale non può essere in automatico – salvo che, nel concreto atteggiarsi del rapporto, non s’evidenzi il totale disinteresse dell’agente o l’abbandono di fatto della zona – il mancato raggiungimento di un obiettivo minimo di produzione prefissato. L’eventuale grave violazione deve risultare da una valutazione complessiva dell’attività resa dall’agente.
Le norme in tema di preavviso devono essere integrate con il riferimento ad una nozione di giusta causa che assume un’efficacia non derogabile dalle parti del contratto individuale; la contraria conclusione attribuirebbe alle parti la facoltà di incidere sul quel quadro normativo minimo (nel quale v’è senz’altro anche il riconoscimento di un periodo di preavviso minimo in caso di recesso) che il Legislatore ha voluto delineare in favore della parte contrattualmente più debole.
La conferma di quanto innanzi un’eventuale clausola risolutiva espressa può comportare la cessazione del rapporto di agenzia solo per il futuro.

Restare in forma con il fit walking

3 Luglio 2012 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Restare in forma con il fit walking”

di Alfonso Palombo

Fit Walking, ovvero unire i benefici della corsa senza danneggiare le articolazioni.
Si tratta di una vera e propria attività allenante, un tipo di camminata con un’andatura molto veloce, ma che non arriva alla corsa. E’ indicata per migliorare il tono muscolare degli arti inferiori, la capacità cardiocircolatoria e aumentare il consumo calorico, senza però sollecitare troppo schiena e gambe, in quanto manca la fase di volo, e quindi l’impatto con il suolo.
Metodo di allenamento
S’inizia con due allenamenti a settimana, per arrivare a quattro o cinque.
Si parte con quindici minuti, e ogni tre sessioni s’incrementa di cinque minuti.
In fase di approccio la velocità di marcia cui bisogna mirare è di sei chilometri orari, pari a un chilometro ogni dieci minuti.
Questa velocità consente lo stesso consumo calorico che si avrebbe con la corsa lenta ma, come detto prima, senza sovraccaricare le caviglie, le ginocchia e la schiena.
Tecnica
Quando ci si allena con il Fit Walking, uno degli errori da evitare è quello di fare falcate troppo ampie. E’ invece preferibile aumentare la frequenza degli appoggi. Un passo corretto inizia con il tallone e finisce con l’alluce che spinge.
Un aspetto tecnico cui bisogna stare attenti è la giusta coordinazione tra braccia e gambe. Gli arti superiori, infatti, devono oscillare alternandosi con quelli inferiori.
Questo movimento deve essere preciso e costante, perché le braccia, oltre a dare stabilità ed equilibrio, contribuiscono alla spinta in avanti.
Devono essere flesse a 90° e sollevate rispetto al normale cammino.
Gli addominali, devono essere naturalmente contratti, le spalle rilassate, e il capo non inclinato in avanti.
Abbigliamento
Il Fit Walking non richiede una tenuta particolare, anche se consiglio di vestirsi come per la corsa, con una tuta oppure con pantaloncini e maglietta.
Fondamentali, invece, sono le scarpe. Buone quelle da corsa, sebbene attualmente siano disponibili calzature dedicate, molto leggere e flessibili, prodotte dai principali marchi di articoli sportivi.
L’attività del cammino, infatti, necessita di un ottimale utilizzo della spinta del piede, e quindi di una scarpa che ne faciliti l’azione corretta, e che sia allo stesso tempo confortevole ed adatta a lunghi percorsi.
Benefici
Questa disciplina sportiva giova a tutti, in particolare a chi, come l’agente di commercio, passa molte ore in macchina oppure seduto in ufficio al computer.
E’ chiaro a chiunque che questa condotta di vita non è il massimo dal punto di vista fisico e salutistico.
Camminare è un ottimo esercizio fisico, il più naturale e istintivo. Certo anche passeggiare per negozi, o parcheggiare l’auto lontano dal luogo in cui ci si sta recando va bene, ma allenarsi con metodo fa raggiungere risultati migliori.
Continuiamo pure a macinare chilometri in auto, dunque, ma riscopriamo anche i vantaggi dello sport.

*Dottore in Scienze Motorie e massofisioterapista

Monomandato, plurimandato, ed esclusiva di zona

30 Marzo 2012 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 2 thoughts on “Monomandato, plurimandato, ed esclusiva di zona”

di Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione*

Molto spesso si fa confusione tra la figura del monomandatario e quella dell’agente plurimandatario (anche se con un solo mandato).
E’, pertanto, opportuno fare chiarezza anche perché l’esatto inquadramento è centrale per l’individuazione dei diritti e degli obblighi dell’agente, e per le conseguenze concernenti la contribuzione Enasarco, gli accantonamenti FIRR e le indennità di fine rapporto.
E’ bene premettere che la figura del monomandatario non è assolutamente conosciuta dal codice civile; lo è solo dalla contrattazione collettiva che definisce tale l’agente che si obbliga a non assumere – dentro e fuori della zona – qualunque altro incarico anche per prodotti non in concorrenza.
In altre parole, l’agente monomandatario deve spendere tutte le sue energie per il suo unico preponente.
Se da un lato questa è una notevole limitazione per l’agente – il quale non ha potere contrattuale verso la sua unica mandante – dall’altro la contrattazione collettiva (e la regolamentazione Enasarco) ha previsto in suo favore un regime più favorevole per ciò che concerne il versamento dei contributi previdenziali (con massimali più elevati).
Analogo discorso va fatto per gli accantonamenti Firr, per fondo indennità di risoluzione del rapporto gestito da Enasarco, e per le indennità di clientela e meritocratica.
Diversa da tale figura è quella del plurimandatario che, pur potendo assumere incarichi da più aziende contemporaneamente – di norma – non può operare nella stessa zona per conto di soggetti in concorrenza del preponente. Analogamente il preponente non può – di norma – incaricare per la medesima zona altri agenti.
Si è discusso a lungo su cosa si dovesse intendere per esclusiva e quando si può ritenere violato l’obbligo relativo da parte dell’agente, pur essendo tale istituto previsto sia dalla legge (art. 1743 c.c.) sia dall’accordo economico collettivo. E’ stata la contrattazione collettiva a chiarire la “zona d’ombra” venutasi a creare, stabilendo all’art. 2 degli AEC che è da escludersi la possibilità di concorrenza quando l’incarico conferito all’agente riguardi generi di prodotti che foggia, destinazione e valore d’uso siano diversi e infungibili tra loro.
Con il che si voleva affermare che se manca uno soltanto di tali presupposti (foggia, destinazione e valore d’uso) non si può ritenere violata da parte dell’agente l’esclusiva territoriale.
Da ultimo va precisato che la Corte di Cassazione ha, più volte, affermato che l’istituto dell’esclusiva è un elemento naturale ma non essenziale di ogni contrato di agenzia. Di guisa che deve ritenersi sussistente in favore e a carico di entrambe le parti di un contratto ogni volta in cui non è previsto diversamente.
Corollario di quanto innanzi è che le parti possono derogare tale istituto da un solo lato del contratto (in favore del solo preponente o del solo agente) o da entrambi (sia in favore dell’agente che del preponente).
La Suprema Corte ha, altresì, previsto che detta deroga può essere pattuita non solo per iscritto e/o in maniera esplicita ma anche per fatti concludenti con una tacita manifestazione di volontà, desumibile dal comportamento tenuto dalle stesse parti sia al momento della conclusione del contratto sia durante la sua esecuzione (sentenza Corte di Cassazione n. 11063 del 5 agosto 2011).
Questo è ciò che accade quando la preponente, consapevole che l’agente ha altri mandati per la medesima zona conferitigli da aziende sue concorrenti, nulla obietta così come nell’ipotesi in cui l’agente, pur a conoscenza del fatto che la mandante opera nella stessa zona direttamente o tramite altri agenti, non chiede alla preponente di cessare tale condotta né di dargli conto dell’attività posta in essere ivi compreso il pagamento delle cosiddette provvigioni indirette.

*Responsabili area legale Lanarc — Usarci

Fare sport per lavorare meglio

30 Marzo 2012 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Fare sport per lavorare meglio”

di Alfonso Palombo*
Il profitto e l’impegno sono, per chi svolge un lavoro autonomo, due facce della stessa medaglia. Questo legame, ben noto agli agenti di commercio, porta spesso a sacrificare il proprio tempo libero, soprattutto a scapito dell’attività sportiva. Si tratta però di una scelta miope, perché svolgere regolarmente attività fisica migliora in generale la qualità della vita e quindi anche quella lavorativa. Vediamo in che modo.
I BENEFICI DELL’ATTIVITA’ FISICA
Una corretta attività fisica è la migliore strategia per risolvere o prevenire molte patologie dovute alla vita sedentaria. E’ scientificamente provato che allenarsi regolarmente è un’ottima prevenzione per le malattie cardiache o come detto prima, per problemi dovuti alla sedentarietà, come obesità, mal di schiena, eccetera. Nel 2009 l’organizzazione mondiale della sanità ha sancito ufficialmente la correlazione tra movimento, consumo calorico e miglioramento della salute.
EFFETTI DELL’ATTIVITA’ FISICA IN MERITO ALL’OBESITA’
Se con precise indagini si accerta che non siano presenti problemi ormonali. L’obesità può essere provocata da un eccesso di assunzione calorica, sicuramente spropositata rispetto al fabbisogno reale. Con l’attività sportiva si stimola il metabolismo basale, si bruciano più calorie e quindi è più facile controllare il peso corporeo.
EFFETTI DELL’ATTIVITA’ FISICA SULL’APPARATO MUSCOLO SCHELETRICO
Esercitarsi in un’attività fisica vuol dire far lavorare la propria muscolatura, quindi migliorare il tono-trofismo e la forza, e così anche contrastare la perdita di tessuto muscolare, fenomeno naturale con il passare degli anni. L’attività fisica mantiene mobili e libere le articolazioni perché il movimento migliora le condizioni delle cartilagini rallentando le degenerazioni artrosiche. Inoltre da benessere alle ossa perché è una delle poche attività, scientificamente provate, che aumenta le possibilità di prevenire e controllare l’osteoporosi.
EFFETTI DELL’ATTIVITA’ FISICA SUL BENESSERE PSICOLOGICO
Che l’attività fisica con la produzione di endorfine sia in grado di ridurre i sintomi di ansia e stress è ormai da tutti riconosciuto. Basta chiedere a un runner della sensazione di benessere che prova dopo una corsa. O godersi lo scarico dello stress dopo una partita di tennis. Naturalmente sentirsi bene. Sentirsi forti. Stare bene con il proprio corpo, anche dal punto di vista estetico, migliora l’autostima. Interessanti studi sono stati fatti sugli anziani che svolgono una regolare attività fisica. Questi sentono il proprio stato di salute migliore rispetto ai coetanei, con notevoli benefici sulla vita di relazione e sulle sindromi depressive. Infine godono di maggiore indipendenza dai familiari.
*Dottore in Scienze Motorie e massofisioterapista