Posts tagged "raccolta14"

Il massaggio shiatsu

10 Ottobre 2014 Posted by Articoli, Rubrica benessere 0 thoughts on “Il massaggio shiatsu”

In occidente i primi maestri giapponesi iniziarono a insegnarlo negli anni ‘60. e ora è addirittura praticato in alcuni presidii ospedalieri insieme all’agopuntura. Probabilmente tra quelli che stanno leggendo questa rubrica ci sarà qualcuno che ne avrà provato personalmente i benefici in una beauty farm o alle terme o nella spa di un residence, ma vediamo nello specifico di cosa si tratta.
Che cosa è lo shiatsu?
In giapponese la parola “shi” significa dito e “atsu” significa pressione . Lo “shiatsu”, detto anche Agopressione, è un tipo di massaggio orientale, nel quale le dita sono premute su particolari zone del corpo per alleviare dolori, sofferenze, tensione, fatica, e malattie. Queste zone sono anche chiamate “tsubo” e sono i punti specifici della superficie corporea e del sistema muscolare in cui i nervi fanno male, o danno fastidio quando il flusso di energia attraverso il corpo è bloccato. Con lo “Shiatsu” manipoliamo lo “tsubo”, il che, talvolta, all’inizio della terapia, può far male al paziente, ma che alla fine permette nuovamente la circolazione dell’energia alleviando il dolore. Lo “tsubo” sofferente, però, non corrisponde esattamente al punto in cui ha origine il disturbo. Ad esempio, per alleviare il mal di capo si possono premere e stimolare braccia e gambe. In realtà i 361 “tsubo “, denominati anche punti dell’agopuntura e punti di pressione, si trovano lungo le “linee mediane”, i quattordici canali attraverso cui scorre l’energia del corpo. Questi canali sono invisibili, ma, secondo la filosofia orientale, esistono così come esistono i nervi.
Origini dello shiatsu
Non è difficile immaginare in che modo è nata l’arte dello Shiatsu se solamente si considera la propria personale esperienza. La reazione naturale al dolore consiste nel posare una mano sulla parte dolorante, o nel premerla con le dita. Se soffrite di mal di capo, vi premete la radice del naso. Se vi sentite in tensione e nervosi, vi frizionate il collo. Se soffrite di male allo stomaco, lo premete e frizionate. Una madre istintivamente friziona e accarezza il bimbo quando inizia a piangere. Gli animali leniscono il dolore mediante stimolazione con la lingua. Lo Shiatsu non è altro che un metodo razionalizzato, più complesso e pratico rispetto a queste manovre terapeutiche istintive. Al mondo si praticano due metodiche di Shiatsu: la prima si rifà integralmente all’antica medicina tradizionale cinese secondo cui il corpo è attraversato da canali di energia, e qualunque disfunzione o malattia, dal più banale raffreddore alla più tremenda patologia, si manifesta quando in questi canali circola poca energia o al contrario ce n’è troppa e la pressione s’intasa in determinati punti. La terapia ristabilisce il giusto flusso energetico e lo riequilibra, guarendo la patologia e mantenendo la persona in salute secondo un’idea medico-filosofica che, ovviamente, non corrisponde all’anatomia. C’è poi un’altra forma di shiatsu più vicina al nostro pensare scientifico occidentale: la pressione su determinati punti del corpo favorisce la produzione di endorfine, ovvero di ormoni che hanno delle notevoli proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie e decontratturanti, che provocano infine distensione e rilassamento.

AEC, finalmente il nuovo contratto

10 Ottobre 2014 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “AEC, finalmente il nuovo contratto”

A oltre nove anni di distanza dalla scadenza giunge finalmente in porto il rinnovo dell’Accordo Economico Collettivo per gli agenti e rappresentanti del settore industriale del 20 marzo 2002. La firma di Confindustria e delle associazioni sindacali degli agenti USARCI e FNAARC è stata apposta nella giornata del 30 luglio 2014. Il nuovo accordo regolerà il rapporto di oltre 150 mila agenti di commercio italiani di aziende industriali, a partire dal 1 settembre 2014. Solo il nuovo calcolo delle indennità “meritocratica” di fine rapporto entrerà in vigore dall’1.1.2015.

Ecco le principali novità: – l’articolo 2 è stato modificato introducendo la possibilità di rifiuto per l’agente, in tema di modifiche unilaterali di zona, e più in generale di modifiche contrattuali, su provvigioni, prodotti e clienti, anche per le variazioni di “media entità”.

Sempre in tema di variazioni contrattuali unilaterali è stato esteso a 18 mesi (24 mesi per i monomandatari) il periodo in cui le variazioni di “lieve entità” possano essere considerate come un’unica variazione (in precedenza era di 12 mesi senza distinzione tra mono e plurimandatari). E’ stato altresì ridotto dal 20% al 15% il monte provvigioni necessario per considerare di media entità la variazione unilaterale decisa dal preponente. All’art. 4 è stato introdotto (anche nella contrattazione collettiva) il principio secondo cui in caso di rinnovo di rapporti a tempo determinato aventi lo stesso contenuto di attività (zona, prodotti e clienti), la casa mandante può stabilire un periodo di prova solo nel primo rapporto.

Il campionario affidato all’agente potrà essergli addebitato ma solo per determinati motivi non dovuti al normale uso necessario per l’espletamento dell’incarico. Il termine per il preponente per comunicare l’eventuale rifiuto delle proposte di commissione inviate dall’agente passa da 60 a 30 giorni. Si tratta di una modifica che appare in linea con l’evoluzione della tecnologia che ha inciso fortemente, riducendoli, i tempi di comunicazioni tra le parti. Conseguentemente si è avvertita la necessità di ridurre anche lo spatium deliberandi dato al preponente. In caso di ritardo nel pagamento delle provvigioni è stato recepito definitivamente il principio già previsto nel nostro ordinamento secondo cui sono dovuti interessi di mora previsti dal D.Lgs. 231/2002 e successiva modifica (D.Lgs. n.192/2012). Inserito in extremis il diritto alle indennità anche per l’agente che rassegni le dimissioni per il conseguimento della pensione di vecchiaia anticipata ENASARCO ovvero successive al conseguimento della pensione di vecchiaia o anticipata INPS, sempreché tali eventi si verifichino dopo che il rapporto sia durato almeno un anno. Sul concetto di “pensione anticipata” nasceranno sicuramente divergenze interpretative.

In tema di gravidanza o adozione è stata estesa la possibilità per l’agente di chiedere di sospendere il rapporto fino a un massimo di 12 mesi. La parte del leone la svolge il tema dell’indennità di fine rapporto. Le parti sociali hanno tentato di porre fine al diffusissimo contenzioso in tutto il territorio nazionale sulle modalità di calcolo dell’indennità di fine rapporto di cui all’art. 1751 c.c. e al rapporto di quest’ultima con le previsioni dell’AEC. E’ stato introdotto un criterio di calcolo dell’indennità meritocratica che ricalca per grandi linee i principi contenuti nella relazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo del 23.7.1996 sullo stato di attuazione della direttiva 653/86/CEE nei singoli stati membri. In pratica l’elemento meritocratico che si aggiungerà al FIRR e all’indennità suppletiva di clientela sarà determinato tenendo conto di un “periodo di prognosi” e di un “tasso di migrazione” della clientela secondo la natura (mono o plurimandataria) del contratto e della durata del rapporto.

Il permanere dei vantaggi alla cessazione del rapporto di agenzia nei contratti di durata

8 Luglio 2014 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Il permanere dei vantaggi alla cessazione del rapporto di agenzia nei contratti di durata”

Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione

Due recentissime pronunce della Suprema Corte di Cassazione hanno sancito un principio molto interessante relativamente ad uno dei requisiti previsti dall’art. 1751 c.c. e cioè, quello della percezione dei sostanziali vantaggi per la mandante dopo l’intervenuta revoca del contratto di agenzia.

Com’è noto, la norma prevede la corresponsione dell’indennità al momento della cessazione del rapporto finalizzata a indennizzare l’agente per la perdita delle provvigioni in conseguenza del recesso.

Se per l’agente non costituisce un particolare problema fornire la prova del primo requisito previsto dalla citata norma di legge, ovverossia che l’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con quelli esistenti, lo stesso non può dirsi relativamente alla conservazione di tali benefici per l’azienda.

Se relativamente a tale ulteriore presupposto la giurisprudenza di merito ha già chiarito che “La valutazione dei sostanziali vantaggi ancora ricevuti dal preponente dopo la cessazione del rapporto – che deve essere effettuata al momento della cessazione del contratto – non può che esprimersi in termini di potenzialità della clientela lasciata dall’agente e, dunque, in termini prognostici avuto, cioè, riguardo alla clientela reperita dall’agente e da lui “riconsegnata” al preponente al termine del rapporto” (Tribunale di Milano, Sezione Lavoro del 12.02.2013 n. 561, Giudice dott. Scarsella), la successiva giurisprudenza di legittimità, affrontando il diverso tema dei contratti di durata (a titolo esemplificativo quelli relativi alla telefonia) nell’ambito dei rapporti di agenzia, ha sancito il principio secondo cui la protrazione dei vantaggi per il preponente, anche dopo la cessazione dell’incarico, è “in re ipsa” (Cass. Sezione Lavoro, 01.04.2014 n. 7567; Cass. Sez. Lav. 05.11.2013 n. 24776).

Trattandosi, infatti, di contratti che proseguono anche dopo l’avvenuta risoluzione del mandato di agenzia, la preponente continua automaticamente a riceverne benefici, con la conseguenza che la relativa prova – che incomberebbe in capo all’agente – è fornita in re ipsa.

La Suprema Corte ha anche chiarito che restano comunque irrilevanti le circostanze che per fatto volontario della mandante impediscano alla stessa di usufruire di tutti i vantaggi derivanti dai contratti conclusi per il tramite dell’ex agente, atteso che, fattispecie come l’intervenuta cessione dell’azienda o anche la deliberazione di porre in liquidazione la società, sono inidonee a pregiudicare il buon diritto dell’agente a percepire l’indennità meritocratica.