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Il permanere dei vantaggi alla cessazione del rapporto di agenzia nei contratti di durata

8 Luglio 2014 Posted by Articoli, L'avvocato risponde 0 thoughts on “Il permanere dei vantaggi alla cessazione del rapporto di agenzia nei contratti di durata”

Alessandro Limatola e Gianluca Stanzione

Due recentissime pronunce della Suprema Corte di Cassazione hanno sancito un principio molto interessante relativamente ad uno dei requisiti previsti dall’art. 1751 c.c. e cioè, quello della percezione dei sostanziali vantaggi per la mandante dopo l’intervenuta revoca del contratto di agenzia.

Com’è noto, la norma prevede la corresponsione dell’indennità al momento della cessazione del rapporto finalizzata a indennizzare l’agente per la perdita delle provvigioni in conseguenza del recesso.

Se per l’agente non costituisce un particolare problema fornire la prova del primo requisito previsto dalla citata norma di legge, ovverossia che l’agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con quelli esistenti, lo stesso non può dirsi relativamente alla conservazione di tali benefici per l’azienda.

Se relativamente a tale ulteriore presupposto la giurisprudenza di merito ha già chiarito che “La valutazione dei sostanziali vantaggi ancora ricevuti dal preponente dopo la cessazione del rapporto – che deve essere effettuata al momento della cessazione del contratto – non può che esprimersi in termini di potenzialità della clientela lasciata dall’agente e, dunque, in termini prognostici avuto, cioè, riguardo alla clientela reperita dall’agente e da lui “riconsegnata” al preponente al termine del rapporto” (Tribunale di Milano, Sezione Lavoro del 12.02.2013 n. 561, Giudice dott. Scarsella), la successiva giurisprudenza di legittimità, affrontando il diverso tema dei contratti di durata (a titolo esemplificativo quelli relativi alla telefonia) nell’ambito dei rapporti di agenzia, ha sancito il principio secondo cui la protrazione dei vantaggi per il preponente, anche dopo la cessazione dell’incarico, è “in re ipsa” (Cass. Sezione Lavoro, 01.04.2014 n. 7567; Cass. Sez. Lav. 05.11.2013 n. 24776).

Trattandosi, infatti, di contratti che proseguono anche dopo l’avvenuta risoluzione del mandato di agenzia, la preponente continua automaticamente a riceverne benefici, con la conseguenza che la relativa prova – che incomberebbe in capo all’agente – è fornita in re ipsa.

La Suprema Corte ha anche chiarito che restano comunque irrilevanti le circostanze che per fatto volontario della mandante impediscano alla stessa di usufruire di tutti i vantaggi derivanti dai contratti conclusi per il tramite dell’ex agente, atteso che, fattispecie come l’intervenuta cessione dell’azienda o anche la deliberazione di porre in liquidazione la società, sono inidonee a pregiudicare il buon diritto dell’agente a percepire l’indennità meritocratica.