Il TFR e la polizza assicurativa per i dipendenti

10 Ottobre 2014 Posted by Articoli, L'angolo del commercialista 0 thoughts on “Il TFR e la polizza assicurativa per i dipendenti”

In un momento di difficoltà finanziarie come quello che stiamo vivendo, un evento come le dimissioni o il licenziamento di un collaboratore subordinato dell’agenzia (addetto alla segreteria, all’amministrazione o al lavoro commerciale) può essere causa di problematiche riguardanti la liquidità aziendale per effetto del relativo e talvolta consistente esborso monetario che comporta.
Com’è noto il “Trattamento di fine rapporto” o, brevemente, “TFR”, rappresenta una somma che spetta di diritto a qualsiasi lavoratore subordinato alla fine del suo rapporto di lavoro con l’azienda.
Dal 1° giugno 1982, con la legge n. 297, esso sostituisce la vecchia indennità di anzianità e costituisce un elemento della retribuzione “differito” poiché il relativo pagamento è legato a un momento successivo (la cessazione del rapporto di lavoro) rispetto alla prestazione dell’attività lavorativa, pur essendo disciplinata la possibilità della concessione di acconti nel corso della stessa ricorrendo ben determinati motivi e secondo particolari condizioni (acquisto casa, malattia, spese sanitarie ecc.)
Va subito evidenziato che prima della riforma della previdenza complementare del 2005, il trattamento di fine rapporto era accantonato presso il datore di lavoro e restava in azienda fino alla cessazione del rapporto. Dall’1/1/2007, con la nuova normativa, il TFR assumeva finalità di strumento di finanziamento previdenziale con la costituzione di un apposito Fondo di Tesoreria presso l’INPS per la gestione degli accantonamenti delle somme maturate a tale titolo. In ogni caso per le aziende con meno di 50 dipendenti (ed in tale casistica ricadono nella pratica la quasi totalità delle agenzie) la gestione del TFR è di competenza esclusiva del datore di lavoro.
Sinteticamente, il procedimento di calcolo del TFR è basato sul seguente meccanismo:
– per ciascun anno di servizio è calcolata una retribuzione utile ai fini del TFR tenendo presente le voci oggetto di trattamento economico, escludendo da tale base di calcolo alcune voci retributive occasionali (come straordinario a carattere saltuario o non continuativo) e altre previste dal contratto collettivo applicato;
– la retribuzione utile è divisa per il coefficiente 13,5;
– la somma ottenuta è accantonata e annualmente rivalutata al 31/12/ di ciascun anno secondo determinati coefficienti di aggiornamento ISTAT;
– l’importo dell’accantonamento risultante alla fine di ciascun anno va opportunamente contabilizzato e deve essere comunicato al lavoratore.
Il TFR non è assoggettato a contributi previdenziali ma è tassabile fiscalmente ai fini delle imposte dirette come previsto dal relativo Testo Unico.
Per il relativo calcolo va altresì tenuto conto che per le assunzioni antecedenti al 1° gennaio 1990 è previsto un particolare criterio di calcolo che tiene conto delle modalità di computo della vecchia indennità di licenziamento fino al 31/5/1982 e delle norme che disciplinano lo stesso fino al 31/12/1989.
Nel caso, come spesso avviene, di lavoratori dipendenti che hanno operato nell’agenzia da molti anni, l’ammontare dell’indennità di fine rapporto (pari, come si è visto, a circa una mensilità per ogni anno si servizio, oltre a rivalutazione) può risultare consistente e tale da comportare qualche problema finanziario per la relativa liquidazione. Il datore di lavoro può decidere, in via del tutto spontanea, non sussistendo alcun obbligo di legge, di stipulare una polizza assicurativa a tutela dell’erogazione dell’importo dovuto al lavoratore. L’intervento di una compagnia di assicurazione consente di coprire gli impegni dell’azienda nei confronti dei propri dipendenti per il pagamento del dovuto TFR e dei relativi anticipi senza, nel contempo, rinunciare a una forma di risparmio.
Si tratta, quindi, di un’operazione finanziaria che consiste nel pagamento alla compagnia di assicurazione di un premio che matura interessi; i montanti cumulati nel tempo permettono la copertura finanziaria del fondo trattamento di fine rapporto maturato. Le diverse compagnie prevedono specifici “Piani di accantonamento” i quali prevedono, in ogni caso, che gli accantonamenti possono essere corrisposti dal datore di lavoro in qualsiasi momento, senza alcun costo aggiuntivo e senza vincoli d’importo; per questo motivo l’azienda ha la possibilità di pianificare il piano di risparmio senza esserne vincolata.
I piani per l’accantonamento possono essenzialmente essere ricondotti a due tipologie. La prima e più frequente (c.d. TFR azienda), utilizzata per la gestione del risparmio aziendale, prevede che il beneficiario di tutte le posizioni sia l’azienda medesima. Dopo un certo periodo dal primo versamento relativo alla polizza sottoscritta, è possibile riscattare il contratto totalmente o parzialmente anche per fini diversi dal pagamento del TFR. A fronte dei premi versati normalmente matura una rendita finanziaria che sarà riscossa, al verificarsi dell’evento che prevede il rimborso assicurativo, unitamente al capitale versato.
La seconda tipologia prevede quale diretto beneficiario della polizza il dipendente (c.d. TFR dipendente). Alla cessazione del rapporto di lavoro (o in caso di erogazione di un anticipo) la Compagnia provvede all’erogazione del capitale maturato dal singolo prestatore (o una porzione in caso di anticipo) sulla relativa posizione. Tale forma è utilizzata dalle aziende anche a titolo d’incentivo a favore del dipendente, il quale ha innanzitutto la certezza che il suo TFR sia sottratto al rischio impresa. Alla cessazione del rapporto l’esistenza di un capitale maggiore rispetto al TFR dovuto rappresenterebbe, poi, per il lavoratore un benefit aggiuntivo.
Ogni azienda sceglierà la soluzione assicurativa più adatta alle sue esigenze.
La polizza assicura un rendimento legato alla gestione degli accantonamenti. In alcuni casi è previsto un rendimento percentuale minimo garantito legato alla cessazione del rapporto di lavoro o alla scadenza della polizza.
Il capitale liquidato in caso di cessazione del rapporto di lavoro non può risultare inferiore al totale degli accantonamenti effettuati per quello specifico dipendente fino alla data il giorno dopo l’ingresso in assicurazione.

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